Le accuse nei confronti di Youssef Siher, l’ideatore del gruppo Movimento 17 ottobre

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Youssef Siher, il 30enne che è accusato di essere l’ideatore della pagina Movimento 17 ottobre, Istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e associazione con finalità di terrorismo: ecco perché.

Istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e associazione con finalità di terrorismo. Sono queste le accuse a cui dovrà rispondere Youssef Siher, il 30enne che è accusato di essere l'ideatore della pagina Movimento 17 ottobre. Nelle carte del fermo, è precisato che l'uomo avrebbe creato il gruppo dopo gli scontri e gli atti di devastazione e saccheggio avvenuti a Milano il 17 ottobre e che avrebbe pubblicamente istigato a commettere delitti contro l'ordine pubblico.

Un'accusa fondata su contenuti come "lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame". Per la Procura di Milano, quindi, il trentenne avrebbe istigato le persone che seguivano la pagina su Instagram e gli iscritti su Telegram a delinquere, alla violenza durante le manifestazioni e il tutto "per finalità di terrorismo". Oltre a Siher è indagata anche la moglie Sagia Hammoud. Sia il gruppo su Telegram che la pagina Instagram sono nate la sera del 18 ottobre.

Gli inquirenti sostengono queste accuse sulla base del fatto che la coppia avrebbe creato il gruppo invitando a fare come la Francia dove "sono ben organizzati e soprattutto attivi". Poi avrebbero pubblicato un documento dal titolo "Rivoluzione, istruzioni per l'uso" che sarebbe stato ispirato al manuale della Rivoluzione Egiziana del 2011. In poche parole, sarebbe – secondo la Procura – un vademecum per come affrontare eventuali scontri in piazza.

Nell'elenco delle accuse, c'è anche quella di aver dato indicazioni su come agire alla manifestazione di piazza indetta il 24 ottobre, sui luoghi dove concentrati e su "come affrontare le forze dell'ordine". Il riferimento è al comunicato pubblicato venerdì 23 ottobre. Lo abbiamo recuperato per verificare se effettivamente appaiano indicazioni su come affrontare le forze dell'ordine.

Per correttezza di informazione, riportiamo qui il testo: "Alla grande mobilitazione popolare, il governo ha scelto la sua risposta. Martedì 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto-legge sulla sicurezza, con un nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fino a 5 anni di carcere, l’estensione del fermo preventivo e 500 militari in più per Milano. In meno di due giorni è stato scritto, approvato ed è entrato in vigore un provvedimento che per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo".

E ancora: "Non è una sorpresa ma anzi la conferma di ciò che abbiamo detto fin dal primo comunicato: un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti. Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano. Presidi, blindati, cordoni, zone rosse. Piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna e le altre piazze annunciate sono già il bersaglio: un luogo noto, delimitabile e controllabile".

Nell'immagine successiva è poi riportato: "Non saranno più i luoghi indicati nei nostri appelli. Non rinunciamo a scendere in strada: cambiamo il modo in cui lo facciamo. Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze: ricordate «be water». LA STRATEGIA È LA SEGUENTE: LE PIAZZE INIZIALI NON SONO PIÙ VALIDE. Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro. ALLE 14:30 IN PUNTO, IN OGNI CITTÀ, COMUNICHEREMO TRE CONCENTRAMENTI. Tre punti distinti per città, resi noti solo mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto. OGNUNO SI ORGANIZZI CON IL PROPRIO GRUPPO DI RIFERIMENTO. Collettivo, organizzazione, gruppo spontaneo o semplice gruppo di amici: ritrovatevi prima, decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si muove in gruppo si protegge e si conosce".

E ancora: "OGNI GRUPPO SI DIRIGE VERSO IL CONCENTRAMENTO GEOGRAFICAMENTE PIÙ VICINO. Non serve coordinare, comandare né contare: basta seguire la logica della prossimità. Così le tre piazze si riempiono in modo naturale, dal basso. ALLE 15:30 COMUNICHEREMO LA PIAZZA FINALE. I tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato, per ritrovarsi insieme un’unica grande piazza. Tre fiumi che confluiscono in uno". Infine i motivi della manifestazione: "PERCHÉ LO FACCIAMO. Perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto. Perché non vogliamo offrire bersagli, e per noi è questione di tutela collettiva. Perché una piazza che si muove, si incontra e si ricompone è una piazza che pensa, discute e cresce politicamente, e non una piazza che aspetta di essere circondata".

L'ultima poi immagine riporta: "NON CI HANNO FERMATO CON LE LEGGI. NON CI FERMERANNO CON I BLINDATI. SABATO. QUANDO LO DIREMO NOI. DOVE LO DIREMO NOI. NON CI RAPPRESENTA NESSUNO. CI ORGANIZZIAMO".

Questo è il post quindi citato nelle carte del fermo, che Fanpage.it ha potuto visionare, dove però sembra abbastanza chiaro che non appaia alcuna indicazione su "come affrontare le forze dell'ordine". Ma andiamo avanti con le accuse. Dopo una descrizione di quanto accaduto il 17 e il 18 ottobre, degli arresti che ne sono scaturisti, da chi erano composti i gruppi (minorenni provenienti dall'hinterland) e di come si sono organizzati negli scontri; nelle carte del fermo è specificato che, a seguito di quanto successo, gli investigatori hanno posto l'attenzione sui gruppi nati sulle app di messaggistica come WhatsApp, Telegram e TikTok.

