Da oggi, lunedì 4 gennaio, parte ufficialmente il piano di vaccinazioni contro il Covid in Lombardia, che secondo quanto dichiarato dall'assessore al Welfare Giulio Gallera prevede di coprire la popolazione sanitaria (di Aziende socio sanitarie territoriali-Asst, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico-Ircss, ospedali privati e Rsa, residenze sanitarie assistenziali) entro la fine di febbraio. "Si prevede una capacità di somministrazione iniziale fino ad un massimo di 10.000 dosi al giorno, che potrà essere successivamente incrementata fino a 15.000", ha detto Gallera, che è però (nuovamente) finito al centro della bufera per le sue giustificazioni alla bassa percentuale di vaccinazioni registrata fin qui nella regione italiana più colpita dal Coronavirus: alle 00.59 del 4 gennaio erano solo 3.126 le dosi somministrate su 80.595 consegnate, per una percentuale pari al 3,9 per cento, di gran lunga inferiore a quella del Lazio (48,7 per cento) o del Veneto (40,6 per cento).

Le giustificazioni di Gallera e la dura presa di distanza della Lega

Gallera, incalzato dalle opposizioni sul punto, aveva prima diramato una nota dicendo che "chi utilizza delle graduatorie riferite a tre giorni, di cui uno festivo, per continuare a cavalcare polemiche pretestuose, dimostra assenza di responsabilità istituzionale e politica". Poi ha rilasciato un'intervista al quotidiano "La Stampa" in cui ha dichiarato: "Trovo agghiacciante la classifica di chi finora ha vaccinato più persone, i conti facciamoli tra 15 o 20 giorni. Abbiamo medici e infermieri che hanno 50 giorni di ferie arretrate. Non li faccio rientrare in servizio per un vaccino nei giorni di festa. Ma staremo nei tempi previsti". Sono state in particolare queste parole a far infuriare la Lega: "Non sta né in cielo né in terra la scusante dei medici in ferie. Non possiamo ritardare le vaccinazioni con una giustificazione simile", ha detto nella serata di ieri il capogruppo in Regione Roberto Anelli. Parole che suonano come l'ennesimo atto di sfiducia "informale" del Carroccio al plurivotato assessore di Forza Italia, sfiducia che però finora non si è mai concretizzata in atti concreti nelle numerose occasioni in cui le opposizioni hanno "chiesto la testa" dell'assessore al Pirellone.

I timori legati alla mancanza di personale e i calcoli "sballati" sui vaccini

Intanto sul rispetto del ruolino di marcia delle prime vaccinazioni contro il Covid in Lombardia, pesano due ombre: da un lato il timore legato alla mancanza di personale, espresso da Gianluigi Spata, presidente della Fromceo, la Federazione regionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri della Lombardia: "Temo che al di là delle ferie manchi il personale", ha dichiarato Spata all'agenzia di stampa Adnkronos. "Bisogna assolutamente reclutare medici e infermieri per poter partire in maniera decisa con questa campagna, che non può permettersi ritardi". Dall'altro, una semplice constatazione aritmetica: pur ammettendo che il numero di dosi giornaliere a partire da oggi sarà rispettato, questo ritmo permetterebbe di coprire solo poco più di un terzo della popolazione lombarda (circa 10 milioni di abitanti), in un anno.

Cosa prevede la prima fase di vaccinazione e le dosi in arrivo

La prima fase di vaccinazione, secondo il piano della regione, dovrebbe coprire in totale 343.224 persone così suddivise: Areu Croci (i volontari delle ambulanze dell'Azienda regionale emergenza urgenza) 45.546, Areu dipendenti 428, Asst 116.457; Ircss 12.638, medici di medicina generale 10.819; ospedali privati 32.856 e Rsa 124.480. Oltre alle dosi già consegnate, oggi è in programma il secondo invio di vaccini: ne dovrebbero arrivare altri 88.920. Le successive consegne, secondo quanto dichiarato in una nota da Gallera (ma le consegne dipendono dal governo centrale in base all'approvvigionamento), avverranno l'11 gennaio (97.110 dosi), il 18 gennaio (97.110) e il 25 gennaio (114.660).