Uccise e strangolò il domestico di una villa in centro a Milano: condannato a 16 anni

È arrivata la sentenza nell'ambito del processo sulla morte di Angelito Acob Manansala, il collaboratore domestico di una villa in stile liberty in zona Arco della Pace a Milano – precisamente in via Giovanni Randaccio – che è stato strangolato e ucciso il 20 aprile 2025, giorno di Pasqua. Per il suo omicidio, la giudice dell'udienza preliminare di Milano Giulia Marozzi ha condannato a sedici anni di reclusione Dawda Bandeh, 28 anni, con origini gambiane. L'uomo era a processo con rito abbreviato ed è stato fermato proprio la sera dell'omicidio dopo l'allarme lanciato dal proprietario della villa che, rientrato dalle vacanze, ha trovato il cadavere del dipendente.
Manansala aveva 61 anni ed era originario delle Filippine. A ottobre 2025 si sarebbe dovuto sposare con la sua compagna, con cui conviveva da sei anni tra i quartieri Niguarda e Bicocca. Quel giorno, secondo gli inquirenti, il 28enne si era nascosto vicino all'ingresso della villa e per due volte era riuscito a entrare approfittando del fatto che il 61enne era uscito prima per portare il cane fuori e poi per recuperare un oggetto che aveva dimenticato. Quando è rientrato a casa, è stato aggredito.
A Bandeh, il pubblico ministero Andrea Zanoncelli aveva contestato l'omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e la rapina. Il 28enne, così come disposto dal giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro, era stato sottoposto a una perizia psichiatrica che ne aveva stabilito la piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Aveva evidenziato la capacità di "simulare".
Il 28enne, durante l'interrogatorio dopo l'arresto, aveva ammesso di essere entrato nella villa, di aver mangiato, fatto una doccia, di essersi cambiato indossando abiti trovati nell'armadio e di aver dormito. Ha sempre sostenuto di non aver ucciso nessuno, ma di aver trovato – dopo essersi svegliato e aver fatto un giro della casa – una pianta a terra che poi successivamente ha identificato come il corpo del domestico. Ha poi spiegato che quelli erano giorni confusi dove pioveva e faceva freddo, aveva quindi deciso di scappare per paura e si era ritrovato circondato dai poliziotti.
Nell'ordinanza di custodia cautelare, invece, si fa riferimento a una lucida volontà e all'aver rubato un portafoglio con 90 euro e tremila dollari custoditi nell'armadio. Probabilmente è stato scoperto a rovistare dal 61enne. Temendo che potesse chiamare le forze dell'ordine – considerato che quella stessa mattina il 28enne era uscito dalla caserma dei carabinieri con una denuncia per violazione di domicilio e giorni prima ne aveva avuta una per furto – lo ha strangolato e ucciso. Sarebbe poi rimasto per ore in casa con il cadavere.