Nuovo blitz della guardia di finanza di Milano che indaga sul caso camici, la vicenda giudiziaria che riguarda una fornitura di 75mila camici per oltre 500mila euro assegnata da Aria, la centrale acquisti regionale, all'azienda del cognato del governatore lombardo, Attilio Fontana. I finanzieri milanesi hanno effettuato acquisizioni di contenuti dai telefoni delle persone indagate nella vicenda, esplosa a maggio dopo un servizio di Report.

Il nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf ha acquisito, tra gli altri, il contenuto dei cellulari di Roberta Dini, moglie del governatore Attilio Fontana e degli assessori lombardi Davide Caparini, Raffaele Cattaneo, ma anche dal telefono di Giulia Martinelli, capo della segreteria del presidente della Lombardia ed ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. L'acquisizione è presso terzi: i quattro non sono indagati.

L'operazione di questa mattina non riguarda il telefono del presidente della Lombardia, i cui dati sono stati oggetto di copia forense nella serata di ieri, mercoledì 23 settembre, nell'ambito dell'inchiesta sul caso Diasorin. Le fiamme gialle sono entrate invece nella sede di Aria per acquisire i telefoni dell'ex dg, Filippo Bongiovanni e di una dirigente della centrale acquisti regionale – i cui nomi sono iscritti nel registro degli indagati – e di altri funzionari, anche non indagati, che hanno avuto a che fare con la vicenda. Il materiale contenuto nei telefoni verrà poi selezionato, viene spiegato, con le garanzie dovute.

Nei mesi scorsi gli investigatori, coordinati nell'inchiesta dall'aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas, avevano già sequestrato il telefono di Andrea Dini, patron della Dama e fratello della moglie di Fontana, Roberta Dini, che detiene il 10 per cento della società.

Al centro dell'inchiesta c'è l'affidamento senza gara, lo scorso 16 aprile, di una fornitura di 75 mila camici e altri dispositivi di protezione anti Covid per oltre mezzo milione di euro. Il contratto tra Aria e Dama era stato poi trasformato in donazione, ma intanto erano scoppiate le polemiche per il presunto conflitto di interessi tra gli affari delle società dei familiari del governatore e le necessità dell'amministrazione. Fontana ha affermato di avere saputo dell'accordo solo in seguito, il 12 maggio, e di aver chiesto al parente di non farsi pagare. Il governatore avrebbe anche cercato di risarcirlo della perdita con un bonifico da un conto personale in una banca Svizzera, su cui sono in corso accertamenti.