Avrebbe somministrato dei farmaci anestetici a due pazienti affetti da Covid causandone la morte: a finire nell'occhio del ciclone è Carlo Mosca, primario del pronto soccorso dell'ospedale di Montichiari (Brescia), accusato di omicidio volontario pluriaggravato e di falso in atto pubblico. Le indagini, iniziate ad aprile scorso quando è stato presentato un esposto ai Carabinieri, inizialmente si sarebbero concentrate su quattro casi. In un caso però non è stato possibile eseguire l'autopsia considerato che il corpo è stato cremato. In un altro invece i risultati degli esami e gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti.

La richiesta di esser lasciato solo con il paziente

Per altre due vittime invece il medico avrebbe utilizzato lo stesso metodo: avrebbe somministrato la Succinilcolina e il Proponol – le cui tracce sono state trovate nei tessuti e negli organi di uno dei due pazienti – e non avrebbe riportato il loro uso nelle cartelle cliniche. I due medicinali, utilizzati in caso di intubazione dei pazienti, avrebbero provocato un'insufficienza respiratoria fino a un arresto cardiaco con conseguente morte. A rafforzare quanto sostenuto dagli inquirenti, ci sarebbero le testimonianze e le conversazioni tra i medici e gli infermieri dell'ospedale. A destare più stupore è stata la morte del paziente Natale Bassi. L'uomo sarebbe arrivato a marzo scorso – nel pieno della pandemia – in condizioni gravi. Gli sarebbe stata messa la maschera d'ossigeno, che però lo avrebbe infastidito tanto da provare più volte a toglierla. Vista l'imponenza fisica del paziente, all'ennesimo tentativo, sarebbero intervenuti diversi infermieri, Oss e lo stesso Mosca. Il primario avrebbe chiesto prima di sedarlo e poi di somministrare la Succinilcolina. Dopo aver chiesto il farmaco, avrebbe invitato i presenti ad abbandonare la stanza. Una richiesta che sarebbe stata ritenuta insolita. Il medico poi avrebbe lasciato il paziente morente in stanza. Nonostante le condizioni, la sua morte improvvisa avrebbe destato particolare stupore: a Bassi sarebbe stato negato per ben due volte l'intubazione, ma grazie alla maschera d'ossigeno, le sue condizioni stavano migliorando. Per gli inquirenti non era quindi da considerarsi un paziente terminale.

La modifica delle cartelle cliniche

Alla vittima Angelo Paletti, affetto oltre che da Covid anche da diabete, sarebbe stato somministrato il Proponol. Mosca lo avrebbe chiesto a un infermiere, che insospettito, avrebbe scritto su whatsapp a un altro collega: "Ha ma chiesto di fare Succinilcolina e Proponol ai pazienti che stanno morendo in pronto soccorso?". Dagli accertamenti è poi emerso che le condizioni cliniche del paziente sarebbero state descritte in maniera più grave di quelle che realmente erano. I verbali del 118 sostenevano che l'uomo versasse in condizioni gravi, ma che fosse cosciente e in grado di parlare. Una condizione che non avrebbe dovuto portare a una morte repentina. Sulla base di quanto raccolto, il giudice per le indagini preliminari ha sostenuto che Mosca avrebbe agito nella "piena consapevolezza e "volontà di uccidere". A rafforzare le accuse, ci sarebbero anche le parole di colleghi e infermieri i quali avrebbero sostenuto che il primario, una volta saputo delle indagini, avrebbe chiesto di fornire una motivazione a lui "accomodante".