Ucciso a Rogoredo da un poliziotto

Chiuse le indagini sull’omicidio di Rogoredo, l’ex poliziotto Carmelo Cinturrino è accusato di omicidio premeditato

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Carmelo Cinturrino
La Procura di Milano ha chiuso le indagini sull’omicidio di Abderrahim “Zack” Mansouri, ucciso il 26 gennaio scorso con un colpo di pistola in zona Rogoredo. L’ex poliziotto Carmelo Cinturrino è accusato di omicidio premeditato e rischia l’ergastolo.

La Procura di Milano ha chiuso il filone principale dell'inchiesta su Carmelo Cinturrino, l'ex poliziotto del commissariato Mecenate che lo scorso 26 gennaio ha ucciso con un colpo di pistola alla testa, esploso da circa 30 metri di distanza, il pusher Abderrahim "Zack" Mansouri. L'atto di chiusura delle indagini è stato firmato dal pm titolare del fascicolo Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola ed è stato notificato alla difesa di Cinturrino in vista della richiesta di rinvio a giudizio. L'ipotesi di reato contestata all'ex assistente capo radiato dal corpo di polizia è di omicidio aggravato dalla premeditazione e rischia la condanna all'ergastolo.

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Abderrahim Mansouri

L'aggravante della premeditazione non era stata ipotizzata al momento del fermo, ma solo in seguito agli approfondimenti investigativi della Squadra Mobile. Diversi testimoni, ascoltati in incidente probatorio dagli inquirenti, avevano raccontato di come Cinturrino "diceva che voleva ammazzarlo e mi aveva detto di dire a Zack che voleva ammazzarlo". Altri avevano presentato uno scenario simile a una guerra territoriale tra Cinturrino e Mansouri, con il poliziotto che "voleva gestire tutto", in particolare nel boschetto di Rogoredo, e che in un'occasione avrebbe detto al rivale: "O vivo io, o vivi tu".

Il testimone chiave dell'omicidio, invece, è un 31enne di nazionalità afghana. Aveva assistito alla scena e aveva spiegato agli investigatori di aver visto Cinturrino sparare alla testa di Mansouri, quando ormai il 28enne si stava voltando per scappare. Il 31enne aveva assicurato di aver visto "Zack" cadere volto a terra, mentre i soccorsi lo avevano trovato disteso sulla schiena. Secondo l'accusa, sarebbe stato Cinturrino a girare il corpo e, come poi ha ammesso, a posizionare accanto a lui la replica di una pistola Beretta per simulare di avergli sparato per legittima difesa.

Lo scorso 6 agosto gli inquirenti hanno convocato Cinturrino per l'interrogatorio nel quale contestargli l'aggravante della premeditazione. L'ex poliziotto, in carcere dal 23 febbraio e difeso dagli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, si era già difeso sostenendo di aver sparato per paura e che la morte di Mansouri era stata una "tragica fatalità", ma al nuovo interrogatorio ha preferito non rispondere al pubblico ministero.

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