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Agente immobiliare arrestato per stupro a Milano

Una vittima di Omar Confalonieri a Fanpage.it: “Mi fidavo di lui, mi ha drogata con un arancino e violentata”

Una delle cinque vittime di Omar Confalonieri, l’ex agente immobiliare accusato di aver narcotizzato e violentato cinque donne, ha raccontato a Fanpage.it quanto accaduto la notte in cui lui l’avrebbe drogata e narcotizzata.
A cura di Ilaria Quattrone
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Omar Confalonieri è l'ex agente immobiliare che è stato condannato in primo grado, a sei anni e quattro mesi di carcere per aver drogato una coppia e aver violentato la donna nel suo appartamento. La loro denuncia ha spinto altre cinque presunte vittime a fare un passo avanti e raccontare di aver subito violenze simili. In due dei cinque casi, è coinvolta anche la moglie di Confalonieri.

A Fanpage.it una delle donne, che ha denunciato di essere stata narcotizzata e stuprata dall'ex agente immobiliare, ha voluto ripercorrere il calvario subito negli ultimi anni.Da quella terribile sera fino ai primi flashback che, insieme alla notizia di quanto avesse subito la coppia milanese, l’hanno convinta a denunciare.

Quella di Francesca (nome di fantasia, ndr) è una storia "particolare": la violenza, che ha lasciato ferite profonde, sarebbe maturata in un contesto di profonda amicizia e fiducia con la moglie dell'ex agente e, di conseguenza, con Confalonieri stesso.

Cosa ricordi di quella terribile sera?

Io ho alcuni flashback di quella notte. Ricordo me a letto con il computer. Lui vicino a me che mi faceva vedere alcuni film porno e mi diceva "così devi fare" o "così dovremmo fare". Ricordo lui che mi toccava.

Ho controllato la cronologia del mio computer e ho ritrovato quei video perché lui non aveva cancellato nulla. L'altro flash è di un rapporto sessuale con lui. Dopo che ho messo insieme le cose, l'ho raccontato ai miei genitori. Dopo l'ho contattato telefonicamente e ho registrato la chiamata. Lui all'inizio ha negato. Si è un po' arrampicato sugli specchi dandomi motivazioni assurde. Si vedeva che era in difficoltà.

Ha raccontato che è rimasto a dormire a casa mia. Quando gli ho chiesto perché mi ha detto che non stava bene. Gli ho chiesto perché non avesse preso un taxi e mi ha detto che non avrebbe avuto senso, considerato che era una serata tra amici. La consapevolezza di quanto accaduto poi l'ho avuta con il caso della coppia per cui è stato incriminato.

Quando ho letto quanto era successo, ho avuto una specie di déjà vu. Quello che leggevo, era quello che mi era successo. Quello che ripeto sempre è che nella sfortuna, sono stata fortunata perché ho solo alcuni flash. Ho un buco di sedici ore.

Che tipo di rapporti avevi con Omar Confalonieri e con la moglie? 

Avevo un rapporto molto stretto soprattutto con la moglie e di conseguenza anche con lui. Un rapporto di fiducia assoluta. Il giorno in cui è accaduto quello che è accaduto, è stato lui a contattarmi. Mi ha raggiunta in un negozio dove stavo facendo acquisti. Anche lui ha comprato qualcosa per la moglie e io, che conoscevo bene i gusti di lei, l'ho aiutato. Una volta usciti dal negozio, mi ha detto che aveva un appuntamento di lavoro vicino casa mia e abbiamo fatto il tragitto insieme.

Questo "presunto" appuntamento, a suo dire, non sarebbe andato a buon fine e così l'ho invitato a casa mia. L'ho fatto perché mi fidavo. Non c'era alcun campanello d'allarme. Dopo che l'ho fatto entrare in casa, ho sistemato gli acquisti che avevo fatto e ho aperto una bottiglia vino. Lui aveva portato un sacchetto con dentro alcuni arancini. L'ultimo ricordo che ho è lui che mi fa assaggiare questi arancini.

Mi sono risvegliata il giorno dopo grazie ad alcune telefonate: le mie colleghe erano preoccupate perché non ero andata a lavoro. Ricordo che, prima di assaggiare l'arancino, avevo detto a Omar che avrei provato a contattare la moglie per chiederle di raggiungerci. Lui mi ha fermata dicendomi che lei stava lavorando, che non poteva raggiungerci e quindi non l'ho più contattata.

