Sottratti soldi al Fondo Giustizia per un clan, il dipendente del Tribunale di Milano: “Mi hanno detto di firmare”
Sarebbe esploso in lacrime durante un colloquio con i suoi avvocati, il dipendente del Tribunale di Milano che è accusato di aver sottratto denaro dal Fondo Unico Giustizia gestito da Equitalia. Sull'ufficio in cui lavorava, che si trova al settimo piano del Tribunale, sono stati posti i sigilli. Il settore di competenza del 54enne, accusato di tentata truffa e falso con l'aggravante mafiosa, è quello relativo alle confische, sequestri e dissequestri disposti dal Tribunale.
Per l'accusa, avrebbe compilato un modulo, il modello C, con cui avrebbe richiesto il dissequestro di una cifra di denaro, 989mila euro, che era stata soggetta a confisca solo qualche giorno prima. Con lui è indagato anche Massimiliano Richichi. L'amministrativo del Tribunale di Milano però sostiene di non conoscerlo.
L'uomo sull'accusa di tentata truffa: "Ho agito in buona fede"
Avrebbe anche aggiunto di aver agito in buona fede e di aver ricevuto indicazioni da altre persone. Altri gli avrebbero detto di compilare e firmare il modulo necessario a dissequestrare denaro.
Una richiesta anomala, perché priva di un provvedimento giudiziario che ne richiedeva la restituzione, che ha spinto Equitalia il 15 luglio scorso a chiedere spiegazioni alla presidenza della Sezione dei giudici per le indagini preliminari.
Quel denaro, stando alle indagini, sarebbe poi dovuto finire sul conto corrente di un uomo condannato in via definitiva per associazione mafiosa e che ha favorito la latitanza di Domenico Condello, boss della ‘ndrangheta. Fortunatamente, a seguito degli accertamenti, la cifra è rimasta bloccata nel Fondo.
Le indagini della Procura
La Procura sta inoltre verificando che non vi siano stati, anche in passato altri ammanchi o anomalie: per scoprirlo saranno passati al vaglio, i documenti sequestrati alcun giorni fa. Prossimamente il pubblico ministero Stefano Ammendola procederà con una nuova perquisizione nell'ufficio del 54enne, che era inquadrato come autista dei giudici per le indagini preliminari ma che nel tempo ha ricevuto altre mansioni da factotum per alcune pratiche.
L'uomo è assistito dagli avvocati Roberto Grittini e Rocco Romellano.