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La fuga di Giacomo Bozzoli

La storia di Giacomo Bozzoli: l’omicidio dello zio Mario, la fuga dopo la condanna e l’arresto a Soiano

Giacomo Bozzoli è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dello zio Mario Bozzoli, ucciso nel 2015 a Marcheno (Brescia). Scappato dopo la lettura della sentenza, è stato ritrovato l’11 luglio dopo undici giorni di latitanza. Era nella sua villa di Soiano.
A cura di Ilaria Quattrone
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Mario Bozzoli (a sinistra) e Giacomo Bozzoli (a destra)
Mario Bozzoli (a sinistra) e Giacomo Bozzoli (a destra)
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Giacomo Bozzoli, 39 anni, è stato condannato all'ergastolo dalla Corte di Cassazione per l'omicidio dello zio Mario Bozzoli, ucciso nella fonderia di famiglia nell'ottobre del 2015. Dopo la lettura della sentenza dell'1 luglio 2024, i carabinieri si sono presentati a casa di Bozzoli e non lo hanno trovato. L'uomo era scappato all'estero con la famiglia a bordo della sua Maserati, dopo una vacanza in Spagna con la compagna Antonella Colossi e il figlio di 9 anni, rientrati poi in Italia il 5 luglio. Bozzoli è stato ritrovato nel pomeriggio di giovedì 11 luglio, dopo 11 giorni di latitanza, nella sua super villa di Soiano sul Lago (in provincia di Brescia).

La scomparsa di Mario Bozzoli

Mario Bozzoli era un imprenditore di 52 anni, scomparso dalla fonderia di famiglia la sera dell'8 ottobre 2015. L'ultimo contatto risale alle 19.12 di quel giorno quando ha telefonato alla moglie Irene dicendole di essere in ritardo e che, dopo una doccia, l'avrebbe raggiunta in un ristorante sul Garda. Non vedendolo arrivare e non riuscendo a contattarlo, la donna ha lanciato l'allarme. A insospettire i carabinieri, è stato soprattutto il fatto che le telecamere di sorveglianza dell'azienda non hanno mai ripreso l'uscita dell'imprenditore.

Mario Bozzoli
Mario Bozzoli

I sospetti sul nipote di Mario, Giacomo Bozzoli

Fin da subito gli inquirenti hanno ipotizzato che Mario Bozzoli fosse stato ucciso. Per gli investigatori è stato ucciso e gettato nel forno grande della fonderia. Giacomo Bozzoli è stato accusato di omicidio volontario e premeditato e di distruzione del cadavere. Il 39enne si è sempre dichiarato innocente. Per la Procura avrebbe aggredito lo zio vicino ai forni e avrebbe incaricato un operaio che, dietro compenso, l'avrebbe gettato nel forno grande.

Il movente sarebbe di natura economica. Ci sarebbero infatti stati alcuni dissidi familiari legati proprio alla gestione dell'azienda. Nel corso del processo, anche un'ex fidanzata di Giacomo Bozzoli ha confermato i dissapori tra il nipote e lo zio.

La morte dell’operaio esperto Giuseppe Ghirardini

La sera della scomparsa di Mario Bozzoli, c'erano altri operai. Tra loro, Giuseppe Ghirardini: addetto al forno grande della fonderia e l'ultimo ad aver visto l'imprenditore. L'uomo è scomparso una settimana dopo: il suo cadavere è stato trovato nei boschi di Case di Viso il 18 ottobre 2015. È stato ucciso da una capsula di cianuro che è stata rinvenuta nel suo stomaco. Per questo caso è stato aperto un fascicolo per istigazione al suicidio a carico di Alex e Giacomo Bozzoli che è stata poi archiviato nonostante le opposizioni della famiglia.

Giuseppe Ghirardini
Giuseppe Ghirardini

Le indagini per la scomparsa di Mario Bozzoli

Fondamentali, come dicevamo, le telecamere di sorveglianza. Queste non hanno ripreso l'uscita di Mario Bozzoli. Inoltre sarebbero state orientate verso punti morti. Inizialmente gli indagati sono stati quattro: due operai e due nipoti dell'imprenditore. A sette anni dai fatti, l'unico imputato per omicidio è stato il nipote Giacomo.

Per gli inquirenti Mario Bozzoli è stato gettato nel forno anche se dalle analisi non sono emerse tracce biologiche. Per questo motivo, i periti del Tribunale hanno poi chiesto di procedere con un esperimento: gettare il corpo di un maiale con vestiti simili a quelli dell'imprenditore e analizzarne le conseguenze.

