Non vi è stato nessun gioco violento ma un'aggressione in piena regola dietro la morte di Emanuele Tiberi, il giovane deceduto la notte del 29 luglio scorso all’esterno della Vineria di Norcia, in provincia di Perugia, dopo essere stato raggiunto da un violento pugno al volto sferrato dal 33enne Cristian Salvatori. È quanto sostengono i legali e la famiglia dello stesso giovane dopo le indiscrezioni apparse nei giorni scorsi sulla stampa. "Non condividiamo in alcun modo la ricostruzione apparsa su molte testate giornalistiche perché secondo noi non c'è  stato alcun gioco" ha spiegato infatti il legale  della famiglia di Emanuele,  l'avvocato Andreini ai microfoni di Fanpage.it intervistato da Alessio Viscardi. "Quello che è successo non è frutto di un gioco a cui due persone hanno partecipato, poi se in quel contesto c'è stato un altro tipo di gioco, citato dai giornali, è tutto da verificare" ha aggiunto l'avvocato.

"Le indagini sono ancora in corso ma da quanto risulta a noi non c'era questo gioco a chi dà il pugno più forte e quindi prima lo dà il Tiberi e poi l'altro ragazzo, assolutamente no. Tiberi è stato semplicemente colpito ed è successo quello che è successo" ha ribadito il legale, ricordando che la famiglia del 33enne non accetta che vengano messi sullo stesso piano vittima e aggressore. "Emanuele non ha accettato alcuna provocazione e non ha dato alcun pugno" anzi "avrebbe detto lascia stare e poi è stato colpito". "Che potesse esserci un clima di goliardia è possibile nel senso che non c'era una rissa ma una serata tra amici con un clima tranquillo ma se si intende un gioco violento con dei pungi finito male questo noi non lo condividiamo e lo neghiamo con fermezza" ha aggiunto Andreini.

"Noi abbiamo una nostra idea su quanto accaduto che non coincide in alcun modo con quanto scritto e letto su giornali ma prima di renderla nota vogliamo leggere le dichiarazioni rilasciate al pm da quanti hanno  preso parte a quella serata"  ha spiegato l'avvocato. Il legale ha smentito anche l'esistenza di altri video al di fuori di quello già noto. "A quanto ne sappiamo probabilmente c'è un piccolo video ma nulla c'entra col momento in cui è stato sferrato il colpo a Tiberi, è un altro momento e un altro episodio della serata" ha dichiarato l'avvocato, ricordando inoltre che i giudici, che hanno potuto avere accesso a tutti gli elementi, hanno deciso di confermare la misura cautelare in carcere  nei confronti dell'indagato.