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A Milano il sistema delle case popolari “premia” i meno poveri, il presidente Aler: “Non è strategia economica”

Il presidente di Aler Milano, Alan Rizzi, a Fanpage.it: “Puntiamo a portare la quota di housing sociale dall’attuale 4 al 10%, è la società a chiederlo”.
A cura di Chiara Daffini
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Alan Rizzi da agosto 2025 è presidente di Aler Milano. Ci ha contattati per darci il suo punto di vista in merito all'inchiesta pubblicata da Fanpage.it sulle case popolari di proprietà dell'Azienda lombarda di edilizia residenziale che a lui fa capo. "Offrire alloggi a fasce diverse rispetto agli indigenti – precisa Rizzi – è un modo per rispondere a un bisogno sociale, non una strategia per fare cassa".

Nell'inchiesta sopra citata abbiamo analizzato le criticità degli alloggi popolari a Milano e in particolare i problemi che affliggono il più grande ente di edilizia residenziale pubblica, Aler, azienda che fa capo a Regione Lombardia.

L'inchiesta di Fanpage.it

Siamo partiti dai numeri: delle oltre 35mila case che Aler possiede sul territorio milanese (su 63mila alloggi popolari nel territorio comunale), almeno 6.088, come dichiarato dallo stesso ente a Fanpage.it, risultano sfitte. Delle stesse, per il 2026, solo 1.150 sarebbero assegnabili. Questo in una metropoli dove l'emergenza abitativa è sempre più elevata e dove migliaia di famiglie, anche con minori o disabili a carico, aspettano anni per avere un alloggio popolare. Infatti gli ultimi dati disponibili (2024) parlano di 24mila richieste rivolte ad Aler e Comune di Milano (l'altro soggetto proprietario di abitazioni pubbliche in città), a fronte delle quali sono stati sottoscritti solo poco più di 700 contratti di locazione.

Ma anche per chi una casa pubblica l'ha ottenuta, nella maggior parte dei casi, non mancano problemi quotidiani, spesso invalidanti: lo dimostrano le tante segnalazioni di inquilini che nel corso dei mesi e degli anni si sono rivolti alla redazione per portare alla luce malfunzionamenti e degrado degli stabili.

Un dipendente di Aler ha deciso di svelare a Fanpage.it alcuni meccanismi interni all’azienda di edilizia pubblica
Un dipendente di Aler ha deciso di svelare a Fanpage.it alcuni meccanismi interni all’azienda di edilizia pubblica

A fronte di tale situazione, abbiamo deciso di trovare risposte all'interno di Aler stessa, rivolgendoci a un dipendente che, per ovvie ragioni tutelato dall'anonimato, si è aperto con noi su alcuni meccanismi di funzionamento dell'azienda.

"Il problema – rivela il nostro insider – è che le Aler [ce ne sono cinque in tutta la Lombardia, ndr] sono aziende che non hanno la capacità economica di sostenersi da sole". Aler infatti ha dichiarato nell'ultimo piano di sostenibilità un negativo di cassa che a marzo 2026 si attesta a 27,7 milioni.

"Le perdite di Aler Milano si attestano in media attorno ai 30 milioni all'anno – ci dice l'insider – e questa è la ragione principale per cui tanti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non vengono fatti, o almeno non in tempi ragionevoli, con un conseguente e costante degrado del patrimonio".

Le motivazioni della voragine economica dell'ente sono legate tanto all'aumento dei costi generali quanto al sempre minore potere d'acquisto delle famiglie, che ha fatto lievitare il livello di morosità degli inquilini Aler: "Ma per legge – precisa il dipendente – Aler deve riservare il 20% degli alloggi messi a bando a chi ha un Isee che non supera i 3.000 euro, parliamo di una fascia che difficilmente riuscirà a onorare il canone di locazione. Così – continua -, per evitare ulteriori perdite, viene ridotto il numero di alloggi messi a bando, in modo da ridurre, in proporzione, anche la quota del 20% da destinare ai più indigenti".

