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Caso Bozzoli, la strana morte di Ghirardini: “Era un momento bello, avrebbe rivisto il figlio”

Altri sei mesi di indagini cercheranno di chiarire il mistero attorno alla morte di Giuseppe Ghirardini, ex operaio della fonderia Bozzoli di Marcheno che venne trovato morto nei boschi di Ponte di Legno pochi giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro Mario Bozzoli, il cui corpo invece non è mai stato trovato. “Le vicende sono intrinsecamente legate”, dice a Fanpage.it l’avvocato della famiglia di Ghirardini, Maurizio Simini. Nessuno tra i famigliari dell’uomo crede che Ghirardini si sia suicidato: “Era un momento bello della sua vita. Era euforico, perché dopo diversi anni avrebbe rivisto il figlio”. Intanto uno dei due indagati per istigazione al suicidio nel caso Ghirardini, Giacomo Bozzoli, è a processo con l’accusa di aver ucciso lo zio Mario.
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A cura di Francesco Loiacono
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Da sinistra in alto: Mario Bozzoli, imprenditore scomparso nell'ottobre 2015 e il suo ex operaio Giuseppe Ghirardini, trovato morto pochi giorni dopo la misteriosa scomparsa
Da sinistra in alto: Mario Bozzoli, imprenditore scomparso nell'ottobre 2015 e il suo ex operaio Giuseppe Ghirardini, trovato morto pochi giorni dopo la misteriosa scomparsa

"Era un momento bello della sua vita. Era euforico, perché dopo diversi anni avrebbe rivisto il figlio". È questo il principale dubbio che attanaglia la famiglia di Giuseppe Ghirardini, ex operaio della fonderia Bozzoli di Marcheno trovato morto il 15 ottobre del 2015 nei boschi vicino a Ponte di Legno, nel Bresciano, con un'esca da caccia al cianuro nello stomaco. Una morte avvolta nel mistero, avvenuta a pochi giorni di distanza dalla scomparsa del suo ex datore di lavoro, l'imprenditore Mario Bozzoli, il cui corpo non è mai stato trovato. "Le due scomparse sono legate", dice a Fanpage.it Maurizio Simini, l'avvocato che rappresenta il figlio e l'ex moglie di Ghirardini nell'inchiesta per istigazione al suicidio che vede indagati i due nipoti di Mario Bozzoli, uno dei quali è anche a processo per l'omicidio e l'occultamento del cadavere dello zio.

Avvocato, il giudice per le indagini preliminari di Brescia ha deciso di non archiviare il caso, disponendo ulteriori indagini. Cosa si andrà a cercare?

Sono ulteriori sei mesi di indagini in cui la procura generale dovrà approfondire alcune circostanze relative alla morte di Ghirardini. Si tratterà di una valutazione approfondita che avverrà naturalmente anche sentendo altre persone, anche se non posso entrare nel dettaglio perché essendo state riaperte – ma in realtà non sono mai state chiuse – le indagini preliminari sono coperte da segreto istruttorio.

La famiglia di Ghirardini però non ha mai creduto al suicidio.

Nessuno dei famigliari stretti, le due sorelle e l'ex moglie, crede che si sia volontariamente tolto la vita. Ci sono tante incongruenze nella vicenda.

Quali sono i principali dubbi rispetto all'ipotesi del suicidio?

Ghirardini nei giorni precedenti alla sua morte era euforico perché dopo diversi anni avrebbe potuto vedere suo figlio, che vive in Brasile con l'ex moglie. In quel periodo c'era stata una ricomposizione dell'unità famigliare, certo sempre nell'ambito di una coppia separata. Era un momento bello della sua vita.

Le indagini sulla morte di Ghirardini sono state condotte in maniera approfondita?

Ho sempre detto che il procedimento per la morte di Ghirardini è stato sottovalutato, ma in realtà poteva essere l'anello debole della catena. L'ipotesi accusatoria alla base del processo a Giacomo Bozzoli è che si sia trattato di un omicidio pianificato nei minimi dettagli. Io credo che la morte di Ghirardini sia stata l'imprevisto nell'ipotesi del delitto perfetto, che però si dice che non esista: più che il delitto perfetto, ci sono le indagini imperfette.

Anche quelle sulla scomparsa di Mario Bozzoli sono state imperfette? E le due vicende sono legate?

Credo che la scomparsa di Bozzoli e la morte di Ghirardini siano intrinsecamente legate. Purtroppo anche nel caso Bozzoli ci sono state una serie di circostanze che hanno influenzato le indagini. Il pubblico ministero dell'epoca, poi morto per cause naturali, non ha fatto presidiare subito la fonderia: per 4-5 giorni i forni avevano continuato ad andare. Mentre sappiamo che nel caso di un delitto le prove solitamente si trovano nell'immediatezza dei fatti, entro il giorno successivo.

Ghirardini è stato presumibilmente uno degli ultimi a vedere in vita Mario Bozzoli.

Sì, lui e altri due operai della fabbrica, che erano stati inizialmente indagati nella vicenda della scomparsa dell'imprenditore (ma la cui posizione è stata poi archiviata, ndr). C'è un'intercettazione ambientale in cui i due dicono: "Se il Beppo (che è come veniva chiamato Ghirardini) dice qualcosa di sbagliato siamo nei casini".

Seguirà quindi con attenzione anche il processo a carico di Giacomo Bozzoli?

Certo, siamo interessati al processo principale in Corte d'Assise perché verrà sviscerata anche la circostanza della morte di Ghirardini. Sarà però un processo molto difficile, è un processo indiziario e la difesa è molto agguerrita.

E rispetto all'inchiesta sulla morte di Ghirardini, quali sono le sue sensazioni? 

Purtroppo il reato di istigazione al suicidio è già di per sé molto labile, difficile da dimostrare. Il gip ha però voluto rivalorizzare una morte decisamente strana. Anche la procura generale nel chiedere l'archiviazione lo aveva fatto per mancanza di indizi, perché riteneva di non potere sostenere l'accusa in un processo. Noi non siamo a caccia di un colpevole, ma le indagini non hanno fatto chiarezza. Se poi verrà fuori che Ghirardini si è tolto la vita autonomamente ne prederemo atto.

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