Alberto da Giussano diventa simbolo del Legnano Pride, gli organizzatori: “Rappresenta la città, non solo la Lega”

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Il logo del Legnano Pride 2026
Gli organizzatori del Legnano Pride 2026, in programma per il 13 settembre, hanno scelto Alberto da Giussano come simbolo della manifestazione. Dal centrodestra sono arrivate critiche, dovute soprattutto per il fatto che per oltre 40 anni il condottiero è stato usato in politica dalla Lega.

Oltre quarant'anni fa, nel 1984, Umberto Bossi lo scelse come simbolo di quello che sarebbe passato alla storia come il "celodurismo leghista": un guerriero armato di spada e scudo pronto, almeno secondo la leggenda, a guidare i popoli del Nord contro Federico Barbarossa nella battaglia di Legnano del 1176. "Il nuovo Alberto da Giussano sono io", diceva il Senatùr, descrivendo lo stato italiano "centralista" come il nuovo "Barbarossa". Oggi, gli organizzatori del Pride proprio di Legnano, nel Milanese, hanno deciso di piazzare lo stesso condottiero accanto alla bandiera Lgbtq+.

La scelta è stata criticata da diversi esponenti del centrodestra cittadino. A sollevare il caso è stato Mario Almici, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale, che ha parlato di "una scelta quantomeno discutibile" che sarebbe stata presa solo "per dare visibilità al Pride", ma c'è chi parla in modo diretto di "uno sfregio alla Lega". Intervistati da Fanpage.it, due degli organizzatori della manifestazione, Matteo e Francesco, hanno spiegato i motivi dietro la loro scelta.

Perché scegliere Alberto da Giussano come simbolo del Legnano Pride 2026?

La scelta è stata abbastanza semplice, guidata dal fatto che siamo persone di Legnano. Siamo queer, ma pur sempre legnanesi. Associazioni, attività, eventi che riguardano Legnano molto spesso usano l'immagine di Alberto da Giussano, perché di fatto è simbolo della nostra città, prima ancora di essere un simbolo politico. Legnano ha una sua statua nel centro della città, quindi ci è sembrato corretto usarlo dal momento che il nostro movimento parte da forti istanze identitarie. È semplicemente il simbolo più riconoscibile di Legnano.

Immagino che foste consapevoli del fatto che avreste potuto scatenare qualche polemica, soprattutto da parte della politica di destra considerando l'uso che è stato fatto di Alberto da Giussano dagli anni '80 ad oggi.

La cosa divertente, e allo stesso tempo strana, è che questa polemica è stata innescata oggi, quando il logo del Legnano Pride è pubblico da più di sei mesi. Il consigliere Almici (FdI), che ha scatenato tutto, era perfettamente a conoscenza del logo già da tempo e anche alla stampa aveva dichiarato di essere disponibile a un confronto. Ma mai aveva fatto riferimento a un presunto uso improprio del simbolo della città. Oltretutto, mi dovrebbero spiegare perché sarebbe improprio, dal momento che siamo anche noi di Legnano.

Il comitato costituente di Futuro Nazionale Legnano, partito di cui è presidente Roberto Vannacci, ha contestato "la scelta di trasformare alcuni simboli identitari di Legnano in un palcoscenico politico e ideologico", parlando di un "pretesto per appropriarsi simbolicamente della storia cittadina".

Devo dire che è un punto di vista molto simpatico, visto che Alberto da Giussano è diventato molto famoso perché utilizzato da un movimento politico di cui proprio il segretario di Futuro Nazionale faceva parte.

Secondo voi è stato improprio l'uso che ne è stato fatto fino ad oggi da parte della Lega?

Non c'è nulla di improprio nell'utilizzo dell'immagine del guerriero di Legnano. Le motivazioni che hanno portato la Lega a usarlo erano chiaramente legate a una narrazione storica di un certo tipo, di un Alberto da Giussano come condottiero della Compagnia della Morte e della battaglia del 1176 contro il Barbarossa. Ma questo non delegittima noi a usarlo come simbolo in quanto legnanesi. Ognuno ne fa l'utilizzo che ritiene più opportuno.

Bisogna però considerare che, almeno fino a pochi anni fa, la politica della Lega non è stata particolarmente vicina alle lotte per i diritti civili per le persone queer e del mondo Lgbtq+ in generale. Non stride l'utilizzo dello stesso simbolo per due realtà che per molto tempo sono state in aperto contrasto tra loro?

Essendo una persona non schierata politicamente dalla parte della Lega, non ho mai provato particolare piacere nel fatto che il simbolo della mia città fosse associato a un partito che non mi rappresenta. Questo, però, non vieta alle persone che fanno parte di quel movimento di poterlo utilizzare. Da legnanese, ho sempre visto Alberto da Giussano non come un simbolo politico, ma della mia città. Storicamente, poi, sono molti i simboli che sono stati reinterpretati e trasformati a seconda del contesto.

Mi pare di capire quindi che il simbolo del Pride del 13 settembre resterà questo.

Certo, anche perché ormai mancano poco più di due settimane al Pride. Il primo post è stato pubblicato il 19 febbraio 2026, diciamo che c'è stato tempo a sufficienza per prendere coscienza della cosa. Sono passati ormai sei mesi e prima di oggi non c'è stata alcuna critica. Dopodiché, trovo abbastanza triste che l'unica discussione nata intorno a questa manifestazione sia stata per il logo e non per un manifesto politico scritto a più mani, che conta numerosi punti, che tratta temi come il transfemminismo, l'antiabilismo, la decolonizzazione e l'antirazzismo e di cui non si trova traccia nel dibattito pubblico. Del resto è più facile guardare il dito, o in questo caso la spada, piuttosto che la luna.

E cosa indica la spada del condottiero di Legnano?

Che c'è ancora molto squilibrio nella nostra società, dove il privilegio di essere uomini, bianchi, cis ed economicamente benestanti ci rende ciechi davanti alle necessità delle comunità marginalizzate. Sarebbe bello far capire alle persone che i diritti non sono solo di chi detiene il privilegio, ma che dovrebbero essere di tutti. Che le lotte della comunità queer non depotenziano quelle femministe o delle persone razzializzate. Sarebbe bello che le critiche al Pride arrivassero a manifestazione conclusa, quando ci sarà una base su cui discutere per poter migliorare, e non su aspetti secondari che distolgono l'attenzione dal tema centrale del Pride, ovvero i diritti civili.

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