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Nuovo stadio di San Siro

Perché Milan e Inter preferiscono spendere un miliardo per due nuovi stadi invece di ristrutturare San Siro

Il futuro di Milan e Inter sembra ormai destinato a essere lontano dal quartiere San Siro di Milano. L’architetto Joseph Di Pasquale ha spiegato a Fanpage.it perché la decisione di costruire i nuovi impianti (che prevedono una spesa vicina al miliardo di euro ciascuno) potrebbe rivelarsi più economica rispetto alla ristrutturazione del ‘Meazza’.
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A cura di Enrico Spaccini
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Lo stadio 'Giuseppe Meazza' di San Siro e il progetto del nuovo impianto del Milan a San Donato Milanese
Lo stadio ‘Giuseppe Meazza' di San Siro e il progetto del nuovo impianto del Milan a San Donato Milanese
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Nuovo stadio di San Siro

Il nuovo stadio del Milan a San Donato Milanese sta diventando ogni giorno più concreto. Il club guidato da Gerry Cardinale lo scorso venerdì 9 febbraio ha perfezionato l'acquisto dell'area San Francesco per una cifra di poco inferiore ai 40 milioni. Si stima che l'intero progetto, che non prevede solo lo stadio (cui inaugurazione è prevista per il 2028) ma in pratica un quartiere in miniatura fatto di negozi, hotel e la sede della società stessa, potrebbe arrivare a costare un miliardo di euro. Intervistato da Fanpage.it l'architetto Joseph Di Pasquale ha spiegato perché nonostante queste cifre così alte per il Milan, e poi anche per l'Inter, potrebbe essere più conveniente costruire un nuovo impianto piuttosto che ristrutturare il ‘Giuseppe Meazza' di San Siro come invece vorrebbe il sindaco di Milano Beppe Sala.

L'architetto Joseph Di Pasquale (foto da LinkedIn)
L'architetto Joseph Di Pasquale (foto da LinkedIn)

Perché le società preferiscono spendere così tanto quando ristrutturare il ‘Meazza’ di San Siro costerebbe molto meno?

Certamente un intervento di questo tipo comporterebbe costi molto ingenti sia immaginando di realizzare un edifico completamente da zero e sia ristrutturando lo stadio esistente. Come tutti possono immaginare però intervenire su un edificio se da un lato consente di partire già da qualcosa di esistente, dall'altro può presentare molte incognite sia per la difficoltà di adattare le vecchie strutture alle nuove esigenze e sia per i rischi che intervenire su una struttura vecchia può presentare, come dal punto di vista della sicurezza sismica o della sostenibilità dei materiali utilizzati.

Il Real Madrid, ad esempio, che qualche anno fa ha deciso di ristrutturare il vecchio ‘Santiago Bernabeu' e oggi si trova con costi e tempi che sono raddoppiati rispetto alle stime iniziali e con una spesa che ha raggiunto e superato il miliardo di euro. Quindi non è sempre detto che ristrutturare costi meno che costruire da zero, anzi, molto spesso è vero il contrario.

Ma il problema non è solo legato a costi e tempi ma anche alla qualità del risultato che si otterrebbe.

Il ‘Meazza' è una specie di Matrioska costituita da tre edifici uno dentro l’altro. Il più antico, il primo anello risale addirittura al 1925, a cento anni fa, il terzo a 30 anni fa. I tre edifici hanno materiali, geometrie e caratteristiche diverse tra di loro. Questa particolare struttura rende estremamente rischiosa la ristrutturazione non soltanto per i maggiori costi ma soprattuto perché a fronte di questi costi non si otterrebbe comunque un risultato adeguato alle necessità di uno stadio moderno nel quale al di sotto delle tribune deve trovare posto un intero ‘mondo' fatto di spazi commerciali, ristorazione, spazi per meeting, palestre, che devono essere realizzati al fine di ottimizzare la gestione durante tutta la settimana e rendere finanziariamente sostenibile l’operazione.

Come sarebbe il nuovo stadio del Milan a San Donato Milanese
Come sarebbe il nuovo stadio del Milan a San Donato Milanese

Cosa deve cambiare assolutamente la ‘Scala del calcio' per continuare a essere competitiva e per provare a trattenere Milan e Inter?

Realizzare un nuovo stadio unificato Inter e Milan vicino all’attuale ‘Meazza' senza però demolirlo, ma ripensandolo e adattandolo per altre attività, sarebbe a mio parere una grandissima occasione per far sì che ‘San Siro' come brand (che è di proprietà pubblica) resti un nome legato alla ‘Scala del calcio' e quindi a Milan ed Inter.

