Lombardia e Covid: la regione italiana con il 22 per cento dei casi e ben il 33 per cento dei decessi inizia a rilento la campagna di vaccinazione anti Covid con numeri che impallidiscono di fronte alle altre regioni. Nell’ultimo aggiornamento del 2 gennaio alle ore 17 e 45 sono 2.416 i vaccini inoculati rispetto agli 80.595 già consegnati, per una percentuale del 3 per cento di tutte le dosi disponibili. Poco, pochissimo, rispetto a regioni come il Lazio che risultano al 21,2 per cento rispetto al totale, al Friuli-Venezia Giulia al 16,3 per cento, alla Provincia Autonoma di Bolzano che svetta al 17,3 per cento o Trento addirittura al 34,8 per cento. Anche Piemonte (14,7 per cento), Toscana (12,8 per cento) e Umbria (13,6 per cento) e Veneto (15,5 per cento) viaggiano su numeri completamente diversi, tenendo conto tra l’altro che proprio in Lombardia detiene il maggior numero di dosi consegnate.

La preoccupazione sulla tenuta del piano vaccinale studiato dalla regione inevitabilmente desta preoccupazioni: “In Piemonte stanno già vaccinando i fisioterapisti e da noi io non so ancora nemmeno quando e come verrò vaccinata” lamenta a Fanpage.it una cardiologa dell’Ospedale di Vigevano. E in effetti i numeri parlano di 2.224 operatori sanitari e sociosanitari, 180 vaccini tra il personale non sanitario e solo 12 ospiti delle strutture residenziali. E ora siamo teoricamente nel momento più semplice, la cosiddetta “fase 1” che prevede di vaccinare solo 1,8 milioni di persone sul territorio nazionale, tra operatori sanitari e personale delle Rsa e i loro ospiti, in attesa che la corsa al vaccino venga aperta all’intera popolazione, con i naturali problemi di sovraffollamento e di prenotazioni che saranno gestiti dai quindicimila medici previsti dall’ultimo bando del Commissario straordinario Domenico Arcuri verso fine gennaio e che verrà gestito dal software sviluppato da Eni e Poste.

Il consigliere Degli Angeli: Il confronto con altre Regioni è disarmante

"Il confronto con altre Regioni è disarmante", dice a Fanpage.it il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Marco Degli Angeli: "Evidentemente al Pirellone l'anno inizia il 19 gennaio (data del primo consiglio Regionale), sempre con molta calma. Di sicuro la geniale strategia ‘Ponzio Pilato' elaborata dal duo Fontana&Gallera non sta funzionando. In Lombardia, infatti, la direttiva che la Regione ha inviato alle 65 strutture hub incaricate della campagna vaccinale è semplice e chiara: fate come volete”.

Della necessità di "linea guida chiare" parla anche il consigliere regionale pentastellato Gregorio Mammì che dice: "L’unica cosa che ha fatto la Giunta lombarda è stata pubblicare le foto delle passerelle degli assessori al Vax day, temo che tutto questo possa diventare la solita ‘Gallerata’. Cosa succederà quando avremo maggior numero di dosi e la necessità di coprire le sempre maggiori richieste da parte dei cittadini? Lo scorso dicembre andavano fatte meno foto di propaganda e più fatti. Un piano di vaccinazioni straordinario richiede un impegno straordinario, non possiamo permettere che il centrodestra si preoccupi di fare propaganda, invece, di pensare all’organizzazione delle nostre strutture".

Gallera: Polemiche pretestuose, dal 4 gennaio 10mila dosi al giorno

Dalla Regione, dove il responsabile operativo della campagna vaccinale Giacomo Lucchini cerca di tirare le fila, provano a scaricare la responsabilità sul governo nazionale parlando di “mancanza di materiale perché le forniture dalla struttura commissariale scarseggiano” ed evidenziano che molto del personale sanitario è in attesa di rientrare dalle ferie. Solo che dovrebbero essere gli stessi problemi delle altre regioni che invece registrano risultati ben diversi.

Di polemiche pretestuose parla l'assessore al Welfare Gallera, che assicura che da lunedì 4 gennaio, "secondo la programmazione originaria della Direzione Generale Welfare", saranno somministrate "fino ad un massimo di 10.000 dosi al giorno" che potranno arrivare fino a 15.000. "Questi numeri saranno in grado di rispondere al fabbisogno di coprire la popolazione sanitaria delle strutture con l’obiettivo di raggiungere il requisito di ‘covid free', rispettando la scadenza fissata per tutte le regioni, entro la fine del mese di febbraio, con la dose di richiamo da effettuare dopo 21 giorni. Chi utilizza delle graduatorie riferite a tre giorni, di cui uno festivo, per continuare a cavalcare polemiche pretestuose, dimostra assenza di responsabilità istituzionale e politica". Gallera ha poi confermato la scelta di proseguire in modo più massiccio la vaccinazione dal 4 gennaio motivandola col fatto "che nei giorni delle festività parte del personale ha goduto di un sacrosanto riposo, visto che dal mese di febbraio, come in nessun altra regione italiana, è sotto pressione per la violenza con cui il virus ha colpito il nostro territorio".