22 Settembre 2021
13:28

Nella campagna elettorale di Milano manca la lotta alla mafia, Dalla Chiesa: “Spaventa ancora”

Nessun candidato sindaco di Milano ha mai affrontato veramente il teme della lotta alla mafia in campagna elettorale: eppure qui la criminalità organizzata è presenza fissa da anni. “Nessuno ne parla perché i cittadini si spaventerebbero, rifiutano ancora la realtà”, spiega a Fanpage.it il Professore di Sociologia della Criminalità Organizzata Nando dalla Chiesa. E poi aggiunge: “I candidati dovrebbero però vantarsi di avere a Milano uno dei movimenti giovanili antimafia più forti d’Italia”.
A cura di Giorgia Venturini

In questi giorni di campagna elettorale mancano le parole "mafia" e "antimafia": nessun candidato sindaco lombardo, con piccolissime eccezioni, le ha pronunciate in qualche comizio o davanti a qualche microfono. Perché a Milano, e nel resto della Lombardia, la lotta alla mafia non fa vincere le elezioni: i milanesi, così come tutti i cittadini del Nord, rifiutano qualsiasi frase o parole che dimostri, ancora una volta, che la criminalità organizzata è presenza fissa da anni anche sul loro territorio. Ma la lotta alla mafia è proprio un argomento da vietare a tutti i costi in campagna elettorale? Perché invece i candidati sindaci non possono rassicurare? E perché anche la parola "antimafia" viene quasi bandita in questo periodo? Lo ha spiegato a Fanpage.it il Professore di Sociologia della Criminalità Organizzata dell'Università degli Studi di Milano Nando dalla Chiesa.

Professore, bisogna parlare di criminalità organizzata in campagna elettorale a Milano?

Per me sì, ma il rischio è che il messaggio venga frainteso dai cittadini: non capiscono ancora che se il politico ne parla è perché vuole difenderli. I milanesi, invece, si spaventano perché il Nord rifiuta ancora la realtà, ovvero che la mafia è presenza fissa ormai da anni in Lombardia. Milano vive ancora una forte debolezza culturale su questi temi. Negli anni, sia chiaro, sono stati fatti passi avanti ma non basta. Così per evitare che il messaggio venga frainteso e rigettato dai cittadini, il politico non parla di lotta alla mafia in campagna elettorale.

Necessario dunque se si vuol vincere le elezioni?

Solo in parte. Purtroppo questa è la realtà al Nord, ma lo è anche in molte altre città del Sud. L'unica differenza è che al Nord il politico tende a non essere lui il leader della lotta alla mafia. Né durante la campagna elettorale né dopo.

Che politici ha allora la Lombardia?

Penso che si possano dividere in due: chi se sollecitato decide di combattere la criminalità organizzata e di schierarsi con l'antimafia e chi seppur sollecitato decide di non fare nulla. In qualsiasi caso in Lombardia il politico agisce solo se sollecitato.

Se la parola "mafia" in campagna elettorale spaventa il milanese, cosa dovrebbe dire il politico?

Userei la parola "correttezza": il candidato sindaco dovrebbe rassicurare i cittadini promettendo la massima correttezza del suo operato e di chi lavorerà con lui. Questo vuol dire che si impegna a tenere lontana anche la criminalità organizzata dal municipio. E userei la parola "trasparenza". Una cosa che deve comunque fare per me il candidato sindaco a Milano è vantarsi di avere il movimento antimafia giovanile più forte, insieme a quello di Palermo, d'Italia. Questo è un vanto della città che spesso però i politici si dimenticano di menzionare: eppure se si vuol vincere bisogna portare un pezzo della storia di Milano in campagna elettorale. E in questa storia c'è anche il movimento antimafia.

Un suo appello ai sindaci che vinceranno le elezioni?

In campagna elettorale la parola "mafia" spaventa e rischia di non rassicurare il cittadino che ancora non vuole accettare la presenza della criminalità organizzata al Nord. Capisco quindi che si cerchino altri termini, ma non citarla neanche una volta è un grave errore. Dopo le elezioni lo scenario cambia e non ci sono più scuse: difendere la città è un dovere del primo cittadino. Il sindaco, soprattutto oggi, deve parlare di mafia e mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per sconfiggerla. Non si risponde più solo al giudizio dei cittadini ma anche alla storia della città. La lotta alla mafia deve essere, dunque, una priorità.

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