Tenta di rubare un milione di euro per la ‘ndrangheta, indagato un dipendente del Tribunale di Milano

Si aggrava la posizione del funzionario amministrativo in servizio presso l'Ufficio Gip del Tribunale di Milano, indagato dalla Direzione distrettuale antimafia per il presunto tentativo di appropriarsi di circa 989 mila euro sottoposti a confisca e destinati al Fondo Unico Giustizia. Oltre alle ipotesi di tentata truffa e falso, gli inquirenti gli contestano ora anche l'aggravante di aver agevolato la ‘ndrangheta.
Secondo quanto emerso dagli atti della perquisizione eseguita nei giorni scorsi e come anticipato dai Tg di Telelombardia e Antenna3, il dipendente avrebbe cercato di far destinare la somma a un uomo ritenuto vicino alla cosca Condello, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e per aver favorito la lunga latitanza del boss Domenico Condello.
L'inchiesta della Dda
L'indagine, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Stefano Ammendola, è nata dopo una segnalazione di Equitalia Giustizia, l'ente che gestisce i beni e le somme confiscate attraverso il Fondo Unico Giustizia.
Al centro dell'inchiesta vi è un presunto tentativo di ottenere la restituzione di una somma di circa 989 mila euro, già sequestrata e successivamente confiscata nell'ambito di un procedimento per reati economici. Secondo la ricostruzione investigativa, il funzionario avrebbe compilato e trasmesso un modulo di restituzione intestato a una terza persona, la cui identità è ancora oggetto di accertamenti. L'anomalia è stata, però, rilevata da Equitalia Giustizia: la richiesta di restituzione risultava, infatti, incompatibile con il precedente provvedimento di confisca disposto dall'autorità giudiziaria. La somma, di conseguenza, non è mai stata erogata ed è rimasta vincolata al Fondo Unico Giustizia.
Le verifiche del Tribunale
Ricevuta la segnalazione, i vertici del Tribunale di Milano hanno accertato che non esisteva alcun provvedimento giudiziario che autorizzasse la restituzione del denaro e hanno trasmesso gli atti alla Procura, facendo partire l'inchiesta penale.
Giovedì scorso, il 16 luglio, i carabinieri hanno poi eseguito una perquisizione nell'ufficio occupato dal funzionario, al settimo piano del Palazzo di Giustizia, sequestrando documentazione ritenuta utile alle indagini. L'ufficio risulta attualmente sottoposto a sequestro, mentre il dipendente, con oltre vent'anni di servizio, sarebbe in ferie. Le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti comprendono il falso e profili di appropriazione indebita che, considerata la qualifica di incaricato di pubblico servizio, potrebbero configurare anche il reato di peculato.