La fonderia dove è avvenuto l'omicidio
La fonderia dove è avvenuto l'omicidio

Il processo per l’omicidio Mario Bozzoli

Nel 2020 Giacomo Bozzoli è stato rinviato a giudizio. Il processo è iniziato a gennaio 2021. Durante le udienze, alcuni familiari hanno raccontato dei dissidi familiari. Sono stati ascoltati anche gli operai che spesso si sono contraddetti sugli orari. Uno di loro, tra i sospettati, ha per esempio spostato l'orario in cui ha visto per l'ultima volta l'imprenditore. Nel 2022 la Procura ha chiesto la condanna all'ergastolo per Giacomo Bozzoli. Richiesta che viene accolta. L'uomo è stato poi condannato anche in secondo grado all'ergastolo.

La simulazione del delitto Bozzoli: il maiale vivo gettato nel forno

Considerato che non sono state trovate tracce biologiche nel forno, i periti del Tribunale hanno deciso di compiere un esperimento per verificare l'ipotesi dell'accusa, ossia che il corpo di Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno. È stato utilizzato un maiale, vestito con indumenti simili a quelli indossati dall'imprenditore e gettato nel forno: questa decisione ha scatenato le proteste degli animalisti.

A ogni modo, quel giorno non ci sono state esplosioni né puzza fino a quando non è stata sollevata la cappa del forno: si è verificava una "fumata anomala" come quella avvenuta la sera dell'omicidio.

La condanna definitiva per Giacomo Bozzoli

L'1 luglio 2024 la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciato sul caso di Mario Bozzoli. I giudici hanno confermato l'ergastolo per Giacomo Bozzoli, che si è sempre dichiarato innocente. Dopo la lettura del dispositivo, i carabinieri si sono presentati in casa sua a Soiano del Lago e non lo hanno trovato.

La fuga con la moglie e il figlio di 9 anni

Nella sua abitazione, infatti, non sono stati trovati né lui né la compagna Antonella Colossi e il figlio di 9 anni, scappati con lui e poi rientrati il 5 luglio in Italia alla stazione Centrale di Milano: la donna, 41 anni, ha raccontato agli inquirenti di aver fatto ritorno dalla città spagnola di Marbella, dove hanno soggiornato all'hotel Hard Rock. "Siamo stati insieme lì fino alla lettura del verdetto, poi non so dove sia andato", ha spiegato: "Ero sotto shock, non ricordo".

La convivente potrebbe essere ritenuta responsabile a titolo di concorso se venisse provato un suo coinvolgimento morale o materiale nella fuga: il figlio, poco dopo, è stato interrogato e ha confermato la versione della madre. Mentre le ricerche di chi indaga si sono concentrate soprattutto sulla zona dei Balcani e sulla via che dalla penisola iberica porta in Marocco.

Giacomo Bozzoli arrestato nella sua villa a Soiano dopo 11 giorni di fuga

L'imprenditore condannato all'ergastolo per l'omicidio dello zio Mario, dopo 11 giorni di latitanza, è stato trovato e arrestato nella propria villa di Soiano del Lago, a due passi dal lago di Garda. Era nascosto dentro il cassettone del letto. Rannicchiato e senza vestiti, stringeva un borsello con 50mila euro in contanti tra le mani.

L'uomo, catturato dai carabinieri, non aveva intenzione di costituirsi e si è dichiarato innocente. A tradirlo, forse, è stato il desiderio di rivedere il figlio di 9 anni, rientrato precedentemente in Italia con la mamma e interrogato poche ore prima dagli inquirenti.

La testimone austriaca che non è ancora stata ascoltata

Dopo i primi giorni trascorsi nel carcere bresciano Canton Mombello, Bozzoli è stato trasferito in quello milanese di Bollate. Gli inquirenti stanno aspettando un miglioramento delle sue condizioni di salute per poter parlare con lui. Sono ancora molti i punti che devono essere chiariti in merito alla latitanza, come il percorso fatto e gli eventuali aiuti che potrebbe aver ricevuto. Anche per questo motivo, la Procura ha aperto un fascicolo d'indagine per procurata inosservanza della pena al momento contro ignoti.

Tra le poche informazioni che sono state rese note in questi giorni, c'è quella di un presunto memoriale che l'imprenditore avrebbe scritto durante i giorni di latitanza in cui parla dell'esistenza di una testimone che, sostiene, lo scagionerebbe. Questa, che ai tempi della scomparsa di Mario Bozzoli lavorava per un'azienda di metalli con la quale Giacomo aveva rapporti commerciali, sarebbe pronta ad affermare che i 4.400 euro emessi dalla Banca centrale austriaca, trovati in possesso di Ghirardini e che collegherebbe la sua morte al 39enne (diventando un indizio di colpevolezza, dato che avrebbe così comprato il suo silenzio), non sono stati consegnati da lei.

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