La lettera di un ex detenuto di Brescia: “22 ore chiusi in quattro in una cella con 38 gradi, preferiamo morire”

La nostra redazione ha ricevuto una lettera firmata da Walter Monaco, ex detenuto del carcere di Brescia, che denuncia le condizioni di vita all'interno degli istituti penitenziari italiani durante i mesi estivi. Nel testo, indirizzato anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, l'autore descrive quella che definisce una "giornata tipo" trascorsa nel carcere Canton Mombello, tra sovraffollamento, caldo estremo e difficoltà nella gestione della quotidianità. Una situazione similare a quella che esisterebbe nel carcere di Opera, scrive, dove i detenuti sono costretti a lavarsi con gli idranti.
Pubblichiamo la sua testimonianza perché contribuisce al dibattito sulle condizioni delle carceri italiane e sul rispetto della dignità delle persone detenute. Se desideri condividere una testimonianza o segnalarci una situazione di interesse pubblico, puoi scriverci a segnalazioni@fanpage.it o cliccare qui.
La lettera dell'ex detenuto
Oggi a Brescia ci sono 37 gradi, il caldo fa scottare le sbarre oramai ingiallite per tutto il sole preso nel corso degli anni. Il provvedimento di Nordio e del DAP sulla chiusura delle celle si fa sentire sempre più: se prima potevamo muoverci e camminare lungo i corridoi delle sezioni, oggi siamo definitivamente chiusi in quattro in una cella per due persone.
Da settembre a giugno almeno è possibile frequentare i corsi, andare a scuola, lavorare, ma ora siamo a metà luglio. Fuori dalla finestra del carcere non si vede anima viva, sono le 12:00 e il caldo è rovente. Ti scotti i piedi anche all'interno delle celle, le persone normali fuori evitano di uscire, noi siamo qui, chiusi in un limbo senza fine. Mentre Stefano si sta lavando, a me scappa la pipì, ma devo trattenermi perché le docce a Brescia sono disposte sopra le turche quindi o vai in bagno o fai la doccia. Tra l'altro ieri dentro il nostro bagno vedevo due scarafaggi che litigavano per accaparrarsi una briciola di pane.
Sono le 13:00 tra poco si potrà andare all'aria, all'interno di quella fossa chiamata Canton Mombello dove il calore e il cemento provocano un'afa tremenda tanto che la gente a volte vomita per il calore intenso che si propaga. Vorrei prima farmi una doccia, però sto vedendo ora che Michele è andato in bagno, quindi dovrò attendere ancora qualche minuto. Per i piatti cosa dobbiamo fare Angelo? Mi risponde: "Lo sai che o si cucina o si lavano i piatti oppure attendiamo che gli altri facciano prima la doccia e poi i bisogni".
Sono le 14:00 e per via dei 38 gradi abbiamo deciso di rimanere chiusi in cella per altre 22 ore. Questo perché dopo il provvedimento di chiusura delle celle se salti l'ora d'aria nei mesi estivi significa non uscire per altre 22 ore. Adesso uno dei nuovi provvedimenti è quello di togliere i frigoriferi dalle celle perché il DAP ha deciso che i frigoriferi possono diventare delle armi potenziali quindi non si può più bere dell'acqua fresca.
Dico a Stefano: "Ora vado in bagno e preparo qualcosa da mangiare per noi quattro". Mi risponde, dicendo di aspettare: "Devo pulire la turca perché ho avuto un attacco improvviso di dissenteria per via del caldo". Sono le 18:00, mancano solo 14 ore all'apertura delle celle.
Sono le 21:00, fuori ci saranno più o meno 30 gradi. Fatichiamo a dormire, siamo troppo stanchi per stare svegli, ma il caldo non ci fa chiudere occhio. Dico a me stesso che tra meno di 12 ore potrò recarmi presso il cortile per fare finalmente la mia ora d'aria… sempre se riuscirò a svegliarmi anche domani.