"Questa chiusura è una ferita alla nostra dignità, alla nostra funzione e alla nostra missione. Il teatro è stato tolto al pubblico, ancor prima che agli artisti". Andrée Ruth Shammah, direttrice artistica e "anima" del teatro Franco Parenti, è un'istituzione della cultura e del teatro di milanese. Intervistata da Fanpage.it, spiega che la lotta del mondo della cultura non è "una battaglia in difesa di una categoria", ma una lotta per affermare un principio: "La gente ha bisogno di cultura".

"Ho 73 anni, sono malata ai polmoni, eppure oggi l'unico posto in cui mi sento sicura è il teatro. Non solo il mio, ma qualsiasi teatro", ha detto commossa dal palco ieri sera, in occasione dell'ultima replica dello spettacolo Promenade de Sante, con Filippo Timi e Lucia Mascino, prima dello stop imposto dal Dpcm del governo entrato in vigore a mezzanotte. Insieme ad altri operatori, Ruth Shammah ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, che in poche ore ha raccolto migliaia di firme.

Come state vivendo questo nuovo provvedimento che ferma la vita dei teatri?

Io non mi lamento perché perdo dei soldi, ma perché la scelta di chiudere i teatri è una ferita alla città, a Milano, al nostro pubblico che ha continuato a venire in sala perché sente la necessità di vivere le emozioni, i momenti magici che la nostra arte può regalare. Anche questo è salute.

Cosa fa più rabbia agli operatori del mondo della cultura, il danno economico o il mancato riconoscimento del vostro ruolo sociale?

Per i teatri quella odierna è una situazione drammatica, anche dal punto di vista delle spese affrontate. Ma la nostra non è una rivendicazione dal punto di vista economico. È un bene che sia passato finalmente il concetto che lo spettacolo è un settore che dà lavoro a migliaia di persone. Siamo contenti che se ne parli, ma quello che chiediamo è in primo luogo il riconoscimento della nostra funzione.

Le rassicurazioni sugli aiuti economici non bastano a tranquillizzarvi?

Quando sento il governo dire “vi chiudiamo, ma vi diamo dei soldi”, io mi sento offesa. Sappiamo tutti che chiudere i teatri non servirà ad abbassare la curva dei nuovi casi. Così come sappiamo che tra le 300mila persone che hanno frequentato le sale dalla riapertura non ci sono stati contagi.

Cosa significa un nuovo stop per il Parenti e per gli altri teatri milanesi?

Aprire dopo il lockdown ha rappresentato un costo per il Parenti. In estate dal punto di vista del bilancio sarebbe stato più conveniente tenere chiuso, visto che continuavano a erogare fondi a sostegno. Noi abbiamo speso per aprire, per sanificare, per mettere a norma. Lo abbiamo fatto per il nostro pubblico, per dovere verso la città. Questa ferita non si risolverà con i soldi.