Caso camici in Regione Lombardia
27 Luglio 2021
16:00

Caso camici, chiusa l’inchiesta: l’ipotesi di reato per Fontana è frode in pubbliche forniture

I pm milanesi hanno chiuso l’inchiesta sull’affidamento della fornitura da oltre mezzo milione di euro di camici sanitari e altri dpi, avvenuta nell’aprile 2020, alla società Dama Spa, detenuta al 90 per cento dal cognato del presidente della Regione Lombardia, Andrea Dini. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stata notificata, tra gli altri, anche al governatore lombardo Attilio Fontana. L’ipotesi di reato per il presidente è “frode in pubbliche forniture”. L’avvocato di Fontana: “Contesto ricostruzione moralistica”.
A cura di Redazione Milano
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Caso camici in Regione Lombardia

La Procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sull'affidamento della fornitura da oltre mezzo milione di euro di camici sanitari e altri dpi (dispositivi di protezione individuale), avvenuta nell’aprile 2020, alla società Dama Spa, detenuta al 90 per cento dal cognato del presidente della Regione Lombardia, Andrea Dini. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, probabilmente in vista della richiesta di rinvio a giudizio, è stata notificata al governatore lombardo, Attilio Fontana, al cognato Dini, all’ex direttore generale della centrale acquisti regionale Aria Spa, Filippo Bongiovanni, e all'ex direttrice degli acquisti di Aria spa, Carmen Schweigl. L'ipotesi di reato è “frode in pubbliche forniture”. I legali di Attilio Fontana sottolineano come i fatti descritti "non corrispondono al vissuto del Presidente". La presunta frode, che consiste nella mancata fornitura di camici e dpi da parte di Dama spa, sarebbe stata realizzata "allo scopo di tutelare l'immagine politica del presidente della Regione una volta che era emerso il conflitto d'interessi derivante dai rapporti di parentela" con il fornitore,  scrivono i pubblici ministeri di Milano nell'atto di conclusione dell'inchiesta.

L’avvocato di Fontana: "Io contesto molto la ricostruzione moralistica"

L’avvocato di Attilio Fontana, Jacopo Pensa, raggiunto da Fanpage.it, in merito alla ricostruzione dei fatti della Procura ha dichiarato: "Quello che mi dispiace è il taglio moralistico che veramente è totalmente fuori misura perché non è vero quello che dicono, che sia tutto preordinato, che sia stato tutto studiato". Il legale ha aggiunto che il governatore lombardo “mi ha mandato adesso un messaggio dove mi ha detto ‘non è possibile dire queste cose’" ha raccontato Pensa. La presunta frode, che consiste nella mancata fornitura di camici e dpi da parte di Dama spa, che sarebbe stata realizzata "allo scopo di tutelare l'immagine politica del presidente della Regione una volta che era emerso il conflitto d'interessi", per l’avvocato Pensa "è un errore di ricostruzione dei fatti. Non so da dove lo prendano, lo vedremo quando avremo gli atti. Ci rivedremo a settembre”. In merito quindi all’inadempimento della fornitura il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana “non ha messo becco, non c’entra niente, l’ha saputo dopo” ha concluso il suo legale.

Proteste del M5s sotto Palazzo Pirelli. Il Pd: "Fontana ha perso ogni credibilità"

La protesta dei consiglieri regionali del M5s sotto Palazzo Pirelli (Fonte: M5s Lombardia)
La protesta dei consiglieri regionali del M5s sotto Palazzo Pirelli (Fonte: M5s Lombardia)

Non si sono fatte attendere le reazioni politiche delle opposizioni a Palazzo Pirelli. "Oggi sappiamo che per i pubblici ministeri esistono gli elementi per chiudere le indagini e probabilmente mandare a processo il presidente Fontana. Lasciamo, come sempre, l’amministrazione della giustizia ai tribunali, ma torniamo a ribadire il nostro giudizio politico: il presidente Fontana, che ha mentito ai lombardi, ha perso ogni credibilità e non ha l'autorevolezza necessaria a governare la Lombardia. È passato poco meno di un anno dalla presentazione della mozione di sfiducia, che fu respinta in aula dalla sua maggioranza a prescindere da ogni valutazione oggettiva", dichiarano in una nota il segretario regionale del Pd Vinicio Peluffo e il capogruppo in Consiglio regionale Fabio Pizzul. Il Movimento Cinque Stelle in consiglio regionale ha organizzato un breve momento di contestazione del centrodestra, indossando camici fuori da Palazzo Pirelli. Massimo De Rosa, capogruppo a Palazzo Pirelli, dichiara: "Il giudizio della magistratura su Fontana arriverà nei prossimi mesi, certo l’accusa per un amministratore pubblico è davvero molto grave. Il giudizio politico è però netto: il Presidente in carica non si è mostrato in grado di fare gli interessi dei lombardi e con questa inchiesta ha trascinato la Lombardia, come i suoi predecessori, Maroni e Formigoni, nelle aule dei tribunali".

La replica del Presidente della Regione: Nessuna procedura preordinata da parte mia

"Sono molto amareggiato per le questioni di carattere morale e politico che emergono da questa vicenda e che rappresentano esattamente il contrario della verità". Questo l'incipit di una nota in cui il governatore lombardo, Attilio Fontana, commenta la chiusura dell'inchiesta: "La verità è un'altra – aggiunge Fontana – Ho agito in modo tale che la Regione non subisse danni e per questo ho voluto ripristinare la prassi della donazione. Ho sempre detto perché mi sono mosso in quel modo: non volevo che la Regione avesse un esborso per dispositivi che ho sempre pensato fossero oggetto di donazione. È vero che ho favorito la donazione, ma in modo virtuoso, non perché fosse preordinato". "Non c’è stata nessuna procedura preordinata da parte mia – ha concluso Fontana – Non sono mai entrato su questioni aziendali dell'azienda di mio cognato. Il mio successivo interessamento aveva l’unico obiettivo di evitare che la Regione dovesse affrontare un esborso verso un mio familiare. Dimostrerò che quella teoria è completamente errata e che rappresenta il contrario della verità dei fatti".

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