Regolamento Regione Lombardia, 2017
Regolamento Regione Lombardia, 2017

Per contro, nell'ultimo periodo si sta facendo strada l'housing sociale, inserito nel cosiddetto piano di valorizzazione, cioè l'ente direziona parte del proprio patrimonio a una fascia di popolazione che ha maggiore potere economico rispetto a quella abituale, ma che per varie ragioni fatica ad accedere al libero mercato immobiliare. "In pratica – commenta l'insider -, l'unico modo che abbiamo trovato per poter sopravvivere è dedicarci a un'altra fetta di popolazione, non quella che ha più bisogno di una casa, ma quella che può pagare di più".

La replica di Aler

Alan Rizzi, presidente di Aler Milano [foto Facebook]
Alan Rizzi, presidente di Aler Milano [foto Facebook]

Ed è proprio questo punto che tiene a chiarire il presidente di Aler Milano: "Il 95% delle case Aler sono assegnate a nuclei con Isee fino ai 16mila euro, i cosiddetti Sap [Servizi abitativi pubblici, ndr], che però rappresentano solo il 22% della popolazione della città metropolitana di Milano, mentre alla fascia con Isee tra 16 e 40mila euro attualmente è stato assegnato solo il 4-5% del nostro patrimonio immobiliare [Servizi abitativi sociali, ndr], pur corrispondendo questi ultimi al 50% della popolazione del territorio. Io starei più su questo discorso che su quello della sostenibilità economica dell’azienda: il pubblico, non solo Aler Milano, deve dare risposte a tutti quelli che hanno difficoltà ad accedere al mercato libero, non solo alla fascia dei più indigenti. La sostenibilità dell’azienda può essere una derivazione, e su questo siamo tutti d’accordo, ma non è che assegniamo case a chi ha un Isee più elevato per sostentarci da un punto di vista economico".

Dalla relazione del collegio sindacale al bilancio consuntivo 2024 di Aler Milano
Dalla relazione del collegio sindacale al bilancio consuntivo 2024 di Aler Milano

Eppure, nella relazione del collegio sindacale al bilancio consuntivo 2024 (l’ultimo disponibile pubblicamente) è scritto: “La valorizzazione del patrimonio [in cui rientra l'housing sociale], con strumenti alternativi alla vendita, è sicuramente una delle leve che l’Azienda sta potenziando al fine di recuperare redditività dal proprio patrimonio”. Anche nel già citato piano di sostenibilità 2026, presentato alla Giunta regionale da Aler Milano proprio in risposta alle criticità finanziarie che l’azienda presenta, housing sociale/valorizzazioni e vendite vengono esplicitamente posti come assi per raggiungere l’obiettivo di “generare ricavi aggiuntiviesostenere la cassa dell’Aler.

La tabella con le azioni programmate da Aler Milano per il 2026 al fine di mettere mano alla crisi finanziaria
La tabella con le azioni programmate da Aler Milano per il 2026 al fine di mettere mano alla crisi finanziaria
Dal piano di sostenibilità 2026 redatto da Aler Milano e consegnato alla Giunta regionale
Dal piano di sostenibilità 2026 redatto da Aler Milano e consegnato alla Giunta regionale

Ma per Rizzi il discorso deve essere capovolto, partendo da una motivazione non economica, bensì sociale: “Molti di coloro che un tempo se avevano bisogno di una casa si rivolgevano alle agenzie immobiliari – continua il presidente di Aler Milano – oggi non possono più permetterselo ed è nostro dovere, così come dovere di tutto il pubblico, dare loro una risposta abitativa. Il tema della casa non può più essere gestito per comparti: Aler Milano non si deve occupare solo di una parte della popolazione, quella da Isee zero a Isee 16mila euro, ma di tutte le categorie indicate dalla legge regionale, compresa quella che va da Isee 16mila a Isee 40mila euro”.

Sul problema del caro casa a Milano (e non solo lì) e sulla perdita del potere d’acquisto del ceto medio non ci sono dubbi, ma, facciamo notare al presidente di Aler Milano come, in un simile contesto, una fetta di popolazione – ovvero gli ultimi degli ultimi, coloro che hanno un Isee che non supera i tremila euro – rischia di rimanere inghiottita da questa voragine economica, avendo come unica alternativa la strada o, quando va bene, il dormitorio, senza possibilità di riscatto sociale.

