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Violenze al carcere minorile Beccaria di Milano

Come si difendono i poliziotti penitenziari accusati di tortura al Beccaria: “Abbandonati a noi stessi”

“Abbandonati e senza controlli gerarchici e aiuto da parte della struttura, incapaci di gestire le situazioni”: ecco cosa hanno detto i poliziotti penitenziari del carcere minorile “Beccaria” nel loro primo interrogatorio il giorno dopo l’arresto per tortura.
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Si sono presentati davanti al giudice per le indagini preliminari i poliziotti penitenziari del carcere minorile "Cesare Beccaria" arrestati con l'accusa a vario titolo di tortura e violenza sessuale. Nel loro primo interrogatorio davanti al giudice  cinque dei sei agenti della Polizia penitenziaria, tutti giovani tra i 25 e i 35 anni e in gran parte di prima nomina, si sono difesi spiegando che si sono sentiti – durante il loro lavoro – "abbandonati a loro stessi", "senza controlli gerarchici e anche aiuto da parte della struttura, incapaci di gestire le situazioni".

Così i cinque agenti hanno spiegato che reagivano con violenza nei confronti dei detenuti minorenni. Il sesto agente si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Oltre a loro sono stati arrestati nell'inchiesta della Procura, coordinata dall'aggiunta Letizia Mannella, altri sette colleghi e per altri otto appartenenti allo stesso corpo di polizia è scattata la sospensione dal pubblico ufficio.

Intanto proseguono tutti gli accertamenti della Procura e della Polizia di Stato che ha eseguito le misure cautelari. Da quanto emesso dagli atti giudiziari le torture erano frequenti: nella maggior parte dei casi gli indagati "frequentemente insultavano e minacciavano i detenuti all'interno delle loro celle e li colpivano ripetutamente con schiaffi, calci e pugni". La violenza poi andava avanti per ore: i poliziotti prelevavano "con forza i detenuti dalle loro celle e li conducevano all'interno di una stanza dell'istituto priva di telecamere, dove li aggredivano fisicamente in gruppo, anche utilizzando le manette per immobilizzarli". Infine, i giovani venivano rinchiusi in celle di isolamento "privi di vestiti e di qualsiasi effetto personale, lasciandoli all'interno per ore"

Tra i casi ricostruiti dalle indagini, iniziate nel 2022, c'era quello di ragazzo preso violentemente a pugni tanto che sanguinava non poco. Il giovane era stato portato in bagno e qui gli indagati gli avrebbero urlato: "Figlio di puttana vedi di sciacquarti perché altrimenti te ne diamo altre, vedi di muoverti, adesso non devi più rompere i c******i". Il detenuto si era rivolto al capoposto E. M. G. per riferirgli dell'aggressione e chiedergli di essere accompagnato al pronto soccorso: questo gli avrebbe negato le cure mediche e dicendogli anche che se l'era meritate.

E ancora: tra le violenze recenti c'era anche quella del 9 novembre 2023 quando un gruppo di agenti della polizia penitenziaria – come si legge negli atti della Procura – avrebbero raggiunto la cella di un detenuto e un poliziotto avrebbe aperto la finestrella del blindo chiedeva al ragazzo di avvicinarsi e gli avrebbe spruzzato "negli occhi uno spray al peperoncino". E ancora: in un'altra occasione, sempre come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, uno dei ragazzi sarebbe stato preso a cinghiate sugli organi genitali. Ora proprio su tutti questi fatti gli indagati dovranno provare a difendersi.

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