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Dava all’alunno con autismo del “disonesto” e “bugiardo”, la mamma vince in tribunale: sarà sostituto

“Bugiardo”, “Disonesto”: sono alcune delle parole utilizzate da un insegnante di sostegno a Milano che sarà sostituito così come disposto dal tribunale.
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Un insegnante di sostegno è stato ritenuto, con un'ordinanza cautelare d'urgenza, inidoneo alla gestione delle specifiche fragilità di un minorenne con disturbo dello spettro autistico con grave sintomatologia ansiosa dopo il ricorso presentato dalla madre e sarà, come stabilito dalla sezione civile del tribunale, sostituito. Stando a quanto ricostruito fino a questo momento, nel 2023 la donna cercava una scuola secondaria di primo grado che potesse consentire al figlio di proseguire il percorso bilingue e che fosse soprattutto una "realtà inclusiva con strumenti e competenze specifiche". 

Da qui, l'iscrizione alla Mile School che, come riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, sarebbe un istituto paritario del quartiere Barona. Qui un docente, subentrato al secondo anno, ha iniziato a rivolgersi all'alunno con espressioni svalutative come "disonesto" o "bugiardo". Lo ha inoltre accusato di "trasformare le cose per metterlo in difficoltà".

Parole che sono state dimostrate con documenti e registrazioni audio – reputate ammissibili – che sono state raccolte dallo stesso dodicenne utilizzando il proprio iPad. Le prove, raccolte lungo alcune memorie, per il Tribunale, confermano il "malessere" crescente provato dal minore e dimostrano che il rapporto che si era creato era "inidoneo a realizzare gli obiettivi" del Piano educativo individualizzato. Le stesse relazioni degli specialisti dell'Istituto Besta avevano prescritto di "evitare colpevolizzazioni" per tutelare l'autostima dell'alunno. 

In causa è stata chiamata anche la dirigenza della scuola perché l'omissione "di soluzioni alternative volte a ridurre il disagio del minore" renderebbe prospettabile "la discriminazione indiretta". Sono stati inoltre presi in considerazione i colloqui con il preside in cui l'alunno aveva raccontato del forte disagio provato "rispetto al nuovo docente".

Anche alla madre sono stati "rimproverati" dal giudice i diversi addebiti mossi "e la natura dei provvedimenti richiesti" perché potrebbero essere stati potenziali impedimenti nel trovare "una soluzione conciliativa prima del giudizio". La donna ha però raccontato come il figlio fosse finito a studiare nei corridoi o in caffetteria e fosse stato progressivamente "allontanato dai libri di testo della classe" per essere indirizzato "verso obiettivi minimi svilenti e non proporzionati alle sue reali capacità". 

La didattica sarebbe stata "improvvisata e gestita giorno per giorno". Non solo: "Il personale carente di abilitazioni e la scuola priva di ambienti dedicati e di materiali specifici". La vicenda, come dicevamo, è poi finita in Tribunale. Il preside e il docente hanno provato ad attivare in Questura una procedura di ammonimento, che è stata poi respinta. Sempre il preside avrebbe inviato segnalazioni, che non hanno avuto seguito.

La madre, dal canto suo, nonostante la decisione della prima sezione civile – che ha accolto il suo ricorso – di sostituire il docente, sembrerebbe voler andare avanti con denunce e richieste di risarcimento.

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