Questo consentirebbe alle squadre di avere una struttura efficiente, ma dall’altro lato l’interesse pubblico capitalizzerebbe la prossimità fisica con il nuovo stadio. Si tratterebbe di mantenere solo gli elementi più iconici della sua architettura al fine di contenere funzioni non più legate alle partite ma ad attività di tipo ricreativo e di entertainment, una sorta di ‘San Siro Park' tematizzato proprio sui valori positivi e inclusivi dello sport e del calcio. I grandi player internazionali si contendono il business del tempo libero e dell’etertainment a livello globale e una città come Milano manca gravemente di questo genere di attività e questa rappresenterebbe un'occasione straordinaria.

Guardando anche ai nuovi stadi di proprietà sorti in Italia (come a Torino l'Allianz Stadium Juventus) e nel resto d’Europa, il design del ‘Meazza’ può essere considerato ancora al passo con i tempi?

L’aspetto esteriore è oggi fortemente caratterizzato dal terzo anello che è parecchio datato e, dal punto di vista prettamente architettonico, non particolarmente aggraziato con quelle punte rosse dei contrappesi strutturali posti ai quattro angoli.

La parte sicuramente più preziosa dal punto di vista architettonico e anche più bella ed elegante è costituita dal perimetro del secondo anello progettato da Amando Ronca nel 1953 caratterizzato dalla sequenza di rampe sovrapposte che avvolgono la struttura. Sicuramene in una demolizione parziale e selettiva questo sarebbe a mio parere un elemento iconico da preservare.

Lo stadio 'Giuseppe Meazza' di San Siro
Lo stadio ‘Giuseppe Meazza' di San Siro

Ma come abbiamo già detto, il design di uno stadio (ma anche di una qualsiasi altra architettura) non riguarda solo gli aspetti estetici ma soprattutto la sua struttura e la sua versatilità agli usi e alla modalità di gestione necessari per farlo vivere. E da questo punto di vista la ‘Matrioska Meazza' presenta dei grossi deficit praticamente impossibili da recuperare.

Perdere un’icona dello sport e della città come la ‘Scala del calcio' non potrebbe rivelarsi dannoso per le società calcistiche?

Sì, su questo sono del tutto d’accordo ma la ‘Scala del calcio' è legata al brand ‘San Siro' il quale non deriva dallo stadio attuale ma dal il nome del quartiere che lo ospita. È per questa ragione che immaginare un nuovo stadio costruito di fianco a quello esistente senza demolire il ‘Meazza' la soluzione ideale perché consentirebbe alle squadre di non perdere il brand ‘San Siro' e alla parte pubblica di valorizzare dal punto di vista immobiliare a struttura esistente beneficiando della prossimità con il nuovo stadio e con i flussi di visitatori che questo genererà.

Il suo Guangzhou Circle è diventato un simbolo della metropoli anche grazie al legame con la tradizione che è riuscito a preservare. Questo suo lavoro può essere considerato la prova che anche i nuovi progetti possono farsi testimoni di una cultura radicata nella società?

Direi che questa domanda ha colto perfettamente l’essenza di questo edificio e di quella che io chiamo ‘sostenibilità culturale' che a mio avviso è la base e il presupposto fondamentale di ogni altro tipo di sostenibilità. Il Guangzhou Circle, pur essendo un edifico contemporaneo, è diventato nel giro di soli 10 anni il simbolo più iconico e riconoscibile di un’area metropolitana, quella di Canton, di oltre 20 milioni di abitanti e nel quale ogni cinese sente risuonare qualcosa che gli appartiene dal punto di vista della sua cultura e della sua tradizione, ma attualizzato nel presente e proiettato nel futuro.

Tornando a Milano e a San Siro, penso che la soluzione di realizzare un nuovo stadio di fianco al ‘Meazza' e di capitalizzare questa prossimità a beneficio di entrambe le parti sia un win-win che sarebbe importante perseguire, e che unirebbe tradizione del passato, efficienza del presente e proiezione nel futuro.  Ma come dicevamo, ci vorrebbe un po’ di immaginazione.

Il Guangzhou Circle di Joseph Di Pasquale (foto da JDP Architects)
Il Guangzhou Circle di Joseph Di Pasquale (foto da JDP Architects)
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