Omicidio a Rogoredo, l’ultimo interrogatorio di Cinturrino: “Mi vergogno del depistaggio, Zack non meritava di morire”
"Sicuramente non meritava di morire, meritava di essere arrestato". È quanto ha dichiarato Carmelo Cinturrino lo scorso 6 ottobre durante l'ultimo interrogatorio che si è tenuto davanti al pm Giovanni Tarzia. L'ex poliziotto, assistente capo della polizia di Stato del Commissariato Mecenate, è accusato di aver ucciso Abderrahim "Zack" Mansouri con un colpo i pistola il 26 gennaio nei pressi di Rogoredo, a Milano. Il 42enne, per il quale la Procura ha chiesto il processo per omicidio volontario aggravato dall'aver "violato i doveri inerenti la pubblica funzione", ha anche detto "mi vergogno e chiedo scusa" per aver cercato di depistare le indagini.
"Quando ho visto che perdeva sangue dalla testa, sono impazzito"
Come riportato da Repubblica, in occasione dell'ultimo interrogatorio che si è tenuto il 6 ottobre Cinturrino ha ripercorso quanto accaduto il 26 gennaio fornendo la propria ricostruzione dei fatti. Il 42enne aveva raggiunto nel tardo pomeriggio altri colleghi impegnati in un servizio di contrasto al traffico di stupefacenti nel boschetto di Rogoredo. "Ho deciso di andargli incontro con i cappucci calzati", ha raccontato Cinturrino, aggiungendo di essersi fermato e di aver gridato "Fermo polizia" a Zack "più volte".
Invece di scappare, però, il 28enne si sarebbe messo una mano in tasca. "Ho avuto paura", ha spiegato l'ex poliziotto, che a quel punto avrebbe "estratto l'arma" e fatto fuoco con la sua Beretta 9×19, a circa 30 metri di distanza. "Quando ho visto che perdeva sangue dalla testa, sono impazzito e mi sono detto che lo avevo ammazzato", ha detto ancora.
Il depistaggio e le scuse
Mentre Mansouri moriva, Cinturrino ha iniziato le manovre di depistaggio. Il 42enne si era fatto portare da un collega una pistola finta, che poi ha gettato accanto al corpo del 28enne per simulare una sparatoria. L'ex poliziotto ha, poi, puntato il dito contro quel collega, il quale "avrebbe potuto chiedere aiuto a chiunque, ma non ha fatto nulla", e contro "un ispettore" che avrebbe dovuto "fare qualcosa, doveva prendere in mano la situazione".
Per quanto riguarda il depistaggio, Cinturrino ha detto "mi vergogno" e ha chiesto "scusa" per quanto accaduto alla famiglia di Mansouri, rappresentata dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli: "Non meritava di morire, è un peso che porterò con me fino alla fine dei miei giorni, mi ha devastato". Il 42enne, difeso dagli avvocati Davide Bianucci e Davide Giuseppe, ha escluso di aver premeditato l'omicidio e di aver mai intavolato trattative con Zack: "Non ho mai preso soldi, non sono mai stato corrotto".