Chi non può pagare non può pagare, e va aiutato – ribatte Rizzi – e la nostra responsabilità deve andare anche in quella direzione, però non è che puoi continuare a buttare nel pozzo, senza fine. Nel momento in cui riusciamo a stabilire in maniera concreta e puntuale un’offerta a quei cittadini che riescono a corrispondere un canone concordato [il riferimento è alla fascia con Isee da 16mila a 40mila euro, ndr], recuperiamo anche le risorse per sostenere chi non può pagare nessun affitto [cioè chi ha un Isee fino a 16mila euro e soprattutto chi non arriva ai 3.000 euro, ndr]".

Ecco allora che, come la si voglia girare, l'housing sociale diventa anche leva economica. "Ma un’azienda come Aler Milano – risponde Rizzi – potrebbe andare avanti con le proprie gambe se avesse a disposizione una serie di strumenti, in accordo con il legislatore. La legge regionale ci consente dal 2016 di valorizzare il 10% del patrimonio, ora ne abbiamo valorizzato il 4-5%, è ovvio che dovremo arrivare a coprire tutto quel 10% e in questo modo potremo colmare anche le lacune finanziarie lasciate dalla morosità dei nuclei più indigenti".

Quindi la strategia si conferma quella di aumentare gli alloggi in housing sociale. A questo punto, però, chiediamo al presidente se degli almeno seimila alloggi vuoti in città non se ne potrebbe mettere a disposizione un numero maggiore anziché i soli 1.155 previsti come assegnabili per il 2026. “Se è per questo – risponde – potremmo anche tornare a progettare e a costruire: il recente piano Casa del governo ci dà anche questa possibilità, non è che per forza siamo limitati al patrimonio attuale. Il vero tema degli alloggi sfitti è che non li puoi generalizzare. Ci sono case che l’azienda ha ristrutturato anni fa e che non vuole nessuno, zone in cui quindi sappiamo che nessuno andrebbe ad abitare. Per esempio via Quarti”.

Ma proprio via Quarti, facciamo presente, è stata teatro a dicembre 2025 di un maxi sgombero e decine di famiglie abusive con minori, lasciate senza luce e riscaldamento, chiedevano di essere regolarizzate con contratti d’affitto e utenze.

Uno degli stabili di via Eugenio Quarti dove sono avvenuti sgomberi e tagli di luce e gas nei confronti di famiglie anche con bambini
Uno degli stabili di via Eugenio Quarti dove sono avvenuti sgomberi e tagli di luce e gas nei confronti di famiglie anche con bambini

Noi anni fa lì abbiamo ristrutturato e nessuno c’è mai voluto andare – ripete il presidente – abbiamo anche diverse richieste di mobilità da parte degli inquilini che in quegli stabili sono titolari di contratti regolari, non possiamo generalizzare sui numeri, la nostra responsabilità è di fare in modo che tutta la città sia appetibile, ma dobbiamo farlo tutti insieme, non solo noi di Aler".

E aggiunge: "Dal canto nostro abbiamo avviato un progetto di studentato diffuso, mettendo a disposizione circa 500 appartamenti in tutta la città con il bando Bernini [Piano triennale della ricerca 2026-2028 del Ministero dell'Università e della Ricerca, ndr]. Questo contribuisce anche a migliorare il livello qualitativo del quartieri”.

Viene spontaneo chiedere se verrà fatto qualcosa in tal senso anche per i nuclei sotto i tremila euro di Isee. "Noi – dice Rizzi – siamo esecutori della legge: metteremo a bando, andando a memoria, circa 800 alloggi e rispetteremo la quota del 20% per questa categoria, non ragioniamo per priorità tra poveri o meno poveri, cerchiamo di dare dei servizi, a tutti”.

E le vendite? Anche quelle non sono finalizzate a fare cassa? “Partiamo da un presupposto – chiarisce Rizzi -: noi siamo autorizzati a vendere solo in complessi immobiliari misti e dove siamo in minoranza rispetto ai privati. Sono anche gli stabili più difficili da gestire. Non lo facciamo per recuperare soldi, ma per ottimizzare i servizi, perché per esempio alcuni interventi di manutenzione ed efficientamento hanno vincoli di contributi che dipendono anche dalla commistione pubblico-privato, quindi vendendo risolviamo questo tipo di problema”.

