"Il mio nome era Beethoven, avevo solo sette anni. E insieme al mio papà vivevo in questa casa ed ero felice. Bastava uno sguardo per capirci. Sono stato avvelenato da qualcuno che non sa amare, ma solo odiare noi cani". Maxi Piro scrive e traduce in parole quello che secondo lui avrebbe detto il suo labrador, morto dopo aver ingerito del topicida o un'esca avvelenata durante una delle tante passeggiate al parco. Una lettera che l'uomo, un cantautore di Fagnano Olona (Varese), ha poi appeso sulla porta di casa.

Beethoven è morto dopo una settimana di agonia

Beethoven, così si chiamava il labrador, giovedì 18 febbraio ha iniziato a sentirsi male e a vomitare per la prima volta. L'agonia è durata una settimana ed è finita martedì 23 febbraio con la morte di Beethoven a causa di un'emorragia interna. Tutto il dolore dell'uomo ora è in questa lettera e nel suo post di Facebook: "Non mi scrivete solo per dirmi che devo accettare, dimenticare, o peggio lasciare perdere. Beethoven era mio figlio, chi lo ha ucciso, gira indisturbato per Fagnano e dintorni, e continua a fare la sua vita, rovinando la vita ad altri. Mentre chi amava la vita e il suo papà, non c'è più. Quindi ve lo chiedo per favore, non scrivetemi messaggi inutili e stupidi". Una vita trascorsa insieme tanto che Max Piro rifiuta lavori che lo avrebbero portato troppo lontano da casa e quindi da Beethoven. Non c'era posto in cui andava in cui non lo portava con sé. E durante il periodo di lockdown Beethoven è stato preziosissimo.

Avvelenato da qualcuno che non sa amare

Oggi amore e dolore sono riportate in quella lettere appesa alla porta. "Amavo sempre stare vicino a lui – dice Beethoven per mano di Max Piro -, anche quando viaggiava. Mi accucciavo sul sedile posteriore dell'auto e mi rilassavo, perché con papà mi sentivo sempre al sicuro". E ancora sui a Fagnano avevo conosciuto tante persone. E tutte mi salutavano e mi regalavano carezze. E io ero felice". Poi ha iniziato a stare male: "Sono stato avvelenato da qualcuno che non sa amare, ma solo odiare noi cani. Ho sentito il mio papà piangere e disperarsi, ma ormai era troppo tardi. Ora corro felice. Perché so che un giorno rivedrò il mio papà e nessuno più ci dividerà".