Però mentre molti di questi gruppi hanno cambiato nome, amministratori e argomenti – sottolineando che dalla discussione sulle proteste, ci si è spostati ad "argomenti più futili e non attinenti all'incitamento alla protesta violenta" -, il gruppo "Movimento 17 ottobre" invece ha continuato a promuovere la protesta contro il governo sia attraverso Instagram che Telegram. È poi scritto che la pagina Instagram include contenuti violenti, volti a raccogliere diverse forme di disagio e insoddisfazione. Di seguito, vi elenchiamo – sempre per dovere di cronaca – i contenuti violenti a cui si fa riferimento: "I violenti siete voi che ci avete negato il futuro”, “Gli unici stranieri, i fascisti nei quartieri", "Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese, noi dichiariamo guerra a questo presente infame", "L’Italia è uno stato fondato sulla repressione", "Soldi ai quartieri, non alla guerra".

Ancora è stato descritto il gruppo creato sulla piattaforma Telegram, che conta 6153 iscritti, che è strutturato in sezioni che comprendono diversi argomenti. Ci sono due topic generali (Comunicati del movimento e Materiali per lo studio) e poi quelli relativi alle città. Da qui sono stati estratti alcuni screenshot delle chat presenti con cui si vuole dimostrare che in quel gruppo si stia pian piano "dando spazio a ogni genere di protesta da parte degli utenti, tra cui anche alcune particolarmente violente". Le immagini mostrate sono un messaggio in cui è scritto “Se si vuole cambiamento, servono sacrifici. Rimetterci la fedina penale? Ok. Qualcuno il culo deve metterlo”. Ancora: “Spaccare gli istituti di credito è giusto”
“Banche comuni inps tutte le strutture politiche se decadono quelle e ik primo passo per far crollare tutto il. Sistema. Forza ragazzi organizziamoci e facciamoci sentire crearno un gruppo secondario con chi è d’accordo. Remigrazione, edifici politici comuni, banche tutte al rogo”.
E poi ci son oalcune immagini di manganelli. Infine un post in cui si parla di un presidio di solidarietà per chi è a San Vittore e un altro in cui si convoca una assemblea aperta.

Le forze dell'odine sono riusciti a risalire poi l'amministratore del canale Telegram nel profilo @meziyo, che era poi associato al numero di cellulare di Siher. Il trentenne, che fa parte dei Giovani Palestinesi d'Italia, è un ricercatore, un attivista e un giornalista freelance, non ha precedenti di polizia o penali. Sabato 24 ottobre è stato trovato in un appartamento a Milano con la moglie e altre due donne. Dopo essere stato perquisito personalmente, è stato sottoposto a una perquisizione informatica. Nei pc, oltre agli account su Telegram e Instagram, dove risultano essere programmati alcuni post; è stato trovato il file pdf "Rivoluzione, istruzioni per l'uso" che è una guida dove si spiega come organizzare una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile "contro il Governo Meloni e le sue politiche".

Lungo il testo, sono tre gli obiettivi principali: "manifestare il proprio dissenso, coinvolgere il maggior numero possibile di persone e proteggere i partecipanti alla protesta. In seguito, descrive le diverse fasi della mobilitazione, dalla riunione iniziale tra amici, conoscenti e compagni fino alla marcia verso un punto di ritrovo prestabilito". Ancora viene suggerito di coinvolgere passanti e abitanti, viene dedicata una parte all'abbigliamento e all'attrezzatura da portare (acqua, kit di pronto soccorso e altri prodotti utili), citati gli strumenti da utilizzare con le forze dell'ordine in caso di scontri (scudi e vernice spray), le tattiche da seguire, come reagire in caso di lacrimogeni e situazioni pericolose.

Per gli investigatori, la creazione dei gruppi e delle pagine era finalizzato "a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive al fine, di fatto, di ingenerare terrore nella popolazione". Il contesto che si è creato avrebbe facilitato il 30enne "a rendere concreti i suoi intenti istigatori che si sono estrinsecati in una forza di suggestione e persuasione tale da poter incitare terze persone alla concreta commissione di delitti, al fine di dare corso all’invocata rivoluzione contro l’attuale Governo". La Procura sostiene che l'istigazione sarebbe dimostrabile dal fatto che è riuscito a creare un gruppo di oltre 6mila partecipanti, che hanno dimostrato di essere pronti a usare la violenza "per portare a termine il proprio obiettivo contro il Sistema".

Per quanto riguarda l'aggravante della finalità di terrorismo, la Procura la contesta affermando che l'aver cagionato timore nella popolazione "che ha visto schierati a Milano forze di polizia e l'esercito, ha creato così la percezione di una situazione di grave pericolo. Dall’altra canto la percezione di paura e terrore è emerso dall’atteggiamento tenuto dai negozianti che hanno chiuso i negozi o predisposto barriere al fine di impedire la distruzione ed il saccheggio dei loro esercizi commerciali". Di conseguenza, per la Procura "il comportamento tenuto dall’indagato per mezzo del suo gruppo ha certamente creato un forte tensione sociale ed un reale impatto intimidatorio sulla popolazione che ha certamente percepito il pericolo di nuovi atti analoghi a quelli commessi il 17 e 18 ottobre".

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