Blocco della Milano-Meda, espulso il rapper Bratan. L’avvocato: “Vicenda ingigantita, mai vista questa rapidità”

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Nicolae Novacenko, in arte Bratan (foto da Instagram)
Nicolae Novacenko sarà espulso dall’Italia nelle prossime ore e tornerà in Moldavia, perché il giudice di pace ha riconosciuto la pericolosità sociale. Il 32enne, rapper conosciuto come Bratan, era stato arrestato dopo il blocco della Milano-Meda del 18 settembre. Il suo avvocato Matteo Politano ha commentato a Fanpage.it: “Hanno colpito l’unico che potevano colpire”.

Il giudice di pace del Tribunale di Milano ha convalidato il decreto di espulsione nei confronti di Nicolae Novacenko, il rapper conosciuto come Bratan. La decisione è arrivata durante l'udienza che si è tenuta ieri, sabato 26 settembre, e nelle prossime ore il 32enne sarà imbarcato su un volo diretto in Moldavia. "Non si è mai visto un provvedimento d'espulsione così rapido per nessuno, nemmeno per i casi più mediatici", ha commentato a Fanpage.it l'avvocato Matteo Politano che difende il cantante, "è chiaro che ci sia un interesse politico dietro a tutto questo. Non potendo avere una risposta immediata con un giudizio penale per il blocco del traffico, è stato disposto un provvedimento immediatamente esecutivo che è stato convalidato. Faremo ricorso al Tar, ma per un'udienza ci potrebbero volere anche due mesi".

Il blocco della Milano-Meda e l'arresto

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Il traffico bloccato sulla Milano–Meda per il videoclip di Bratan

Novacenko è al centro della cronaca da quando lo scorso 18 settembre, insieme al collega Omar Ramo e una decina di amici, ha bloccato il traffico lungo la Milano-Meda per girare il videoclip di una nuova canzone. Pochi giorni dopo, quando le immagini delle lunghe code sono state pubblicate, si è scatenata la polemica sui social. "Per ingigantire la questione hanno parlato di un blocco di un'ora e mezza, quando in realtà è durato solo una manciata di minuti", ha spiegato l'avvocato Politano, "hanno detto che erano stati marocchini e maranza, quando solo uno ha origini marocchine. Hanno fatto di tutto affinché questa notizia prendesse la pancia di alcuni elettori".

L'arresto è scattato la sera del 24 settembre. Mentre era a cena con la moglie, Novacenko è stato fermato e condotto in Questura. C'è stata anche una perquisizione della sua abitazione alla ricerca di armi, che non sono state trovate. Ieri, appena due giorni dopo l'arresto, si è tenuta l'udienza davanti al giudice di pace per valutare la pericolosità sociale.

"Hanno colpito l'unico che potevano colpire"

Il giudice ha riconosciuto la pericolosità sociale di Novacenko sul presupposto dei due precedenti che ha alle spalle, poiché il blocco del traffico è ad oggi solo notizia di reato e le indagini sono ancora in corso. Il rapper ha un precedente che risale al 2016, quindi ormai dieci anni fa, per porto d'armi abusivo per un manganello telescopico e uno successivo di lieve entità per possesso di droga. "Per l'ultimo reato che gli era stato contestato aveva iniziato la messa alla prova che, una volta conclusa, avrebbe estinto il reato", ha dichiarato Politano. Con l'espulsione ora viene compromesso anche questo percorso di giustizia riparativa". Infine, sono state valutate anche le foto pubblicate dal 32enne su Instagram, anche se l'avvocato ha spiegato come quelle armi mostrate siano solo strumenti di scena fornendo anche le fatture per il loro noleggio.

L'avvocato Politano ha anticipato che presenterà ricorso al Tar contro la decisione del giudice di pace. Secondo il legale, non ci sarebbe stata la valutazione degli interessi di Novacenko e della sua famiglia contro l'espulsione. "La legge prevede un bilanciamento degli interessi", ha affermato il legale, "ha una moglie, un figlio piccolo, un mutuo, una casa, un lavoro oltre a quello di rapper che ora perderà. Nonostante tutto questo, sono stati fatti gli interessi solo dello Stato riconoscendo una pericolosità sociale che è stata solo ipotizzata, ma mai acclarata".

Novacenko è nato in Moldavia, ma non parla il moldavo perché tutta la sua famiglia è arrivata in Italia quando lui era piccolissimo. "Hanno colpito l'unico che potevano colpire", ha concluso Politano, "è chiaro che è una decisione calata dall'alto e ora lo manderanno in un Paese per lui straniero dove non ha nessun tipo di contatto. Anche se d'urgenza, per un ricorso ci vorrà qualche mese".

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