Respinti i domiciliari per il trapper Baby Gang, il giudice: “Pericoloso, è andato in Iraq per sparare”
Zaccaria Mouhib, il 25enne trapper noto come Baby Gang, resterà in carcere. Secondo il gip di Lecco Gianluca Piantadosi, il cantante sarebbe inserito in una "rete criminale internazionale" che gli avrebbe permesso di "farlo approdare in Iraq" per "sparare con bazooka e altre armi da guerra". Avrebbe inoltre sviluppato una "pericolosità che connota la sua figura artistica e personale", "vantandosene" sui social. E non è tutto: riuscirebbe a "influenzare una cerchia ampia di persone" disposte a fare tutto pur di "supportarlo e proteggerlo". I suoi seguaci combatterebbero "fino alla morte" per lui. È con queste, durissime, parole che il giudice descrive Baby Gang, respingendo la richiesta della difesa di mandarlo ai domiciliari in comunità terapeutica con un braccialetto elettronico. Il trapper ha già diverse accuse a suo carico. Nell'ultima è stato arrestato lo scorso 17 marzo in un'inchiesta della procura di Lecco per detenzione di armi e altri reati, tra cui i maltrattamenti sulla fidanzata.
Per il giudice Baby Gang è "violento e inaffidabile". Un soggetto pericoloso, che farebbe parte di una serie di "reti criminali di vasta scala". Nell'ordinanza viene descritto il comportamento nocivo e criminale del giovane, i suoi spostamenti in Iraq con la violazione delle misure di prevenzione e la violazione della regole della struttura.
Secondo il legale del trapper, Niccolò Vecchioni, "nessun componente della presunta rete è stato trovato". La difesa ha già fatto ricorso al Riesame di Milano. E ha anche sostenuto che nessuna "cerchia criminale" lo avrebbe condotto in Iraq nel 2025. Mouhib – spiega il difensore – si sarebbe recato lì per "realizzare un videoclip musicale". Quel contesto produttivo e artistico per lui sarebbe diventato morboso, totalizzante. Un "interesse assorbente" che poco a poco sarebbe diventato "ossessivo". Il 25enne – continua Vecchioni – avrebbe inoltre una "doppia diagnosi" di "disturbo psichiatrico" e "abuso di stupefacenti".
Per la difesa non solo Baby Gang non è meritevole del carcere, ma sarebbe anche "pronto a cambiare". Un soggetto rispetto al quale non sarebbero state prese in considerazione le "fragilità personali" del cantante, che gli avrebbero dovuto permettere di seguire un "percorso personalizzato di trattamento, già avviato all'esterni dell'ambiente carcerario". Questa tesi verrebbe supportata dall'ultima documentazione sanitaria, che evidenziava una "revisione critica dei propri comportamenti" e la disponibilità ad " accettare i propri trascorsi di devianza".
Le motivazioni della difesa non finiscono qui: non ci sarebbe infatti nessuna "rete criminale internazionale" alla quale Mouhib avrebbe "partecipato" o rispetto alla quale "avrebbe beneficiato".