La lettera da Bollate dell’influencer Ivan Szydlik: “Denuncio l’illegalità in carcere, ora temo per la mia vita”

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Ivan Szydlik (foto da Instagram)
Ivan Errichiello, l’ex “re del reselling” degli orologi di lusso conosciuto come Ivan Szydlik, ha inviato una lettera alla redazione di Fanpage.it per spiegare la sua decisione di collaborare con la polizia penitenziaria. Da giugno 2024 è detenuto per truffa ed è stato trasferito in numerosi istituti a seguito di minacce e percosse.

"Ho visto detenuti vivere nella paura. Ho assistito a minacce, estorsioni, traffici di ogni genere, persone imporre il proprio potere con la violenza. Di fronte a tutto questo ho deciso di denunciare, facendo nomi e cognomi di chi continua a rendere il carcere un luogo governato dall'illegalità anziché uno spazio di recupero". A scrivere queste frasi in una lettera inviata alla redazione di Fanpage.it è Ivan Errichiello, noto anche come Ivan Szydlik, detenuto in carcere da giugno 2024 per truffa aggravata, autoriciclaggio e abusivismo finanziario. Un tempo conosciuto come il "re del reselling" degli orologi di lusso, gli ultimi due anni li ha trascorsi in diverse strutture penitenziarie lombarde, arrivando nei giorni scorsi in quella milanese di Bollate. Trasferimenti che, secondo Errichiello stesso e il suo legale Giampaolo Marra, sarebbero stati in larga parte dovuti alle minacce ricevute a seguito della sua decisione di collaborare con la polizia penitenziaria.

"In carcere traffici di ogni genere e sopraffazioni"

In ormai più di due anni di detenzione l'ex imprenditore è stato recluso in vari istituti, come San Vittore, Opera, a Como e anche a Bergamo. L'ultimo trasferimento lo ha portato di nuovo a Milano, ma questa volta a Bollate. Un carcere che il suo avvocato Marra ha descritto a Fanpage.it come "sicuramente diverso dai precedenti" e nel quale "potrà cominciare un percorso che lo porterà ad avere un reinserimento proficuo nella vita lavorativa". Per Errichiello, però, "significa soprattutto una cosa: essere finalmente vicino a casa, vicino alla mia città e, almeno idealmente, vicino alla mia famiglia".

Durante queste esperienze nelle strutture carcerarie lombarde, l'ex "re del reselling" si sarebbe scontrato con diverse "forme di sopraffazione tra detenuti, i più potenti contro i più piccoli", come ha spiegato l'avvocato Marra, "che poi sfociavano in altre attività illecite". Lo stesso Errichiello ha raccontato nella sua ultima lettera di aver assistito "a minacce, estorsioni, aggressioni", ma anche di aver visto "telefoni cellulari utilizzati illegalmente, traffici di ogni genere, regole ignorate e sopraffazioni quotidiane", e così ha deciso di denunciare: "L'ho fatto davanti all'autorità giudiziaria, facendo nomi e cognomi".

"Mi spostano continuamente, ma ancora temo per la mia vita"

Una presa di posizione che, ha continuato Errichiello, avrebbe avuto conseguenze dirette sulla sua detenzione e sulla sua sicurezza: "Mi sono arrivate minacce in ogni istituto in cui sono transitato e continuano ancora oggi, tanto da essere stato continuamente spostato. E ancora oggi mi sento in pericolo e temo per la mia vita". L'avvocato Marra ha spiegato che dalla sua collaborazione con la giustizia "sono scaturiti procedimenti penali", ma allo stesso tempo "lo ha messo a rischio ritorsione e il trasferimento non lo elimina".

In ogni struttura, infatti, Errichiello sarebbe stato tenuto nei settori protetti. Nonostante questo, ha continuato Marra, "ha ricevuto minacce dirette e subito alcuni episodi di violenza fisica, a livello di percosse. Cose che ha denunciato all'autorità giudiziaria, che poi dovrà accertare come stanno effettivamente le cose". Per l'ex imprenditore, però, la decisione di collaborare ormai è stata presa: "Se davvero voglio ricostruire la mia vita, non posso più scegliere il silenzio".

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