Il sindaco Beppe Sala (Immagine di repertorio)
in foto: Il sindaco Beppe Sala (Immagine di repertorio)

I dati sul contagio da Coronavirus a Milano non sembrano migliorare (ieri nuovo record con 1.393 casi nella sola città) e si rincorrono, sempre più insistenti, le voci su un possibile lockdown, pur con tutte le perplessità sulla fattibilità di "chiudere" una metropoli come il capoluogo lombardo. Oggi il sindaco Beppe Sala, che finora aveva sempre escluso l'eventualità di un lockdown, intervenendo a una manifestazione dei lavoratori dello spettacolo a Palazzo Marino ha però mostrato qualche timida apertura a riguardo. "Tanti mi chiedono perché non chiudi, tanti chiedono che si faccia un lockdown – ha detto il sindaco -. Il punto è che per come vedo io le cose il Governo deve avere un ruolo importante in tutto ciò, non voglio scaricare le responsabilità, ma il punto fondamentale è che si può chiudere ma prima di chiudere bisogna dire a chi starà chiuso come verrà aiutato".

Sala ha quindi chiamato in causa il governo, la necessità degli aiuti economici (i cosiddetti ristori) per le attività commerciali che potrebbero essere oggetto di ulteriori restrizioni. E ha poi aggiunto: "Io non voglio passare per il paladino di ‘non si chiude', potete immaginare quanto mi stiano ributtando addosso il ‘Milano non si ferma' e va bene, io sono qui per prendermi le mie responsabilità e non è questo il punto, ma voglio che venga fatto con buonsenso". Il primo cittadino ha anche ricordato che quello che ci attende è un lungo inverno: "Credo che tutti ci siamo convinti del fatto che non sarà una cosa di una settimana o un mese, ma ci attende un lungo inverno di grande difficoltà. Proprio per questo chi fa il mio mestiere, chi si occupa di politica deve cercare di essere il più razionale possibile e soprattutto cercare di programmare le cose".

Lunedì l'incontro tra Fontana, Sala e gli altri sindaci sui dati

Finora Sala si è sempre mostrato scettico sull'ipotesi di un lockdown nel capoluogo lombardo, dicendo di voler aspettare almeno due settimane per capire se il coprifuoco notturno e le altre restrizioni contemplate dall'ultimo Dpcm del governo avranno prodotto qualche effetto sulla riduzione dei contagi. Una linea attendista che sembra aver sposato anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, con cui Sala e gli altri sindaci si troveranno lunedì: "In attesa dei dati di oggi, ho aggiornato assessori e sottosegretari su quella che è l’evoluzione della curva epidemiologica nelle singole province della Lombardia. Ho fatto loro presente che è necessario attendere ancora qualche giorno per capire se le restrizioni previste dal Dpcm, sommate a quelle che riguardano specificatamente la nostra regione, si sono rivelate utili per il contenimento del virus", ha detto il governatore leghista. Fontana ha spiegato che lunedì, con i sindaci dei comuni capoluoghi, "faremo il punto della situazione sulla base di un pacchetto di dati che, secondo quanto ci dicono i nostri esperti, può essere un indicatore credibile per capire come evolve il quadro sanitario ed epidemiologico". Il pomeriggio di lunedì potrebbe essere dunque il momento di nuove decisioni: "Esamineremo i dati, ascolteremo i rappresentanti del mondo medico e scientifico, vedremo se le misure già faticose per cui la gente protesta messe in atto nei giorni scorsi avranno dato qualche risultato, e poi decideremo come fare", ha detto Sala in un video su Facebook.