Capitolo servizi: nel piano di sostenibilità 2026 di Aler Milano è scritto che “Da tempo, non essendo in grado di far fronte a tutte le scadenze, l'Azienda ha operato scelte di priorità nei pagamenti per evitare azioni esecutive da parte dei creditori [… ] ha dovuto sospendere alcuni pagamenti amministrativi e valutare misure di contenimento della spesa corrente, con possibili effetti sulla riduzione di alcuni servizi all'utenza, quali manutenzione ordinaria, cura del verde e pulizia degli stabili”.

Dal Piano di sostenibilità 2026 trasmesso da Aler Milano alla giunta di Regione Lombardia
Dal Piano di sostenibilità 2026 trasmesso da Aler Milano alla giunta di Regione Lombardia

Ribatte Rizzi: “Non abbiamo tolto nessun servizio essenziale, assolutamente, è tutto come prima, nessun taglio alla pulizia, la manutenzione e il verde”.

Tuttavia la delibera regionale del 4 maggio 2026 attribuisce ad Aler Milano un contributo di 10.788.000 milioni all’anno, dal 2026 al 2028, proprio affinché tali risorse siano “utilizzate per contribuire alle spese di manutenzione ordinaria dei servizi abitativi pubblici. A cui l'azienda ammette di non riuscire a far fronte.

Delibera giunta Regione Lombardia, 4 maggio 2026
Delibera giunta Regione Lombardia, 4 maggio 2026

A monte si precisano infatti le motivazioni che giustificano tale contributo, ovvero che: “dalle relazioni semestrali relative al 2025 e dal bilancio preventivo 2026 […] a causa della criticità finanziaria in cui versa l’azienda, c’è una “impossibilità di garantire tutti i necessari interventi di manutenzione […]” e una “necessità di comprimere i servizi offerti all’utenza […]”, nonché la “difficoltà nel rispetto dei termini di pagamento dei fornitori”. E ancora: “Dal bilancio previsionale 2026 di Aler Milano, [emerge] l'indicazione di un "taglio delle richieste di budget pervenute dalle diverse strutture aziendali […]; tali tagli comporteranno necessariamente una revisione anche delle attività programmate e dei servizi resi all'utenza anche, e soprattutto, in considerazione delle pressanti difficolta finanziarie”.

Parliamo di possibilità – commenta Rizzi -, non di qualcosa che è già avvenuto. Il giorno in cui qualcuno ci darà un’indicazione su quel documento chiariremo alcuni aspetti, noi abbiamo fatto una fotografia della situazione. Il costante confronto con Regione Lombardia, da questo punto di vista, ci dà la possibilità di ben sperare per il futuro”.

Anche sulle occupazioni chiediamo di chiarire alcuni punti. “Attualmente – spiega il presidente di Aler Milano – gli alloggi occupati abusivamente in città sono poco più di duemila e ogni giorno ne vengono sgomberati. Stiamo combattendo abusivismo e morosità in maniera sistemica e da quando ci sono io gli alloggi che vengono tolti alle occupazioni abusive vengono consegnati immediatamente, nello stesso giorno, all’impresa che li ristruttura e nell’arco di trenta giorni li assegna a chi ne ha diritto secondo la graduatoria. Ne abbiamo fatti circa una sessantina [di sgomberi, ndr] da settembre 2025 e ne abbiamo già assegnati una ventina con questo nuovo metodo, che a differenza del passato non mette la lastra sulla porta, non tiene bloccato l’alloggio. Addirittura di recente Aler Milano ha fatto un appalto su questo tipo di interventi, stanziando delle risorse proprio per queste attività”.

Vista la ristrettezza economica in cui versa Aler, e che mette almeno potenzialmente a rischio i servizi per l’utenza, chiediamo con quali soldi vengono pagate le aziende che ristrutturano gli alloggi sgomberati. “Sono risorse che abbiamo chiesto e ottenuto dalla Regione”.

Le direttive regionali, declinate in obiettivi aziendali da Aler, indicano specificatamente di ridurre del 10% la quota di alloggi occupati.Questo fine da perseguire, domandiamo a Rizzi, corrisponde in Aler Milano a un premio di produttività sul numero di sgomberi effettuati? ”, risponde Rizzi. Quindi in pratica l'azienda premia chi persegue un numero maggiore di sgomberi? "Di questo, tecnicamente, se ne occupa il direttore".

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