Carabiniere uccide un collega ad Asso, accusati di omicidio colposo i medici che lo hanno fatto tornare in servizio

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Doriano Furceri
Il brigadiere Antonio Milia il 27 ottobre 2022 ha sparato e ucciso il suo superiore Doriano Furceri nella caserma di Asso (Como). Assolto perché incapace di intendere e di volere, ora la Procura contesta l’omicidio colposo ai medici della Commissione e alla psichiatra che lo fecero tornare in servizio dopo una lunga sospensione per problemi psichiatrici.

Il 27 ottobre 2022 il brigadiere Antonio Milia sparò tre colpi di pistola all'interno della caserma dei carabinieri di Asso (in provincia di Como) uccidendo il suo superiore, il luogotenente Doriano Furceri. Il processo per omicidio a carico del militare si è concluso in via definitiva lo scorso dicembre, quando la Corte d’Appello Militare di Roma ha confermato che al momento dei fatti era totalmente incapace di intendere e volere. Ora, però, la Procura di Como ha chiuso le indagini per omicidio colposo a carico dei militari che nove giorni prima la morte di Furceri avevano riammesso il brigadiere Milia in servizio dopo una lunga sospensione per problemi psichiatrici. Il reato ipotizzato per i quattro indagati è di omicidio colposo.

Stando a quanto ricostruito dalle indagini, Milia soffriva di delirio persecutorio. Il 26 gennaio 2022, il brigadiere esplose un colpo di pistola all'interno del suo alloggio nella caserma di Asso. Venne ricoverato nel reparto di Psichiatria all'ospedale Sant'Anna e a ottobre la psichiatra militare gli aveva diagnosticato un “pregresso episodio psicotico breve in remissione”. Il 18 ottobre successivo, la Commissione militare medica di Milano, dove non siede nessun psichiatra, aveva giudicato Milia idoneo a rientrare in servizio e a tornare in possesso della sua pistola d'ordinanza, con la quale nove giorni più tardi ucciderà il suo comandante.

Il Tribunale militare ha ritenuto Milia incapace di intendere e di volere al momento del delitto. Inoltre, ha inviato gli atti in Procura per valutare l'operato della Commissione che lo aveva fatto tornare in servizio. Secondo l'accusa, ci sarebbe stato infatti un "erroneo e illegittimo giudizio di idoneità incondizionata al servizio" da parte dei medici della Commissione, mentre la psichiatra avrebbe omesso di approfondire l’effettiva natura della malattia psichiatrica di Milia e di segnalare alla Commissione medica le possibili conseguenze in caso di rientro sul posto di lavoro e della restituzione dell’arma di ordinanza.

La Procura ha, quindi, chiuso le indagini per omicidio colposo a carico di quattro indagati: la psichiatra del Centro Ospedaliero Militare di Milano, il maggiore Silvia Spitoni, il tenente colonnello Francesco Varcaro e ai capitani Maria Carolina Romanelli e Marco Bosco.

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