“Togliere i fiori dalla teca di Mussolini è gesto simbolico, non è reato”: assolto l’ex Br Cecco Bellosi
Non ci sono prove che sia stato lui a "frantumare" la teca davanti a Villa Belmonte, sul lago di Como, dedicata a Benito Mussolini e Claretta Petacci, mentre l'aver tolto i fiori è stato "un gesto simbolico in un luogo altrettanto simbolico" che "non si ritiene possa assumere di per sé una valenza penale". Lo ha scritto la giudice Alessandra Mariconti del Tribunale di Como nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 19 giugno ha assolto "per non aver commesso il fatto" Cecco Bellosi finito a processo con l'accusa di aver danneggiato la teca a Giulino di Mezzegra, dove Mussolini e Petacci vennero fucilati il 28 aprile 1945.
Bellosi, in passato militante di Potere operaio e delle Brigate Rosse e oggi coordinatore della comunità Il Gabbiano, era accusato di danneggiamento di beni esposti per necessità alla pubblica fede. La notte del 28 aprile 2023 la teca con le foto di Mussolini e Petacci era stata danneggiata gravemente e i fiori erano stati strappati. Il 78enne aveva ammesso, anche in un'intervista a Fanpage.it, di aver tolto i fiori, negando però di aver danneggiato la teca. "Ha tolto i fiori in omaggio a Mussolini il giorno del 28, pensate un po'", aveva commentato il suo legale, l'avvocato Davide Steccanella, "il vero scempio è che ci sia ancora quella struttura che inneggia a un dittatore ed è ancora più uno scempio che vengano messi dei fiori. Un grande gesto di antifascismo, questo ha fatto Bellosi e credo dovremmo farlo tutti".
Secondo la giudice, "dall'istruttoria dibattimentale" non è emersa la prova della "riconducibilità" a Bellosi del danneggiamento della teca contestato dalla Procura di Como. Anzi, nelle motivazioni è stata citata la dichiarazione resa da un carabiniere che ha condotto le indagini, il quale ha affermato che data la "particolare natura evocativa" della teca, non si può escludere che "in quella specifica notte di ricorrenza, altri soggetti siano passati successivamente" e abbiano distrutto la teca.
Lo stesso pm aveva chiesto l'assoluzione di Bellosi "per particolare tenuità del fatto", mentre la difesa aveva chiesto di assolverlo "per avere agito nell'adempimento di un dovere". Per la giudice, "lascia qualche perplessità" la ricostruzione della dinamica fornita dall'accusa, perché vuol dire che al momento del danneggiamento il 78enne avrebbe lasciato "la propria auto parcheggiata davanti ben visibile e con la moglie a bordo" e anche lì vicino un "punteruolo" che, in realtà, sembrava piuttosto "un oggetto lì abbandonato da tempo".