8 Ottobre 2021
10:40

Caso Loggia Ungheria, chiesta l’archiviazione per il procuratore Francesco Greco

La Procura di Brescia ha chiesto l’archiviazione per il procuratore di Milano Francesco Greco, indagato per omissione di atti d’ufficio per il caso dei verbali dell’avvocato Piero Amara su una presunta loggia Ungheria. Secondo le accuse mosse da Amara questa loggia era costituita da politici, magistrati, avvocati, imprenditori e anche da alcuni dei vertici della polizia.
A cura di Giorgia Venturini

Il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione per il procuratore di Milano Francesco Greco. Su di lui indagava la Procura di Brescia per il caso dei verbali segreti dell'avvocato Piero Amara sulla "Loggia Ungheria" e il mancato deposito di atti nel processo Eni-Nigeria: le indagini nei confronti del Procuratore si concentravano sul reato di omissione di atti d'ufficio. Secondo le accuse mosse da Amara, che ora parla come se fosse una sorta di pentito, questa loggia era costituita da politici, magistrati, avvocati, imprenditori e anche da alcuni dei vertici della polizia. Ad oggi però non ci sono riscontri né sulla eventuale lista di affiliati né sulla sede degli incontri che sarebbero avvenuti.

Le indagini riguardano il "Falso complotto Eni"

Si sono chiuse le indagini e ci sarà un processo invece per per l'ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura Pier Camillo Davigo e il pubblico ministero Paolo Storari. Nel dettaglio, dopo le prime dichiarazioni di Amara, il pubblico ministero Paolo Storari aveva chiesto a Greco e al procuratore aggiunto Laura Pedio di avviare subito un’indagine sulla Loggia Ungheria. L'inchiesta poi partì non prima di qualche settimana: Storari davanti alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della magistratura deve rispondere della l'informale e irrituale consegna nell'aprile 2020 all'allora consigliere del Csm Davigo di copie non firmate di verbali resi dall'avvocato siciliano. Per gli inquirenti i verbali con le controverse dichiarazioni di Amara rilasciate tra il dicembre 2019 e il gennaio 2020 nell'ambito dell'indagine sul cosiddetto "Falso complotto Eni" sono stati portati a mano nell'aprile 2020 a Milano a Davigo dallo stesso Storari. Per Storari e Davigo l'accusa è rivelazione di segreto. Altri due avvisi di garanzia sono stati consegnanti al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e al pm Sergio Spadaro: sono accusati del mancato deposito nel processo per corruzione internazionale Eni-Nigeria di importanti elementi emersi nell'indagine condotta da Paolo Storari.

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