Insegnanti misurano la febbre in entrata ai bambini (foto Fanpage.it)
in foto: Insegnanti misurano la febbre in entrata ai bambini (foto Fanpage.it)

Asili, nidi e scuole materne hanno riaperto da poco meno di una settimana e sono già diverse le domande che balenano tra genitori e insegnanti in merito alla sicurezza dei più piccoli e del personale scolastico alle prese con le norme anti Covid volute dal ministero dell'Istruzione. L'obiettivo è comune: riprendere le attività scolastiche e la vita di tutti i giorni, ma soprattutto farlo mettendo in atto le regole che dovrebbero garantire la non diffusione del virus tra i banchi di scuola. Ma sono già diversi i casi di positività o sospette tali tra gli studenti, in particolare tra i più piccoli, che hanno provocato stop più o meno lunghi alle attività scolastiche, come raccontato da Valentina, una mamma di Cremona che attraverso un lungo post condiviso sulla propria pagina Facebook ha reso nota l'esperienza dell'asilo frequentato dalla figlia.

"L'asilo è iniziato il primo settembre con tutte le precauzioni possibili, le maestra hanno fatto un lavoro pazzesco e già a giugno sapevamo come sarebbe stata l’organizzazione di tutto. Domenica, 5 gg dopo, al mattino, mia figlia non è stata bene, ma già dall’ora di pranzo stava benissimo, mangiato, dormito, saltato tutto il giorno come un grillo. Seguendo il regolamento però, ho avvisato la scuola e il lunedì l’ho tenuta a casa, per precauzione. La scuola però, mi chiede il certificato per il rientro, come da regolamento.Così chiamo la pediatra che però mi dice, cito testualmente: ‘non faccio un certificato senza avere fatto un tampone e non faccio fare il tampone ad una bambina di 3 anni che non ha assolutamente nulla, la Scuola si adegui'. Quindi impasse, la scuola non accetta la bambina e la pediatra non fa il certificato. Maestre comprensive, ma anche loro non sanno cosa fare. Mentre siamo ancora a casa altro bambino con raffreddore nella stessa classe viene sottoposto a tampone per raffreddore. Finita. Tutta la classe in quarantena. QUARANTENA. Senza attendere esito del tampone. E per un attimo si è ventilata l’ipotesi, fortunatamente rientrata, che ci dovessero stare anche le famiglie e i fratelli. Ripeto non stiamo parlando di un caso accertato, ma di un bambino sottoposto a tampone al solo scopo di consentire il rientro a scuola",

Un racconto rimbalzato sulle bacheche Facebook di diverse mamme che ne hanno condiviso i dubbi considerati da molti legittimi a partire dalla scelta di sottoporre un bambino a un tampone per un raffreddore a quella di tutelare i più piccoli con una quarantena anche per i sospetti casi Covid. Il pericolo, come già annunciato dall'associazione pediatri regionale, è che nel pieno della stagione influenzale possa crearsi un vero e proprio blocco dell'attività scolastica: bambini costretti a casa in attesa di tampone così come i compagni di classe. Intanto a chi saranno affidati? Ai nonni che sono da sempre considerati la categoria a rischio? O ai genitori che saranno costretti ad assentarsi a questo punto sempre più spesso dal lavoro che per tutti è sempre più precario? Il pericolo, paventato dalla mamma cremonese e timore di tutti, è che i genitori decidano definitivamente di non mandare i figli a scuola trovando soluzioni alternative e sottraendoli a un passaggio fondamentale nella crescita, ovvero quello dell'asilo. La tutela della salute non può prescindere dall'aspetto psicologico e formativo dei più piccoli.