Pezzo dopo pezzo. Ora i battenti di porte e finestre, ora i telai degli infissi. Ora i pochi arredi sopravvissuti al trascorrere del tempo. Poi il fuoco per fare spazio nel cortile. Poi il cortile trasformato in discarica abusiva di rottami e pneumatici. E stamattina, 14 settembre, di nuovo il fuoco, che ha distrutto buona parte di ciò che era rimasto. Ecco il capannone dell’Euromilk, a San Marcellino, il deposito che Raffaele Capaldo, cognato del capo dei Casalesi Michele Zagaria, aveva adibito a deposito del latte Parmalat, di cui per molti anni – e fino alla condanna per associazione camorristica, una quindicina di anni fa – è stato distributore esclusivo per il Basso Lazio e la Campania. Era ricchezza, è diventato cenere: nonostante le denunce di quanti segnalavano lo stato di abbandono del manufatto, nonostante gli incendi  che in questi mesi stanno devastando i beni confiscati alla camorra in provincia di Caserta.

Il capannone è nella piena disponibilità dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e sequestrati. Non è stato mai assegnato al Comune di San Marcellino, non al consorzio Agrorinasce, non a enti o cooperative. Era destinato alla vendita ma per tre volte l’asta è fallita: nessuno ha voluto fare uno sgarbo alla potente famiglia mafiosa di Casapesenna. E oggi, quel capannone che, pure vuoto, valeva alcune centinaia di migliaia di euro, è solo un ammasso inservibile di cemento imputridito, di ferro piegato dal calore, di calcinacci da smaltire. Monumento al fallimento dello Stato.