A quasi un mese dall'inizio dell'anno scolastico non tutti gli studenti con disabilità hanno iniziato le lezioni a scuola. Colpa della mancanza di un adeguato numero di insegnanti di sostegno e di freni burocratici. Come nel caso dei 45 bambini affetti da disabilità della scuola speciale "Daniela Mauro" a Pessano con Bornago, nella città metropolitana di Milano, divisi in cinque pluriclassi della scuola primaria e in una sezione della scuola dell'infanzia. Qui a bloccare la didattica della scuola speciale, ovvero un luogo che accoglie alunni con disabilità gravi seguiti sia da operatori sanitari che da insegnanti di sostegno, è un cavillo burocratico a livello nazionale in tempi post-Covid: l'istituto scolastico collabora con la Fondazione Don Gnocchi, responsabile della parte sanitaria, attraverso una convenzione scaduta lo scorso 30 agosto e non rinnovata perché la Fondazione, attenendosi alla normativa del suo settore, deve imporre l'obbligatorietà dei test sierologici per chi entra in contatto con il bambino disabile. Cosa che invece non vale per la parte della didattica: la dirigenza scolastica non può obbligare i docenti a fare il test che, secondo la normativa nazionale, resta su base volontaria. E ora si cerca una soluzione al problema: "Stiamo cercando di coinvolgere i sindacati, perché se non cambiano le leggi il rischio è che i tempi si allunghino ancora", precisa la preside Monica Merloni.

I genitori: Senza scuola a rischio il nostro lavoro

Il risultato è che i bambini non fanno lezione e ritornano a casa all'ora di pranzo, dopo aver finito gli esercizi di fisioterapia: "I 45 alunni della scuola speciale stanno comunque frequentando il centro diurno presso la Fondazione Don Gnocchi in maniera frammentaria, con orario ridotto e con personale numericamente non adeguato. Sono inoltre bloccati i nuovi inserimenti. Eppure per i nostri figli fare anche semplici esercizi didattici vuol dire molto. Comunicare con insegnanti e compagni è fondamentale", spiega Giuliano Bonistalli, il portavoce di un po' tutti i genitori. E aggiunge: "La mia famiglia è fortunata perché il lavoro mio e di mia moglie ci permette di seguire nostro figlio. Ma altri genitori rischiano il lavoro se la struttura scolastica non garantisce il tempo pieno. E poi c'è già chi, invece, il lavoro lo ha già perso. Sappiamo che la Fondazione Don Gnocchi sta fornendo i propri servizi sopperendo alla mancanza degli insegnanti per il bene dei ragazzi, ma riteniamo non abbia le risorse per svolgerlo a lungo termine. Confidiamo pertanto in una pronta soluzione di questa fase di stallo". Gli fa eco un altro genitore: "Abbiamo dovuto riorganizzare la nostra quotidianità, tra lavoro e figli. Non tutti possono permettersi di non lavorare, in tanti hanno dovuto pagare una baby sitter".

Preside: "Se non cambiano le leggi le scuole speciali scompariranno"

Per la preside il problema è l'assenza di norme per le scuole speciali che "non esistono proprio nell'ordinamento scolastico. Le poche presenti sul territorio vivono grazie alle convenzioni con alcune fondazioni. Eppure strutture come la nostra possono accogliere studenti con disabilità fino ai 18 anni". E poi Monica Merloni commenta: "Con l'emergenza sanitaria tutto si è complicato. Perché la scuola sui test sierologici risponde al Comitato tecnico scientifico, mentre le fondazioni a enti sanitari. E quando le linee guida sono diverse tutto si ferma". La scuola non può obbligare i docenti a sottoporsi al test e la scelta del nuovo docente di sostegno non può avvenire in modo diretto, "dunque gli insegnanti assegnati alla mia scuola possono anche decidere di non fare l'esame. Questo può andare bene per le classi che non hanno alunni con disabilità, ma non per la scuola speciale che invece deve trovare un accordo anche con una fondazione come quella Don Gnocchi".

Nicoletti: Alla fine le conseguenze ricadono sempre sui nostri figli

Resta il fatto che l'avvio della scuola per le famiglie con figli disabili è avvenuto in sordina e con non poche difficoltà. Per Fortunato Nicoletti, presidente del Comitato famiglie disabili lombarde e vicepresidente dell'Organizzazione di volontariato, è assurdo pensare che il governo non imponga l'obbligo del test sierologico nelle scuole "soprattutto per gli insegnanti che vengono a contatto con i nostri figli che molto spesso sono immunodepressi. Non si può mettere a rischio gli alunni con disabilità perché gli insegnanti non vogliono fare i test". E poi conclude: "Capisco benissimo che ogni fondazione ed ente deve seguire i propri protocolli anche se in contrasto tra di loro. Ma alla fine, sono sempre i nostri figli che ne pagano le conseguenze".