"Rispetto a marzo c'è molta più preoccupazione, proprio per i numeri che leggiamo. Prima eravamo tranquilli. Ora in città e provincia quasi tutti hanno parenti, conoscenti o amici che in qualche modo stanno vivendo la malattia. Questo tiene in ansia le persone. Al contempo c'è grande timore per la tenuta economica di alcune categorie". Il sindaco di Varese, Davide Galimberti, intervistato da Fanpage.it racconta come la sua città sta vivendo la seconda ondata di coronavirus. Un territorio che in primavera era stato poco colpito dalle pandemia, ma ora ha numeri elevati e in costante aumento. L'ospedale di Circolo di Varese è in allerta, con decine di ricoveri in pochi giorni. Ha riaperto l'hub covid e ridotto molte attività non urgenti. "Quello che fa paura è la tendenza, per questo è indispensabile fermare ora il contagio", spiega il primo cittadino.

Varese rischia di diventare una nuova Bergamo?

Spero proprio che ciò non avvenga. Stiamo cercando di mettere in campo tutte le misure per evitare una situazione di quel tipo. Rispetto a marzo abbiamo una maggiore conoscenza e capacità di intervento da parte del sistema sanitario, nonostante i numeri in costante crescita. Lavoriamo per impedire una ulteriore crescita e ripercussioni devastanti sul sistema sanitario.

In primavera la città era stata poco colpita dalla pandemia, come è arrivato il virus?

I dati nazionali evidenziano una crescita diffusa ovunque. A livello locale c'è però una stretta connessione tra la provincia di Varese e l'area metropolitana di Milano, per il dinamismo che caratterizza questi territori. Una spiegazione è legata sicuramente a questo aspetto.

Com'è la situazione negli ospedali? Quanto margine resta?

Gli ospedali in provincia sono già in una situazione di quasi saturazione. Non solo con pazienti provenienti dal territorio, ma anche da altre aree. È ovvio che, se le misure in atto non fossero sufficienti e ci fosse l'esplosione che veniva paventata qualche settimane fa, avremmo una situazione analoga a quella vista in marzo e aprile.

La Regione chiede all'ospedale di Varese una ventina di persone tra medici e infermieri per l'hub in Fiera Milano, che ne pensa?

In questa situazione, vista la difficoltà che sta vivendo la provincia di Varese, sottrarre personale medico sarebbe estremamente critico. Sia per i medici e infermieri che devono andare lontano da casa, sia per il territorio che sarebbe privato di professionalità essenziali. Sarebbe meglio trovare una sinergia con realtà che vivono in modo più tranquillo questa seconda ondata. Anche perché l'attività sanitaria ordinaria non può essere completamente abbandonata.

Anche a Varese, come in altre città, ci sono state proteste.

C'è stata una manifestazione. Io avevo sollecitato il Prefetto e il Questore perché fosse rimandata vista la situazione molto difficile a livello sanitario, per scongiurare ulteriori contagi. C'è una esasperazione diffusa, abbinata anche alla volontà da parte di gruppi di infiltrarsi all'interno dei movimenti che fanno rivendicazioni legittime e corrette. È indubbio che ci sono aspetti preoccupanti per la violenza evidenziata in alcuni casi. Questo preoccupa molto.

Come valuta la rabbia dei gestori di ristoranti e bar?

Sono convinto che nei mesi scorsi gli italiani si siano illusi che il virus fosse un lontano ricordo. L'abbiamo visto in tanti comportamenti. Ora bisogna ripristinare una situazione di grande rigore. Auspico che si possa tornare presto a mangiare una pizza in orari tradizioni, ma queste misure sono considerate necessarie.

In città saranno attivate nuove strutture per i malati covid?

Abbiamo ottenuto la concessione temporanea di una casa di cura privata, che era chiusa da tre anni. Se necessario potrebbe essere riattivata. Dobbiamo essere pronti ad attivare una serie di misure, visto che parliamo non di poche settimane ma di diversi mesi in cui dovremo convivere con questa situazione. Cercheremo anche altri spazi per le persone in quarantena. C'è disponibilità anche da parte dei gestori di alberghi e strutture ricettive.

Questa volta c'era il tempo di prepararsi. È stato fatto qualche errore?

È mancato un adeguato coordinamento sul trasporto pubblico. Su questo sicuramente si poteva fare di più. Penso agli studenti delle scuole superiori: doveva essere coinvolta maggiormente l'intera giornata e non solo la fascia del mattino. Questo avrebbe ridotto l'affollamento sui mezzi pubblici. Sul trasporto locale nelle ultime settimane la situazione è migliorata, ma anche in ragione del fatto che si è preferito estendere la didattica a distanza. L'auspicio è che si programmi meglio e ci sia più coordinamento. Sono convinto che sia fondamentale fare tornare presto i ragazzi a scuola.

Come valuta l'attività del presidente della Lombardia, suo concittadino e predecessore come sindaco?

Con la Regione c'è un coordinamento quasi quotidiano. È indubbio che l'approccio iniziale da parte dell'amministrazione regionale abbia avuto delle carenze. Purtroppo alcune di queste carenze le vediamo ancora. Penso alla grande difficoltà, ormai conclamata, della medicina del territorio. Un problema che abbiamo ancora.

A livello cittadino sta pensando a ulteriori restrizioni oltre a Dpcm e ordinanze regionali?

Finora ci siamo sempre coordinati con gli altri livelli istituzionali. È ovvio che, in caso di ulteriore incremento dei casi e dei contagi, delle misure puntuali potranno essere assunte. Oggi siamo in attesa di vedere gli effetti delle chiusure già assunte, alla fine di questa settimana faremo le valutazioni del caso.