Dall'arancione, anche rafforzato, al rosso. La prospettiva per la Lombardia di finire nella massima fascia di rischio per quanto riguarda la diffusione della pandemia di Covid-19 sembra essere molto concreta. La decisione sarà presa, come sempre, solo dopo il consueto monitoraggio settimanale della Cabina di regia in programma il prossimo venerdì 5 marzo, come spiegato anche dal presidente Attilio Fontana. Il governatore leghista da un lato dice che "per il momento la situazione è arancione", dall'altro sta cercando di correre ai ripari istituendo localmente zone arancione rafforzate, che potrebbero essere ampliate in caso di peggioramento. Chissà però se saranno sufficienti a frenare quella che, specie in alcune zone come Brescia (dove oggi si sono toccati i 1325 i nuovi positivi, un record in negativo) e Como, sembra la terza ondata della pandemia.

Aumentano i nuovi contagi e i ricoveri

Da giorni ormai i segnali di un evidente peggioramento della situazione epidemica in Lombardia sono sotto gli occhi di tutti. Gli ultimi dati li ha forniti il bollettino giornaliero di oggi, mercoledì 3 marzo: i nuovi contagi sono stati 4.590, trainati dalla variante inglese che secondo quanto rivelato dalla vice presidente Letizia Moratti in Lombardia causa il 64 per cento del totale dei casi. I pazienti Covid ricoverati nei reparti in terapia intensiva hanno superato quota 500 (sono 506, più 30 rispetto a ieri e 100 in più rispetto a una settimana fa, il 25 per cento in più), quelli ricoverati negli altri reparti sono 4.545 (più 137 rispetto a ieri e 599 in più rispetto a una settimana fa, il 15 per cento in più).

Agenas: percentuale di occupazione dei posti letto sopra la soglia

Stando ai dati pubblicati da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), la percentuale di posti letto occupati da pazienti Covid in Lombardia sia in Terapia intensiva sia negli altri reparti è superiore alla soglia critica individuata dal decreto del Ministro della Salute del 30 aprile 2020. Nello specifico le terapie intensive risultano occupate al 36 per cento (più 2 per cento rispetto all'ultima rilevazione di ieri), contro una soglia del 30 per cento, e i posti letto negli altri reparti risultano occupati al 42 per cento (più 1 per cento rispetto all'ultima rilevazione) contro una soglia fissata al 40 per cento.

Perché la Lombardia è passata in fascia arancione e perché rischia il rosso

Lo scorso venerdì la Regione Lombardia è tornata in zona arancione (dopo un mese di zona gialla) non tanto per l'indice di contagio Rt (che si è attestato a 0,84, sotto la soglia critica 1), quanto perché diversi altri indicatori usati per "fotografare" la diffusione del virus hanno mostrato segni di peggioramento: l'incidenza di casi su 100mila abitanti, il trend di casi e focolai in aumento e la percentuale di occupazione dei posti letto in terapia intensiva. Gli algoritmi relativi alla probabilità di diffusione, classificata "moderata", e alla valutazione di impatto classificata "alta" hanno determinato per la Lombardia uno scenario di "rischio alto", che collegato all'indice Rt inferiore a 1 ha determinato la zona arancione.

Aumenta l'incidenza a 7 e 14 giorni

Rispetto all'ultimo monitoraggio della scorsa settimana, tuttavia, diversi parametri sembrano essere peggiorati. Se l'incidenza di casi a 7 giorni per 100mila abitanti in tutta la Lombardia era pari a 171,29, lontana dalla soglia di 250 che fa scattare misure come la chiusura delle scuole (secondo l'ultimo Dpcm varato dal presidente del Consiglio Mario Draghi), una nuova rilevazione aggiornata a oggi dalla fondazione Gimbe mostra come l'incidenza in Lombardia, in questo caso su base bisettimanale, relativa alle settimane 17 febbraio – 3 marzo sia superiore alla media nazionale.

Sono inoltre diverse le province e i comuni della Lombardia dove la soglia di 250 casi ogni 100mila abitanti a 7 giorni è già stata superata: le province di Brescia e Como (dove è in vigore fino all'8 marzo la zona arancione rafforzata) e anche quelle di Mantova e Monza e Brianza. In generale, le valutazioni di impatto e la probabilità di diffusione non sembrano poter essere rivalutate al ribasso. Stante un'incidenza di casi settimanali che si mantiene ampiamente superiore ai 50 ogni 100mila abitanti (il valore in cui secondo l'Iss è possibile tornare a effettuare un'efficace attività di tracciamento), se l'indice Rt dovesse salire oltre il valore di 1,25 nel suo estremo inferiore per la Lombardia scatterebbe la zona rossa. Una situazione che, secondo il consulente al piano vaccinale Guido Bertolaso, è in realtà già "un fatto" in un paio di province lombarde, e si avvia a diventare realtà in tutta Italia, Sardegna esclusa.