Giuseppe Sala commise il falso di cui è accusato per la retrodatazione di due verbali quando era ad di Expo. Ma il reato è ormai prescritto. Questa la conclusione della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 21 ottobre, ha rigettato la richiesta di assoluzione nel merito da parte della difesa del sindaco di Milano, ma ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione.

I giudici rilevano la "pacifica falsità della data sugli atti oggetti d'imputazione", cioè i verbali che registravano la nomina di due commissari potenzialmente incompatibili. Se "il falso in oggetto non può neppure essere ritenuto innocuo e di conseguenza privo di rilevanza penale" tuttavia il reato contestato a Sala è ormai prescritto. L'ex commissario unico dell'Esposizione universale di Milano del 2015 – a luglio dello scorso anno era stato condannato a 6 mesi per falso, pena poi convertita in una sanzione pecuniaria da 45mila euro.

La vicenda risale al 2012, quando Sala aveva firmato i due documenti con data falsa per sostituire due commissari incompatibili nella gara per la Piastra dell'Expo, l'appalto più importante della manifestazione. Sala ha sempre sostenuto di averlo fatto perché, in caso contrario, probabilmente l'Expo non sarebbe partita nei tempi previsti. Per questo la sentenza di primo grado riconosceva che Sala avesse "agito per motivi di particolare valore morale o sociale", ma sottolineava anche che l'allora amministratore delegato fosse "consapevole delle illecite retrodatazioni"

La procura generale aveva fatto ricorso in appello contestando proprio la motivazione di valore morale e sociale. L'avvocato di Sala, Salvatore Scuto, in aula aveva chiesto ai giudici di assolvere Sala anche se il reato era prescritto, scontrandosi però con il procuratore generale Massimo Gaballo che aveva detto: "Se Sala vuole un’assoluzione nel merito rinunci alla prescrizione"