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Assolti i vigilantes imputati per l’omicidio di Giovanni Sala, il fratello: “Profondamente delusi dalla sentenza”

Sono stati assolti in primo grado i due vigilantes accusati dell’omicidio preterintenzionale di Giovanni Sala. Le due guardie giurate lo avevano atterrato e bloccato sull’asfalto con un ginocchio premuto sulla schiena “per 4 minuti” davanti alla sede di Sky a Milano. Il 34enne morì poco dopo per arresto cardiaco.
A cura di Enrico Spaccini
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Giovanni "Gianni" Sala
Giovanni "Gianni" Sala

La Corte d'Assise di Milano ha assolto in primo grado le due guardie giurate di 46 e 64 anni accusate dell'omicidio preterintenzionale di Giovanni "Gianni" Sala. La notte tra il 19 e il 20 agosto 2023, dopo averlo atterrato con due pugni, i vigilanti avevano tenuto bloccato il 34enne contro l'asfalto davanti alla sede di Sky Italia a Rogoredo tenendogli un ginocchio premuto contro la schiena "per quattro minuti". Sala morì poco dopo per arresto cardiaco e, secondo il medico legale, la pressione toracica che aveva subito era stata "una concausa" del decesso. La Procura aveva chiesto per i due imputati condanne a 6 anni e 4 anni e 6 mesi di reclusione, ma i giudici hanno deciso di riconoscere la scriminante dell'adempimento del dovere giudicandoli "non punibili".

Il fratello di Giovanni Sala a Fanpage.it: "Delusi per la sentenza"

"Siamo profondamente delusi dalla sentenza, soprattutto perché abbiamo in mano prove schiaccianti che mio fratello quella notte non sarebbe morto per la quantità di cocaina che aveva in corpo e perché l'autopsia dice che la quantità di cocaina nel corpo non determinava il decesso se loro non avessero aggravato la situazione con le percorse fatte a mio fratello", con queste parole rilasciate a Fanpage.it, il fratello di Giovanni Sala commenta la sentenza di assoluzione in primo grado emessa oggi.

E ha proseguito: "Ora aspetteremo questi 90 giorni per appellare, ci appelleremo e speriamo di poter dare giustizia a mio fratello. È dura da digerire, ma purtroppo è andata così. Non lo so, è stato troppo facile per loro. Davanti a prove schiaccianti, le telecamere specialmente".  

Il pm: "Sala non era pericoloso"

Come aveva ricostruito il pm Alessandro Gobbis durante l'ultima udienza, le telecamere di sorveglianza avevano ripreso tutto quello che era accaduto quella notte in via Russolo. Sala, che aveva assunto alcol e cocaina ed era cardiopatico, "per 18-20 volte" era passato davanti alle due guardie giurate e al cancello della sede di Sky correndo senza maglietta indosso. "Gli ha fatto perdere la pazienza, ma non si può dire che fosse pericoloso", aveva commentato il magistrato nella sua requisitoria.

Le due guardie giurate, invece, lo hanno prima atterrato con due pugni e poi uno ha tenuto un ginocchio sulla schiena di Sala "per quattro minuti": "Non volevo fargli del male", ha dichiarato in aula. Secondo il pm Gobbis, invece, con quelle azioni avrebbero dato "sfogo a istinti violenti e inutilmente prevaricatori". Nel chiedere le condanne a 6 anni e 4 anni e 6 mesi, il magistrato ha sottolineato come i due vigilanti "sono brave persone, incensurate", in sostanza "lavoratori che hanno sbagliato" e una loro assoluzione avrebbe significato "non avere rispetto per la madre e per i familiari" della vittima.

Il padre di Sala: "Non finisce qui"

Tuttavia oggi, martedì 14 aprile, i giudici della Corte d'Assise di Milano hanno deciso di applicare la scriminante dell'"adempimento del dovere", prevista dall'articolo 51 del Codice Penale, e assolvere i due imputati in quanto "non punibili". Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.

"È vergognoso", ha gridato la madre di Sala presente in aula, al termine della lettura del verdetto: "Mio figlio non c'è più e queste due bestie sono qui, liberi. Che legge è, basta guardare i video", ha aggiunto ancora rivolgendosi a giudici e imputati. Il padre del 34enne, invece, ha assicurato che "non finisce qui". L'avvocato Sandro Clementi, uno dei legali degli imputati, si è detto dispiaciuto "per il ragazzo e anche per gli imputati che per tre anni hanno dovuto difendersi dall'accusa di omicidio".

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