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Dipendente del Tribunale di Milano indagato per 989mila euro, la difesa: “Era l’ultima ruota del carro”

Dipendente del Tribunale di Milano indagato per il tentato dissequestro di 989mila euro. L’avvocato difensore Roberto Grittini a Fanpage.it: “Non aveva alcun potere decisionale, è solo la punta dell’iceberg”.
Immagine di repertorio
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La perquisizione nell'ufficio del dipendente del Tribunale di Milano indagato per la presunta sottrazione di denaro dal Fondo Unico Giustizia gestito da Equitalia "è stata interrotta e non è ancora ripresa". A comunicarlo a Fanpage.it è stato Roberto Grittini, uno degli avvocati difensori di D. B., il 54enne accusato di tentata truffa e falso con l'aggravante mafiosa.

Invitando alla prudenza nella valutazione della vicenda, il legale ha poi sottolineato il ruolo marginale che, a suo dire, avrebbe avuto il proprio assistito all'interno dell'amministrazione giudiziaria: "Il mio cliente, che al momento si trova in Sicilia, è conosciuto come ‘l'autista del Tribunale' perché questo era: l'ultima ruota del carro. Non ha potere decisionale e non avrebbe avuto le competenze per agire in autonomia". Poi: "Potrebbe essere solo la punta dell'iceberg".

Le indagini

Il dipendente del Tribunale, un 54enne in servizio nell'area che si occupa di confische, sequestri e dissequestri, è indagato per tentata truffa e falso con l'aggravante mafiosa. Secondo l'ipotesi della Procura, avrebbe compilato il modello C, un documento utilizzato per richiedere il dissequestro di somme di denaro, per ottenere lo svincolo di 989mila euro che erano stati confiscati solo pochi giorni prima.

La somma, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe dovuta confluire sul conto corrente di una persona condannata in via definitiva per associazione mafiosa e ritenuta coinvolta nell'aiuto alla latitanza del boss della ‘ndrangheta Domenico Condello. L'intervento degli uffici competenti ha, però, impedito che il denaro venisse trasferito e la cifra è rimasta bloccata nel Fondo Unico Giustizia.

Il 54enne, assistito dagli avvocati Roberto Grittini e Rocco Romellano, avrebbe poi sostenuto di aver agito in buona fede e di aver ricevuto indicazioni da altre persone per la compilazione e la firma della documentazione necessaria al dissequestro. Tra gli indagati figura anche Massimiliano Richichi, mentre il dipendente del Tribunale ha dichiarato di non conoscerlo. La Procura di Milano sta ora verificando se possano essere emerse, anche in passato, altre anomalie o eventuali ammanchi nelle procedure relative alla gestione delle somme sequestrate. Gli accertamenti, dunque, proseguiranno attraverso l'analisi della documentazione acquisita durante le attività investigative.

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