Texano accusato di aver ucciso moglie incinta, fugge in Italia: “Vorrei vivere qui, non c’è la pena di morte”

"Sono innocente. Il mio unico errore è stato quello di scappare". Con queste parole Lee Mongerson Gilley, 39enne ingegnere informatico texano, si è presentato questa mattina davanti alla Corte d’Appello di Torino.
L’uomo, accusato negli Stati Uniti di aver ucciso la moglie incinta, è comparso nell’aula 49 del Palazzo di Giustizia per l’udienza di convalida del fermo disposto dopo l’esecuzione del mandato di cattura internazionale.
Gilley è arrivato in Italia dopo una fuga rocambolesca dal Texas e ha chiesto protezione internazionale proprio perché teme la pena di morte.
Sono venuto in Italia per chiedere protezione internazionale. Sono innocente. Qui mi sento garantito. E vorrei vivere qui", ha dichiarato durante l’udienza.
L’uomo ha aggiunto di aver scelto il nostro Paese perché "apprezzo la cultura e lo stile di vita e" ammette "so che qui il 90 percento della popolazione è contraria alla pena di morte. È un paese garantista dal punto di vista del diritto e della cultura".
L’avvocata Monica Grosso, che lo difende insieme alla collega Anna Muscat, ha confermato al termine dell’udienza: "Lui si professa assolutamente innocente".
Nel pomeriggio il legale depositerà un’istanza di scarcerazione. "Non chiederemo i domiciliari perché attualmente non ha un domicilio dove stare qua in Piemonte", ha spiegato Grosso, che ha anche sottolineato come l’uomo sia "fisicamente provato" dopo i continui trasferimenti degli ultimi dieci giorni.
L’avvocata ha inoltre riferito che Gilley "ha dichiarato di non essere mai stato violento con la famiglia e anche il suocero lo ha confermato che non vi fosse stata mai nessuna violenza all’interno del nucleo familiare". Secondo la difesa, l’esposizione mediatica negli Stati Uniti avrebbe gravemente compromesso la serenità del processo: "L’esposizione mediatica lo ha danneggiato negli Stati Uniti – ha aggiunto Grosso – quando i magistrati o le commissioni sono sotto pressione non lavorano con serenità".
Gilley si trova attualmente in isolamento nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dopo essere stato trasferito dal CPR. Entro cinque giorni la Corte dovrà decidere se resterà in carcere o tornerà nel centro per rimpatri. La difesa punta a permettergli di seguire adeguatamente la domanda di protezione internazionale.
Dagli Stati Uniti, dove è assistito dall’avvocato Dick De Guerin, è attesa una formale richiesta di estradizione. La difesa italiana è già pronta a contrastarla:
La procedura di estradizione non è ancora iniziata ma quando inizierà noi faremo valere i nostri principi della giurisprudenza che insegnano che nessun essere umano può essere estradato se rischia la morte o trattamenti inumani".
La decisione della Corte d’Appello è attesa nei prossimi giorni.