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3 Novembre 2020
12:25

La banda del buco di Milano: la rapina in banca rovinata da un imprevisto e la fuga nei tombini

Un piano studiato da tempo quello per la rapina in banca di questa mattina, 3 novembre, nel centro di Milano, che avrebbe dovuto fruttare un grosso bottino. A rovinare i piani della banda è stato un imprevisto: la fuga di una dipendente che ha dato l’allarme. A quel punto i rapinatori, almeno sei e armati di pistola, hanno dovuto accelerare: hanno preso alcune cassette di sicurezza e sono scappati dallo stesso cunicolo scavato di notte per accedere alla banca, dileguandosi tra le fognature.
A cura di Salvatore Garzillo
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Non è semplice preparare un colpo simile. Per pochi minuti di azione ci sono settimane, a volte mesi di lavoro, di sopralluoghi attorno alla banca da svaligiare, di studio dei camminamenti sotterranei, del reticolato di fogne da sfruttare per arrivare e per sfuggire senza incrociare la polizia. E ovviamente c’è l’analisi del bottino, che è un capitolo a parte e trasforma un’idea in progetto reale. Serve una squadra di gente capace, non si improvvisa. Le indagini per la rapina alla banca Credit Agricole di piazza Ascoli, a Milano, partono proprio da qui, dalla ricerca dei professionisti del settore, con la speranza che abbiano lasciato anche una piccola traccia utile per la Scientifica.

L'imprevisto che ha rovinato il piano

Erano almeno 6 in azione ma è possibile che ci siano altri complici che hanno partecipato con un ruolo di pianificazione e logistica. Alle 8.30, pochi minuti dopo l’apertura, la banda è apparsa dal nulla entrando da un buco nel pavimento scavato durante la notte o, forse, durante l’intero weekend. Dentro c’erano solo il direttore e due dipendenti, una delle quali è riuscita a scappare quando ha sentito il capo urlare: "È una rapina!"Col volto coperto e armati di pistola hanno intimato ai due di consegnare tutti i contanti ma si sono dovuti accontentare delle cassette di sicurezza perché la cassaforte aveva l’apertura temporizzata, un dispositivo che impedisce a chiunque l’apertura al di fuori di una limitata finestra oraria. Strano che non avessero previsto questo dettaglio. Gli investigatori ritengono che ci siano due ipotesi: hanno ricevuto un’informazione sbagliata da un possibile basista oppure, molto più probabile, avevano intenzione di restare fino al momento dell’apertura del caveau ma sono stati "rovinati" dalla fuga della dipendente che ha dato l’allarme.

Il mistero del bottino

A quel punto hanno dovuto accelerare il piano e hanno portato via tutto quello che si poteva, sembra 20 cassette di sicurezza di cui non si conosce il contenuto. Neppure la polizia ne è ancora a conoscenza perché è un’informazione che hanno solo i proprietari. Quindi ai rapinatori potrebbe essere andata molto bene o potrebbe essere stato un fallimento totale. Pochi minuti dopo la chiamata della dipendente all’esterno sono arrivate diverse volanti, i residenti alle finestre hanno filmato i poliziotti che si preparavano con giubbotti antiproiettili e fucili M12. Ma non c’è stato tempo né modo per avviare una trattativa né tantomeno per fare irruzione. Dopo aver afferrato le cassette la banda ha svuotato un estintore per creare un diversivo ed è scappata facendo il percorso a ritroso, spuntando da un tombino chissà dove nella zona.

La fuga nei tombini

È probabile che si tratti di un accesso all’interno delle cantine di uno dei palazzi adiacenti, difficile che abbiano scelto un tombino sulla via che li avrebbe resi facilmente individuabili. Quando il direttore e la dipendente sono usciti ed è apparso chiaro a tutti che erano scappati, gli agenti hanno provato a intercettarli scendendo nelle fogne, come dimostrano i segni di fango sulla loro divisa, ma sotto l’asfalto c’è un’altra città di cunicoli che portano anche molto lontano. Niente, sono spariti nel nulla. Per ora. 

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