Chiudere Milano, la città che da settimane ha la più alta concentrazione di nuovi casi di Coronavirus. Imporre un lockdown sul capoluogo lombardo e il suo hinterland per limitare la diffusione del contagio e salvare gli ospedali, vicini al collasso per l'impennata di ricoveri nei reparti covid e in terapia intensiva. È la proposta che circola da giorni, rilanciata anche da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza. Un'idea che non piace al sindaco Giuseppe Sala, che preferirebbe aspettare, né al governatore lombardo Fontana. Ma che con il passare dei giorni sta diventando sempre più concreta.

Chiusura difficile e pendolari: i problemi del lockdown di Milano

Ma una zona rossa a Milano sarebbe sufficiente per creare un cordone sanitario e difendere gli altri territori? I dubbi sull'efficacia di questo provvedimento ci sono. In primo luogo per la difficoltà, al limite dell'impossibilità, di chiudere e controllare tutti gli accessi a una metropoli come Milano, e al suo hinterland, dove pure i dati sui nuovi casi sono altissimi. Ma soprattutto per la natura stessa della Lombardia, con la sua fitta rete di connessioni tra centri. Ogni mattina, nonostante lo smartworking, centinaia di migliaia di pendolari si spostano dalle province a Milano per lavoro. Ogni sera tornano a casa, rischiando di portare con loro il virus incontrato sui mezzi pubblici o in ufficio.

 Impossibile interrompere la mobilità tra i centri lombardi

La spiegazione del rapido aumento dei nuovi positivi in province finora relativamente poco colpite, come quelle di Varese e Monza, viene spiegato proprio con la mobilità tra i centri lombardi. Un unico grande network collega aziende e servizi dei centri produttivi, da Como a Brescia, da Pavia a Lecco. "C'è una stretta connessione tra la provincia di Varese e l'area metropolitana di Milano, per il dinamismo che caratterizza questi territori", ha detto il sindaco di Varese, Davide Galimberti, intervistato da Fanpage.it. "Il problema più grande sono proprio i trasporti, dove si concentrano i contagi", ha confermato anche il presidente della provincia di Monza, Luca Santambrogio.

Studenti a casa e locali chiusi: il contagio è spinto dai lavoratori

Il movimento da e per la metropoli è già stato in parte ridotto. I locali sono chiusi la sera e la vita notturna è già stata azzerata dal Dpcm e dalle ordinanze regionali. Gli studenti delle scuole superiori sono tornati alla didattica a distanza a tempo pieno. La zona rossa limiterebbe lo shopping sotto la Madonnina, un problema rilevato nello scorso fine settimana, ma per il resto il problema che si pone è quello dei lavoratori. Anche in caso di lockdown sarebbe necessario, come già in primavera, consentire di circolare per motivi di lavoro, necessità e urgenza. Difficile lasciare tutti a casa, se nel resto d'Italia si continua a lavorare. Un incremento dello smartworking, più che la zona rossa, sarebbe qui la soluzione.

Cosa succederebbe nelle altre province lombarde?

C'è poi il problema dei movimenti fuori dalla città. Con la metropoli chiusa, potrebbero aumentare gli spostamenti verso le province. Sia quelli dei milanesi che, per sfuggire alla reclusione, potrebbero rifugiarsi nelle seconde case. Sia quello degli altri lombardi che, tagliati fuori da cuore pulsante della regione, si troverebbero ad andare a fare shopping o passare i weekend in altre zone. Chiudere Milano potrebbe così avere addirittura l'effetto collaterale di favorire il contagio in territori ora meno flagellati.