Foto: Marta Zilli Ziliani
in foto: Foto: Marta Zilli Ziliani

Quattro anni fa vedeva una città incantata, avvolta nella magia dei posti identificati come luoghi sicuri in cui trascorrere momenti di pace. Questo l'effetto che Milano faceva a Manfredi, al secolo Antonio Guadagno, una volta sbarcato nella city lombarda approcciata con gli occhi di chi la vedeva per la prima volta e non doveva guardarla con lo sguardo di chi la vive tutti i giorni. Per questo scrisse "20143 Milano Navigli". Quattro anni dopo, però, la situazione è cambiata: il cantante classe 1998, in uscita oggi con il nuovo inedito "Milano Droga", ha raccolto le esperienze di 48 mesi racchiudendole in poco più di tre minuti. Fanpage.it l'ha contattato per discutere con lui il rapporto con la città e con sé stessi dopo aver vissuto in un contesto che ha abbandonato i contorni vacanzieri per vestirsi di quelli lavorativi in un ambiente così frenetico.

Quattro anni dopo dedichi un'altra canzone a Milano. Com'è cambiata la città e come sei cambiato tu in questa finestra di tempo?

Quattro anni fa ero appena arrivato. La vedevo per la primissima volta e stavo nell'hinterland. Ora, invece, la vivo di più e mi sono reso conto che non è solo la Milano romantica dei Navigli ma anche quella che ti porta delusioni.

Di chi è la colpa?

Si dà la colpa a Milano quando in realtà è un po' colpa nostra. Milano è diventata lo sfondo di delusioni amorose, quando io l'ho sempre vista come il luogo del romanticismo puro.

A livello sentimentale o esistenziale?

Di tutto. I Navigli sono diversi dal centro, molto più frenetico, hanno un'atmosfera sospesa. Danno la sensazione di un posto scollegato dal mondo che ti mette in pausa da quanto succede intorno a te. Ma a Milano ora ci vado anche per lavorare e studiare, e il mito sta crollando. Milano ha avuto la meglio anche su di me.

Foto: Marta Zilli Ziliani
in foto: Foto: Marta Zilli Ziliani

Milano Droga perché provoca gli stessi effetti?

Milano dà e Milano toglie, come – dicono – faccia la droga che nel tempo ti cambia. E così anche Milano.

E che effetto ti ha fatto nel periodo del lockdown?

Vivo in periferia e ho avuto poche occasioni di raggiungerla. Per questo dico che Milano mi è mancata e mi manca quando non ci sono. Perché alla fine se devi correre per lavoro corri lo stesso, ma è più bello farlo col Duomo di fianco. Milano vince sempre anche perché volente o nolente si parla sempre di lei.

E lei parla di te?

No, non si è accorta di me. Siamo noi a convincerci che si interessi di quello che facciamo, in realtà è come la Natura matrigna per Leopardi: non si cura di nessuno e va avanti per la sua strada.

Una volta che potranno ripartire i live in quali posti vorresti raccontare la tua Milano?

Inizierei dai posti più intimi, la città ne offre tanti. Credo che siano anche gli stessi in cui chi viene a sentirti sia lì perché realmente appassionato della tua musica e della tua arte.

Tra quanti anni una nuova canzone?

Dipende da quanto sarò cambiato. Sarà bello vedere se cambierà anche lei, o quantomeno l'idea che ho io di lei…