Mercato clandestino nel carcere di Opera a Milano, come funziona: telefoni a 2mila euro, hashish a 100 euro

Smartphone in vendita a 2mila euro, micro-cellulari a 800, con un affitto quotidiano a 300 euro e sim intestate a una persona fittizia disponibili alla cifra di 100 euro. Fino a 100 euro al grammo anche l'hashish, cifre quintuplicate, invece, per la cocaina. È questo il tariffario del "bazar" clandestino che esisterebbe all'interno del carcere milanese di Opera secondo quanto emerso dalle indagini della polizia penitenziaria, coordinate dal pm Rosario Ferracante, e come confermato dai familiari di alcuni detenuti a Fanpage.it.
"È colpa di un sistema che è fallimentare e non funziona", ha commentato a Fanpage.it Bo Guerreschi, presidente della ONG bon't worry iNGO. "Non funziona per i detenuti, che non possono sentire le proprie famiglie perché hanno diritto a pochissime telefonate e colloqui al mese, e non funziona per la polizia penitenziaria che è fortemente sotto organico".
In più, per molti detenuti si apre un altro tema che non può essere ignorato, secondo Guerreschi: quello economico. "A molti detenuti non viene data la possibilità di lavorare, ma vivere all'interno del carcere ha costi altissimi", ha concluso la presidente. "In molti non possono permettersi di fare la spesa o di andare allo spaccio. Per questo finiscono in questo ‘business', nella maggior parte dei casi per colpa di un sistema che è sbagliato e non lascia alternativa. Se il sistema è fallimentare, il problema è alla testa".
Il "bazar" di droga e telefoni a Opera
Il "bazar" clandestino di droga e cellulari introdotti illecitamente tra le mura del carcere è finito al centro di un'inchiesta della procura di Milano che ha notificato a 6 persone l'avviso di chiusura indagini. Tutto sarebbe iniziato il 29 novembre 2025 quando un detenuto di 44 anni a cui era stato sequestrato un telefono, è stato sorpreso con 350 grammi di hashish nascosti nelle scarpe e nel giubbotto, un quantitativo dal quale si ricavano quasi 4mila dosi secondo gli inquirenti.
Da lì sono partite indagini e verifiche più approfondite che in poco tempo hanno portato gli investigatori a ricostruire come funzionava questo mercato clandestino all'interno del carcere. Nelle carte si legge, infatti, la ricostruzione delle vendite al dettaglio: dei pagamenti si occupavano i parenti all'esterno che dovevano versare il dovuto su carte postali di cui ricevevano via sms numero e intestatario.
Poi, tra le diverse modalità con cui vengono introdotti droga e telefoni in carcere, c'era anche l'invio di pacchi dai parenti. Tra i diversi casi riportati c'è anche quello della nonna di un detenuto che avrebbe occultato dell'hashish all'interno "dell'ammorbidente". Ancora, stando a quanto scoperto dagli inquirenti, chi non saldava i propri conti rischiava "ritorsioni" e pesanti intimidazioni. Un esempio: nelle carte viene riportato come padre e figlio, ora indagati per traffico di droga, si occupassero di "estorsioni e violenze" verso i debitori.
Come è stato riferito a Fanpage.it dai familiari di alcuni detenuti, esisterebbe un vero e proprio "ecosistema criminale" composto da detenuti, agenti della penitenziaria, infermieri ed educatori "corrotti" che parteciperebbero "al business che ci cela dietro la compravendita di telefoni e droga".