Marco Formentini: la camera ardente a Palazzo Marino (LaPresse)
in foto: Marco Formentini: la camera ardente a Palazzo Marino (LaPresse)

Rimarrà aperta fino alle 13.30 di oggi la camera ardente di Marco Formentini, sindaco della città dal 1993 al 1997, morto all'età di 90 anni dopo una malattia. È stata allestita a Palazzo Marino, sede del Comune, nella Sala Alessi, alla presenza del sindaco di Milano, Beppe Sala: è stato lui, in fascia tricolore, il primo a rendere omaggio a Formentini, il primo e unico sindaco leghista di Milano, e a salutare i tre figli presenti alla camera ardente.

Sala: Una persona con una umanità straordinaria

Dopo la chiusura delle camera ardente, alle 14:30 ci sarà un momento di commemorazione mentre per l'intera giornata oggi sarà lutto cittadino. "Una persona con una umanità straordinaria e un percorso politico alla ricerca sempre di idee e cambiamenti. Umanità e passione sono i motivi per cui Milano lo ricorderà", il ricordo del sindaco Sala che in merito alla possibilità di intitolare una strada a Formentini ha spiegato che ci sarà sicuramente un modo per ricordarlo. "C'è la regola dei 10 anni che è rigida e che lui da ex sindaco vorrebbe rispettare. Ma è senza dubbio meritevole", ha concluso Sala.

La vita e le esperienze politiche

Nato a La Spezia il 14 aprile 1930, nel Secondo dopoguerra, dopo aver partecipato alla Resistenza da adolescente come vedetta partigiana, Marco Formentini si trasferì con la famiglia prima in Belgio e poi, nel 1958, a Milano. Dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1952, iniziò la sua carriera come funzionario europeo, prima di entrare a lavorare in Regione. Aderì inizialmente al partito socialista: poi, dopo un periodo lontano dalla politica, negli anni Novanta si avvicinò alla Lega nord di Umberto Bossi, partito col quale venne eletto al Parlamento come deputato nel 1992 e all'Europarlamento nel 1994 e in seguito nel 1999.

L'elezione a sindaco di Milano

La sua esperienza politica più importante fu però quella di sindaco di Milano. La sua fu una vittoria storica e simbolica: primo sindaco non socialista del capoluogo lombardo dal 1967, un'affermazione che costituì il fiore all'occhiello per la lega bossiana nonché un simbolo della potenza dirompente del Carroccio in quegli anni caratterizzati dal terremoto di Tangentopoli. Formentini fu anche il primo sindaco scelto direttamente dai cittadini dopo la riforma elettorale introdotta proprio per quella tornata di elezioni amministrative.

Subito dopo la rielezione al Parlamento europeo nel 1999 si consumò l'allontanamento di Formentini dal Carroccio, in polemica con le spinte indipendentiste della "Padania". Gli anni successivi a quelli come sindaco di Milano segnarono comunque un lento declino dell'importanza a livello politico di Formentini: si avvicinò prima al gruppo dei Democratici di Arturo Parisi, poi all'Ulivo e alla Margherita. Quindi si era allontanato anche dall'esperienza del centrosinistra, aderendo nel 2008 alla Democrazia cristiana per le autonomie di Gianfranco Rotondi.