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Schianto con camion Amsa, fissata l’autopsia sul corpo di Simone Bonino il bodyguard di Alberto Genovese

Si terrà giovedì 29 gennaio l’autopsia sul corpo di Simone Bonino, il titolare di un’agenzia di sicurezza che offriva bodyguard ai vip. Gli esami autoptici potranno chiarire alcuni aspetti dell’incidente.
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È stata fissata per dopodomani, giovedì 29 gennaio, l'autopsia sul corpo di Simone Bonino, il titolare di un'agenzia di sicurezza che offriva bodyguard ai vip, morto in un incidente stradale domenica scorsa in corso Sempione a Milano. Il 45enne era noto per essere stato anche guardia del corpo di Alberto Genovese –  l'imprenditore arrestato e condannato definitivamente per aver violentato giovani donne durante alcune feste nel suo attico con vista sul Duomo di Milano e in una villa ad Ibiza.

Simone Bonino alle 5.30 si trovava alla guida della sua Bmw che è stata centrata in pieno da un camion dell'Amsa e, dopo aver abbattuto un semaforo e un segnale stradale, si è fermata scontrandosi con una Mercedes con a bordo una persona rimasta illesa. Per la vicenda il conducente del mezzo della raccolta dei rifiuti risulta indagato dalla Procura per omicidio stradale in quanto, in base ai primi rilievi, non avrebbe dato la precedenza alla vittima che arrivava dalla sua destra, con il semaforo lampeggiante.

L'autopsia, insieme ad altri accertamenti, potrà chiarire alcuni aspetti dell'incidente. Dopo il violento impatto, sul posto sono giunti i soccorritori del 118 che non hanno potuto far altro che constatare il decesso di Bonino. Hanno invece trasportato in ospedale, rispettivamente al San Carlo e al Fatebenefratelli di Milano, un 27enne e un 37enne coinvolti nello schianto.

Chi era Simone Bonino, il bodyguard di Alberto Genovese

Simone Bonino, 45 anni, era molto conosciuto per aver partecipato alle serie Netflix Terrazza Sentimento dedicata alla storia e al caso di Alberto Genovese, di cui era stato bodyguardNell'autunno del 2020, Genovese è stato arrestato perché accusato di aver drogato e violentato una ragazza di 18 anni a Milano durante uno dei suoi party, a base di alcol e droga. E Bonino avrebbe lavorato proprio durante quelle serate, come lui stesso ha affermato.

Simone Bonino non è stato coinvolto nell'inchiesta a carico di Genovese, se non come persona informata sui fatti. "Il mio compito era stare davanti alla porta e stare molto attento che non entrasse nessuno. Mi era stato detto che c'erano oggetti di valore di Genovese", aveva raccontato l'uomo a Fanpage.it.

"Non è casa mia. Ognuno fa come vuole in casa propria. Io eseguo quello che mi viene richiesto. Andavo lì per fare un determinato servizio, seguivo gli ordini. Quando poi mi è stato chiesto di andare via perché non serviva più la mia presenza ho smontato e sono andato. È il cliente che decide".

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