Lunedì mattina, davanti all'aula del Consiglio regionale lombardo, Attilio Fontana si è difeso dalle accuse sul caso camici che lo vede indagato insieme al cognato Andrea Dini. Ha detto di non tollerare che si dubiti della sua integrità, ha parlato di informazione faziosa, ha ricordato le difficoltà nella gestione dell'emergenza, ringraziato medici e infermieri e infine rivendicato che, per la fornitura di materiale sanitario dall'azienda del parente, la Regione Lombardia non ha speso niente. Un'arringa che si è conclusa con la sua maggioranza in tripudio tra applausi e bandiere sventolate.

Fondi all'estero e scudo fiscale: il problema di trasparenza che Fontana ha "dimenticato" nel suo discorso

Ma Fontana nella sua relazione si è "dimenticato" di parlare dell'altra grande questione che i pubblici ministeri milanesi stanno approfondendo: quella dei soldi all'estero che il governatore voleva usare per risarcire di tasca sua il cognato per i mancati guadagni dovuti alla trasformazione del contratto di fornitura da 513mila euro in donazione a titolo gratuito. Nel suo discorso di un'ora non compare mai la parola "Svizzera", il paese dove si trova il conto con i capitali scudati nel 2015 attraverso la voluntary disclosure, e nemmeno "Bahamas", dove l'eredità da 5,3 milioni della madre si trovava in precedenza affidata a due trust aperti a partire dal 1997. Su questo tema Fontana non è indagato e al momento non risulta nulla di irregolare, ma da più parti è stata sollevato il problema, puramente politico, di un presidente di Regione che durante un'emergenza mondiale si occupa di conti all'estero di famiglia e capitali riportati dall'estero.

Nel 2017 il governatore fu multato dall'Anac per non aver dichiarato il suo patrimonio

Emerge poi un nuovo dettaglio, un fatto legato alla passate esperienza di Fontana da sindaco di Varese, che rischia di mettere ulteriormente in dubbio la trasparenza del politico leghista. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, nel 2017, quando era primo cittadino di Varese, Fontana avrebbe omesso di pubblicare il suo stato patrimoniale sul sito del Comune, come prevedono le normative. Se lo avesse fatto, sarebbero emersi i 5 milioni sottoposti a scudo fiscale in Svizzera nel 2015. Per questo l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, lo ha multato. Una sanzione da mille euro, poco più che simbolica al confronto con le cifre all'estero su cui gli inquirenti stanno facendo accertamenti. Insomma, il futuro governatore ha preferito sostenere il modico costo della multa, piuttosto che rischiare di rivelare un nuovo "tesoretto" da oltre 5 milioni comparso nel suo patrimonio.