In Lombardia, più che altrove, ci porteremo dietro a lungo le macerie del Coronavirus. Non solo perché, nonostante il 2020 si sia concluso nel segno della speranza con il V-Day, la pandemia è lungi dall'essere sconfitta. Ma anche perché le conseguenze del Covid-19, oltre a quelle purtroppo evidenti e tragiche per le oltre 25mila vittime (ufficiali) e i loro famigliari, impatteranno probabilmente a lungo a livello psicologico, economico e sociale su tutti i cittadini.

Se il 2020 è stato l'anno peggiore di sempre per il Time a causa del Covid-19, per la Lombardia, la regione italiana più colpita dal virus, non può che essere stato altrettanto. È stato un anno unico (e si spera vivamente lo resti), fatto di innumerevoli "prime volte", di record purtroppo quasi tutti negativi, di perdite a livello umano paragonabili solo al periodo bellico, di privazioni mai provate prima per milioni di persone (a livello di libertà personali). E anche, ma certo è un aspetto minimo di fronte alle migliaia di morti, di eventi e tradizioni storiche che sono state cancellate, e hanno in qualche modo sottolineato l'eccezionalità del dramma che ci siamo trovati ad affrontare e stiamo ancora affrontando.

È stato un anno unico anche negli errori che sono stati commessi: lo ha finalmente ammesso anche il presidente Fontana, che a lungo si era trincerato dietro ben altre posizioni. Gli errori non sono necessariamente colpe – quelle saranno eventualmente accertate dalla magistratura – e non sono limitati a chi governava la regione (ricordiamo solo la campagna "Milano non si ferma"). La giustificazione di essere stati colpiti per primi dallo "tzunami" è più che valida. L'importante, in vista del 2021, è riconoscere gli errori e fare in modo di rimediarvi, partendo in primo luogo dal sistema sanitario regionale che ha mostrato molte falle, e proprio quest'anno sarà riformato.

Abbiamo tirato in ballo il periodo bellico, e abbiamo parlato di macerie. Altre metafore guerresche sono state utilizzate per raccontare questi mesi, dai medici in trincea o in prima linea contro il virus, alle armi per sconfiggerlo, che stanno finalmente arrivando sotto forma di vaccini. C'è chi ha storto il naso di fronte all'utilizzo di queste metafore, ma il Coronavirus è stata ed è una guerra. È la guerra per tante generazioni che non ne hanno vissuta alcuna, e che le hanno studiate soltanto sui libri di storia.

Da quegli stessi libri avranno imparato che, dopo la Seconda guerra mondiale, nella Milano distrutta dai bombardamenti si ammassarono le macerie dei palazzi in zona San Siro. Da quelle macerie, ricoperte, nacque un parco denominato Monte Stella, la "montagnetta di San Siro", che da alcuni anni ospita il Giardino dei giusti tra le nazioni. È il simbolo di come dalle macerie si possa costruire qualcosa di bello: ed è anche il simbolo di come le macerie possano rimanere come monito, per onorare la memoria di chi non c'è più e per evitare che i disastri si ripetano. Anche la Lombardia, per il 2021, avrà bisogno di un suo simbolico Monte Stella: ha l'urgente bisogno di ripartire dalle macerie del Coronavirus, senza mai dimenticare chi da quelle macerie è stato travolto.