In Lombardia 300mila euro per restaurare mulini: “Vogliamo restituirli ai cittadini, alle scuole e ai turisti”

Cuore pulsante dell’agricoltura italiana, la Lombardia custodisce una storia rurale antichissima, le cui radici affondano nel Medioevo, quando i monaci bonificarono vaste aree paludose trasformandole in campagne fertili. Tra i simboli più rappresentativi di questa tradizione ci sono i mulini, monumenti storici dell’archeologia rurale e industriale che, sfruttando la vasta rete di fiumi e canali, hanno sostenuto per secoli l’economia locale. Non servivano soltanto a macinare cereali, ma azionavano anche segherie, torchi, fucine e numerose attività artigianali, diventando il cuore della vita delle comunità. Oggi in Lombardia se ne contano oltre 700 e, per tutelarli e valorizzarli, la Regione Lombardia ha approvato un bando e l’istituzione della Settimana regionale dei Mulini Storici. Lo stanziamento previsto è di 300mila euro complessivi per il triennio 2026-2028, anche se il contributo massimo erogabile è pari a 25mila euro; mentre per la Settimana regionale il contributo è di 60mila euro. Fanpage.it ha intervistato l'assessora alla Cultura di Regione Lombardia, Francesca Caruso, per parlare di come funziona il bando, quali sono gli obbiettivi e perché è importante valorizzare un patrimonio lombardo come quello dei mulini storici.
Com’è nata l’idea del bando e quali sono gli obiettivi principali?
Il bando nasce da un percorso istituzionale molto preciso: da un progetto di legge di iniziativa consiliare, presentato dal Consigliere Alessandra Cappellari come prima firmataria, e successivamente diventato la legge regionale n. 9 del 2026. Come Giunta abbiamo voluto tradurre rapidamente quella legge in interventi concreti. Questi beni rappresentano un'importante testimonianza della nostra identità culturale e svolgono una funzione sociale, culturale e territoriale di grande rilievo. Il bando, di carattere sperimentale, punta a sostenere la conservazione dei mulini storici attraverso interventi di manutenzione ordinaria delle strutture e delle loro componenti, a favorirne la fruizione culturale mediante l'acquisto di strumenti utili alla valorizzazione e a migliorarne l'accessibilità con interventi di allestimento, completamento e adeguamento degli spazi destinati alle attività culturali. Abbiamo stanziato complessivamente 360.000 euro nel triennio 2026-2028: 300.000 euro per il bando e 60.000 euro per la Settimana regionale dei mulini storici. L’obiettivo non è soltanto restaurare degli edifici, ma conservare, rendere accessibili e far conoscere luoghi che raccontano la storia produttiva della Lombardia e il rapporto profondo tra comunità, paesaggio e lavoro.
Come verranno usati i mulini una volta ristrutturati?
Non vogliamo assegnare a tutti i mulini una destinazione identica, perché ciascuno possiede una propria storia e presenta condizioni strutturali e funzionali differenti. Potranno tornare a essere luoghi visitabili, ospitare percorsi didattici, allestimenti, raccolte documentali ed eventi culturali oppure recuperare e raccontare la propria funzione originaria. Il filo conduttore è la fruizione pubblica: vogliamo restituire questi spazi ai cittadini, alle scuole e ai visitatori. Il bando finanzia interventi di recupero e manutenzione, allestimenti permanenti, strumenti per l’accessibilità, attrezzature e tecnologie per la visita, oltre alla digitalizzazione di cartografie, archivi e documenti storici. Possono partecipare enti pubblici, ecomusei riconosciuti e soggetti privati senza scopo di lucro che siano proprietari, titolari o gestori di mulini costruiti prima del 1948. Le domande ammissibili saranno finanziate con una procedura a sportello, seguendo l’ordine cronologico di presentazione e fino all’esaurimento delle risorse. Il contributo potrà raggiungere 25.000 euro e coprire fino al 50% delle spese. Le domande saranno valutate secondo l'ordine cronologico di presentazione e dovranno possedere tutti i requisiti previsti dal bando.
Perché è importante valorizzare i mulini come patrimonio culturale?
Un mulino non è soltanto un edificio antico: è un archivio costruito dentro il paesaggio. In un unico luogo possiamo leggere la storia dell’acqua, dell’agricoltura, dell’artigianato, del lavoro e delle comunità che hanno costruito la Lombardia. I mulini sono anche testimonianze dell’ingegno lombardo e della capacità di utilizzare le risorse naturali per produrre energia e lavoro, molto prima che la sostenibilità diventasse una priorità collettiva. Recuperarli non significa quindi guardare nostalgicamente al passato, ma trasformare questa eredità in un’opportunità di rigenerazione delle aree rurali, sviluppo locale e turismo culturale sostenibile. Il loro stretto legame con il paesaggio, le tradizioni produttive e le vocazioni dei territori li rende una testimonianza vivente non solo di un'eredità architettonica e tecnologica, ma anche di un patrimonio di saperi, tecniche, pratiche sociali e tradizioni che costituisce una parte fondamentale del nostro patrimonio culturale immateriale.
Tramandare questa tradizione agricola lombarda può coinvolgere i più giovani?
Certamente, a condizione di non presentarla come qualcosa di immobile o lontano dalla loro vita. Dentro un mulino i giovani possono vedere concretamente come una risorsa naturale diventa energia e lavoro, conoscere le filiere agricole e alimentari, incontrare i saperi artigianali e utilizzare le tecnologie digitali per documentare e raccontare questo patrimonio. Non parliamo soltanto di tradizioni agricole, ma di autentiche pratiche culturali che raccontano la storia delle nostre comunità. Proprio per questo la Settimana regionale dei mulini storici coinvolgerà scuole, famiglie e comunità attraverso laboratori didattici, dimostrazioni di molitura e delle antiche lavorazioni, incontri sulla memoria, iniziative culturali e attività dedicate al paesaggio rurale. Una tradizione si tramanda davvero non quando la si conserva in silenzio, ma quando la si rimette in movimento e la si rende interessante per le nuove generazioni.