C'è voluto molto tempo prima di trovare il coraggio di parlare alla moglie di Omar e raccontarle quanto avevo subito. Quando finalmente ci siamo incontrate, prima ancora che le raccontassi, lei mi ha parlato delle vicende procedurali che aveva già avuto il marito in passato. E mi ha detto che lei credeva ciecamente alla sua innocenza.

Quando mi sono resa conto che qualsiasi cosa io avessi detto, lei non mi avrebbe creduto, ho deciso di non parlare. Avevo paura, come purtroppo succede in questi casi, di non essere creduta oltretutto da una persona così vicina. Io vedevo nei suoi occhi l'amore che provava per lui, quindi sapevo che non mi avrebbe mai creduta e non volevo rovinare il rapporto che c'era.

Ho sbagliato sicuramente, però in quel momento mi sembrava di fare la cosa giusta, anche perché io volevo far parte della vita della moglie. Lo so che può sembrare strano, però io volevo far parte della sua vita e quindi ho preferito stare zitta. Sono stata in silenzio per tanti anni. Abbiamo ridotto parecchio i nostri incontri perché ovviamente vedere lei significava che dovevo vedere anche lui e questo mi faceva star male.

Vederlo significava ricordare quello che era successo, quello che aveva fatto e quello che probabilmente ai tempi, anche se non lo sapevo, aveva fatto anche ad altre persone.

Cosa hai provato quando hai saputo che una coppia aveva denunciato Omar Confalonieri? 

Sono stata avvisata dai miei genitori. Ho iniziato a leggere le notizie perché volevo capire cosa fosse successo. Dopo un paio di ore, ho chiamato l'avvocato e ho capito che non potevo più stare zitta.

Se avessi parlato prima, forse sarebbe cambiato qualcosa. In ogni caso, quando ho saputo di quanto aveva vissuto la coppia, mi sono detta che dovevo fare la cosa giusta e che dovevo denunciare.

Cosa pensi delle accuse nei confronti della moglie di Omar? 

Io non credo che lei sia capace di fare una cosa del genere.

Che tipo di percorso hai affrontato dopo aver capito di essere stata una vittima di violenza sessuale? 

Il fatto di avere soltanto dei flash mi ha permesso di andare avanti. A questo si è aggiunto il supporto di qualche amica e dei miei genitori. Le mie amiche mi dicono sempre che sono una guerriera perché sono molto forte e forse questo mi ha permesso di voltare pagina.

Quando sono arrivata a raccontare l'accaduto ai magistrati, è stato il pm che mi ha consigliato di intraprendere un percorso psicologico per tirare fuori tutto quello che probabilmente ai tempi non avevo tirato fuori. Mi è stato di grande aiuto.

Non si può cancellare quello che ha fatto. Non si può cancellare, soprattutto perché era una persona dalla quale mai mi sarei aspettata una cosa del genere. Ancora oggi è difficile, a volte, riuscire a fidarsi delle persone. Dopo quanto accaduto, chi mi dice che non succederà ancora.

Con il fatto che ci sono passata, so perfettamente quanto sia difficile denunciare. Si ha paura. Non so per quale motivo, ma tuttora io sento la paura di non essere creduta. Questo, secondo me, blocca molte persone. Oltre allo shock, al dolore, a tutto quello che si prova. La cosa che mi ha bloccato totalmente era che pensavo che nessuno mi avrebbe creduta e anche cosa avrebbero pensato di me.

Col senno di poi mi rendo conto che ho sbagliato. Avrei dovuto denunciare subito.

Insieme alla sua cliente, c'era anche l'avvocato Maurizio Camporino che, sempre a Fanpage.it, ha raccontato che è stata fissata per il 19 aprile l'udienza preliminare: "All'udienza preliminare gli imputati potranno scegliere i riti alternativi come il patteggiamento o il rito abbreviato o discutere l'udienza preliminare e poi accedere al rito ordinario. Attendiamo quindi quello che accadrà. In quell'udienza potranno costituirsi parte civile anche le persone offese".

"Ad entrambi vengono contestati fatti di violenza sessuale aggravata, ovviamente in concorso. La posizione della moglie sarà compresa più specificamente all'interno del tipo di giudizio o di rito che sceglieranno".

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