“Borse realizzate da operai cinesi sfruttati”: il Tribunale di Milano commissaria la Manufactures Dior srl

I Carabinieri hanno eseguito un decreto di “amministrazione giudiziaria” a carico di una azienda che opera nel settore dell’alta moda: si tratterebbe della Manufactures Dior srl.
A cura di Ilaria Quattrone
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I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano hanno eseguito un decreto di "amministrazione giudiziaria", emesso dal Tribunale di Milano su richiesta della Procura, a carico di una azienda che opera nel settore dell'alta moda: si tratterebbe della Manufactures Dior srl.

Per gli inquirenti non sarebbe stata capace di "prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo non avendo messo in atto misure idonee alla verifica delle reali condizioni lavorative", si legge in una nota stampa. Avrebbe quindi agevolato (colposamente) soggetti sui quali sarebbero responsabili del delitto di caporalato.

Le indagini, partite a marzo 2024, hanno permesso di scoprire che la casa di moda, mediante un contratto di fornitura, avrebbe affidato – attraverso una società in house creata ad hoc per la creazione, produzione e vendita delle collezioni di moda e accessori – l'intera "produzione di parte della collezione di borse e accessori 2024 a società terze, con completa esternalizzazione dei processi produttivi".

L'azienda fornitrice disporrebbe solo nominalmente di un'adeguata capacità produttiva. Per poter competere sul mercato, avrebbe esternalizzato a sua volta le commesse a opifici cinesi, che si troverebbero soprattutto nella provincia di Milano e di Monza e Brianza. Questi laboratori riuscirebbero ad abbattere i costi perché ricorrerebbero a "manodopera irregolare e clandestina in condizioni di sfruttamento".

In questo modo sarebbe possibile realizzare una massimizzazione dei profitti "inducendo l'opificio cinese che produce effettivamente i manufatti ad abbattere i costi da lavoro (contributivi, assicurativi e imposte dirette) facendo ricorso a manovalanza "in nero" e clandestina, non osservando le norme relative alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nonché non rispettando i Contratti Collettivi Nazionali Lavoro di settore riguardo retribuzioni della manodopera, orari di lavoro, pause e ferie".

I Carabinieri, durante gli accertamenti sulle modalità di produzione, confezionamento e commercializzazione dei capi di alta moda hanno individuato una società "cartiera", che sarebbe stata regolarmente autorizzata dal brand alla sub-fornitura. Questa però non avrebbe realizzato concretamente gli oggetti richiesti, ma avrebbe avuto il ruolo di "serbatoio di lavoratori". Gli operai infatti, una volta assunti, sarebbero stati impiegati "direttamente presso la società appaltatrice lasciando di fatto gli oneri fiscali, contributivi e retributivi a carico della distaccante, così abbattendo i costi da lavoro".

Gli inquirenti quindi avrebbero individuato anche alcune fatturazioni di operazioni inesistenti a carico della ditta sub-appaltatrice. I controlli dei militari hanno permesso di trovare quattro laboratori irregolari dove sono stati identificati 32 lavoratori, di cui 7 in nero e due clandestini sul territorio nazionale. Tutti sarebbero stati pagati sotto la soglia, l'orario di lavoro non sarebbe stato conforme e gli ambienti di lavoro sarebbero stati insalubri.

Gli operai sarebbero stati ospitati in dormitori realizzati in maniera abusiva e in condizioni igienico sanitarie non conformi. Sono stati quindi denunciati cinque titolari di aziende di diritto o di origine cinese nonché due persone perché irregolari sul territorio. Inoltre sono state fatte multe per 138mila euro e sanzioni amministrative per 68.500 euro. Per quattro aziende, infine, è stata disposta la sospensione delle attività perché accusate di aver violato le norme di sicurezza e aver usato lavoro nero.

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